Animali selvatici, conosciamoli per rispettarli di più

Gli animali selvatici sono diventati parte del nostro vivere quotidiano. Impariamo a conoscerli e a rispettarli con l’aiuto degli esperti di Eliante.

Gli animali selvatici, complici anche i lunghi periodi di lockdown, sono spesso diventati una presenza costante anche in ambito metropolitano. Tortore, gazze, corvi per arrivare a volpi e, persino, a lupi, orsi e cinghiali. Specie diverse a cui l’uomo non è abituato e che non conosce approfonditamente nella loro intrinseca natura. E proprio questa mancata conoscenza porta a sbagli e comportamenti errati che possono diventare pericolosi sia per noi che per la fauna selvatica. In merito abbiamo chiesto il parere della dottoressa Chiara Crotti, faunista, della cooperativa Eliante che si occupa di tutela ambientale e che gestisce da anni progetti concreti per insegnare a chi vive e lavora in ambiente alpino a convivere in sicurezza con gli animali selvatici.

volpe cucciolo
Se si trova un cucciolo di un animale selvatico è importante non interferire © Pixabay

Cuccioli di animali selvatici, come comportarsi se li troviamo

Durante un’escursione anche alla porte della città in questo periodo ci si può trovare alla presenza di piccoli di animali selvatici che sembrano richiedere aiuto e protezione. Che fare? “In questa stagione è facile imbattersi in pulli di varie specie di volatili: dalle civette ai merli, dalle cince ai passeri, tutti uccelli presenti anche in parchi cittadini e oasi non lontane dai centri abitati. Durante le escursioni per colline, boschi e montagne vengono poi avvistati spesso piccoli di capriolo, cervo e lepre. È importante capire che nella maggior parte dei casi non è necessario intervenire. Per quanto riguarda i nidiacei, è giusto dare aiuto solo quando l’uccellino si trova in un reale pericolo, per esempio se è visibilmente ferito o nel mezzo di una zona particolarmente trafficata. Nel primo caso il pullo può essere raccolto, nel secondo sarà sufficiente spostarlo in un’area più tranquilla. I piccoli di lepre e capriolo invece non andrebbero mai toccati: possono sembrare abbandonati, ma in realtà sono solitamente in attesa dei loro genitori”, spiega Chiara Crotti.

I cuccioli di queste specie nascono, infatti,  senza alcun odore per proteggersi al meglio dai predatori. Entrare in contatto con loro può portare all’abbandono da parte dei genitori che, avvicinandosi al piccolo, sentiranno il nostro odore e smetteranno di riconoscerlo. Ovviamente, è sbagliato anche spostarli dalla zona in cui si trovano perché potrebbero perdere definitivamente il contatto con padre e madre e, a quel punto, sarebbero votati a morte sicura.

Nelle aree metropolitane è possibile incontrare un gran numero di specie selvatiche. “Oltre a molte specie di uccelli a seconda della zona troviamo minilepri, lepri, fagiani, volpi, faine. Quando tortore, rondini e pipistrelli nidificano nei pressi delle abitazioni la convivenza può diventare difficile. Il consiglio, quindi, è quello di lasciare i selvatici dove hanno scelto di installarsi e al massimo proteggere l’area sottostante con travi di legno”, conclude l’esperta.

mamma che allatta cinghialini
Il rispetto e la conoscenza degli animali selvatici sono fondamentali per una serena convivenza © Pixabay

Che fare in caso di animali selvatici feriti

Cosa fare se si trova un selvatico sofferente o con un grave problema? “Un animale ferito dovrebbe essere posizionato all’interno di una scatola di cartone, in attesa di mettersi in contatto con i soccorritori. Solitamente è consigliabile non dargli da mangiare, ma mettere a sua disposizione solo dell’acqua. In generale, gli animali feriti dovrebbero sostare in un luogo asciutto, riparato, buio e il più possibile silenzioso”, dice la dottoressa Crotti.

A seconda della zona in cui ci si trova è possibile rivolgersi ai vari Cras (Centri di recupero per animali selvatici) o alla polizia provinciale. Altri contatti utili sono le sedi Wwf, Lipu ed Enpa locali. È importante ricordare che la detenzione della fauna selvatica costituisce reato e che solo un esperto può aiutare davvero un animale selvatico ferito, rendendo così possibile un suo reinserimento in natura.

marmotta
Nella foto, una marmotta vittima di una predazione da cani © Eliante

Un capitolo importante deve essere dedicato alle escursioni in campagna, collina e montagna in compagnia dei propri cani. “Ricordiamo sempre che esiste l’obbligo del guinzaglio e che qualsiasi cane, anche molto buono, può trasformarsi in un potenziale predatore. Spesso i nostri amici a quattro zampe, infatti, predano o feriscono gli altri animali per gioco, senza rendersi realmente conto di quello che stanno facendo. E i cani domestici hanno inoltre perso l’istinto naturale dei lupi a uccidere velocemente, quindi possono provocare ferite molto dolorose sia al bestiame sia alla fauna selvatica. Per questo è fondamentale non lasciarli liberi in natura, soprattutto in montagna”, conclude Chiara Crotti.

Insomma, anche nel caso degli animali selvatici il buonsenso e il rispetto sono necessari per una pacifica e serena convivenza. Una convivenza che non deve mai prescindere dalla conoscenza del mondo e delle specie che ci circondano nella natura.

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