Andrea Minutolo, Legambiente. Meno smog in città solo riducendo le auto

Intervista ad Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente: con il più alto tasso di motorizzazione in Europa non bastano più solo le euro 6.

Ridurre il numero di auto circolanti per contrastare lo smog nelle città. E’ questa la strada obbligata per Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, l’associazione ambientalista che recentemente ha presentato un’edizione speciale del report Mal’aria. L’inquinamento, ci spiega, è “un fenomeno complesso” e per ridurlo vanno messe in campo “molteplici soluzioni”. Ma in città “il nemico numero uno è il traffico e l’uso eccessivo delle auto che ne è diretta causa”.

Alla vigilia dell’entrata in vigore delle misure antismog, Legambiente ha presentato un’edizione speciale del rapporto “Mal’aria”. Quali sono gli elementi principali che emergono?
Mai come quest’anno il tema della salute è diventato così centrale nell’opinione pubblica. Lo scorso inverno si è parlato della correlazione tra la pandemia e l’inquinamento atmosferico. Con l’edizione speciale di Mal’aria abbiamo voluto mettere sotto la lente d’ingrandimento la qualità dell’aria nelle città italiane, analizzando le medie annuali su cinque anni dei tre parametri tipici dell’inquinamento atmosferico – ovvero le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e gli ossidi di azoto (in particolare gli NO2) – confrontandole con i valori limite suggeriti dall’Organizzazione mondiale della sanità che, lo ricordiamo, sono indicatori a tutela della salute delle persone.

Andrea Minutolo è il responsabile scientifico dell’associazione ambientalista © Legambiente

Dal confronto con questi valori è emerso che sulle 98 città di cui si avevano dati a sufficienza, nell’85 per cento dei casi i tre parametri analizzati non sono stati mai, o quasi mai, rispettati. Il che si traduce nell’evidenza che i cittadini per molti anni hanno respirato aria con una concentrazione di inquinanti ben superiore a quanto suggerito dall’Oms. Non a caso, purtroppo, l’Italia è uno dei Paesi dell’Unione europea con il più alto numero di morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, 60.000 circa ogni anno.

Il riscaldamento domestico impatta in misura decisamente maggiore del traffico sulla qualità dell’aria che respiriamo. Non sarebbe più giusto partire da lì, piuttosto che dalle automobili?
Non è proprio così. Il riscaldamento incide molto, circa il 50 per cento, nella formazione di polveri sottili di origine primaria: ovvero quelle emesse direttamente da una sorgente, come il caminetto o il tubo di scappamento. Solo che queste polveri primarie rappresentano  circa il 30 per cento delle polveri totali, perché la stragrande maggioranza di queste è di natura secondaria; ovvero si formano secondariamente a seguito di un processo, come il sollevamento di polveri già depositate dovuto al transito di autovetture lungo una strada, o di una reazione chimica a partire da un componente principale, come nel caso dell’ammoniaca emessa in gran parte dai processi zootecnici e agricoli che è un precursore della formazione del PM2.5.

proposte antismog legambiente
L’inquinamento non è prodotto solo dalle auto, ma anche da edifici e industrie © Getty Images

La verità è che l’inquinamento atmosferico è un fenomeno complesso che vede molteplici fonti di emissioni – su tutte il traffico, il riscaldamento domestico, l’agricoltura e le industrie – e molteplici soluzioni da mettere in campo per ridurlo. Un solo colpevole ed un’unica soluzione non esistono. In città il nemico numero uno è il traffico e l’uso eccessivo delle auto che ne è diretta causa. Così come il riscaldamento domestico (in primis la combustione della legna nei caminetti) lo è nelle zone più rurali insieme all’agricoltura e agli allevamenti, spesso intensivi, che sorgono soprattutto nella pianura padana.

Lo scorso anno si sono accese molte polemiche sul blocco dei veicoli diesel di ultima generazione. Qual è la vostra posizione?
Per uscire dalla morsa dell’inquinamento bisogna ridurre drasticamente il numero di auto private circolanti nelle città: in Italia abbiamo il più alto tasso di motorizzazione con 65 auto ogni 100 abitanti, con punte fino a 75 ogni 100, mentre in altre città europee che tanto invidiamo la media è di 25 ogni 100. Negli ultimi anni siamo stati bombardati da pubblicità sui motori più puliti di sempre, affermazioni che sono state sbugiardate dallo scandalo “dieselgate” e che hanno causato la morte prematura di 500 persone in un anno nella sola città di Milano a causa delle emissioni reali che hanno prodotto.

L’inquinamento atmosferico ha forti ricadute anche sulla vegetazione e sulla fauna, sulla qualità dell’acqua e del suolo © IngImage

Non basta più parlare di macchine “pulite” che mettono di meno rispetto al passato, perché bisogna considerare che è aumentato notevolmente il numero di auto circolanti totale rispetto ad alcuni anni fa. Non sarà più l’euro 6 di ultimissima generazione a fare la differenza, ma la drastica riduzione delle auto in circolazione. Poi tra quelle che rimarranno, inevitabilmente, meglio se elettriche ad emissioni zero.

Per quanto riguarda i trasporti nelle città, l’emergenza legata al coronavirus rischia di trasformarsi in un massiccio ritorno ai mezzi privati. La cosa vi preoccupa?
Il tema della mobilità è fondamentale per uscire dalla morsa dell’inquinamento e lo è ancora di più a causa della pandemia. C’è il rischio di tornare indietro di 20 anni se le inefficienze del passato sul tema influiranno negativamente sulle misure da mettere in campo a causa dell’emergenza coronavirus. Se prima era una necessità ora lo è ancora di più, perché tornare alle città congestionate dal traffico invece di ridurne la presenza, a scapito del trasporto pubblico locale, non farà altro che aumentare l’inquinamento e, di conseguenza, le problematiche ad esso connesse. Le 60.000 morti premature dovute all’inquinamento atmosferico non sono meno importanti delle oltre 30.000 dovute al coronavirus. Sono sullo stesso ordine di grandezza e meritano la stessa attenzione. Per Legambiente si può e si deve intervenire sulla mobilità e sulla sicurezza delle persone alla stessa maniera.

Nei mesi del lockdown si è registrato un notevole miglioramento della qualità dell’aria © Cecilia Bergamasco

Le normative europee sulle emissioni hanno favorito un maggiore sviluppo delle motorizzazioni ibride ed elettriche. Per consentire alle auto meno inquinanti di scalare quote di mercato, bisogna continuare a spingere in questa direzione?
Una volta ridotto il numero di auto circolanti e potenziato la multimodalità degli spostamenti nelle città, allora avrà un senso che le restanti auto private siano a basse o nulle emissioni. Spostare il problema da 40 milioni di auto a gasolio o benzina a 40 milioni di auto elettriche non risolverebbe il problema.

Per Legambiente il Recovery fund rappresenta una grande occasione per realizzare interventi strutturali che mettano al centro la mobilità sostenibile, elettrica, condivisa, ciclopedonale e multimodale. Da quali interventi bisognerebbe partire?
Efficientare il trasporto pubblico locale potenziandolo e rendendolo capillare e a zero emissioni. Investire sul cambiamento delle città, che al momento sono pensate a misura di macchina, facendole diventare a misura d’uomo grazie ad aree pedonali, verdi e piste ciclabili. Incentivare lo sharing, il servizio condiviso di auto e motorini da una parte, ma anche quello di monopattini, bici, e-bike e tutto quello che la tecnologia porterà con se, ma allo stesso tempo disincentivando l’uso del mezzo privato attraverso azioni di riduzione di accesso a zone della città, ticket pricing e road pricing.

 

Articoli correlati