“Archeotrekking”: sulle tracce dei Camuni nel Parco dell’Adamello

i Camuni, popolo preistorico nomade dedito alla caccia e all’allevamento risalente al Neolitico (7000 a.c. – metà del primo millennio d.C.).

I primi camminatori che calcarono queste terre furono i Camuni,
popolo preistorico nomade dedito alla caccia e all’allevamento
risalente al Neolitico (7000 a.c. – metà del primo millennio
d.C.). Capodiponte, centro culturale locale, offre nei suoi musei
la possibilità di avvicinarsi ai misteri di questa
civiltà arcaica. Ma non solo, esistono tuttora antiche piste
di caccia adattate a sentieri gestiti dal Cai. Una tappa molto
rappresentativa collega la Val Malga alla Val Paghera, piccole
valli laterali aperte sul lato destro della Valcamonica.

Siamo in alta valle, nei pressi di Edolo, grosso centro adagiato
alle falde del gruppo dell’Adamello. Poco prima di giungere in
paese, dalla statale n.42 del Tonale e della Mendola si entra nel
comune di Sonico. Fra i suoi castagneti centenari, ai quali
si accede prendendo a sinistra del municipio, si trova il
cosiddetto “coren delle fate”: un insieme di lastroni
rocciosi lisci sui quali emergono interessanti esempi di arte
rupestre: dischi solari, coppelle votive incise sulla roccia.
Coppelle simili a queste si ritrovano anche sul sentiero Cai
n.75
in alta Val Malga raggiungibile sempre da Sonico passando
per la frazione di Rino in direzione Garda. Le coppelle sono
piccole cavità circolari scolpite nella roccia per
raccogliere il sangue delle vittime sacrificate al dio camuno Idul,
oppure resina e grassi che alimentavano fiammelle votive. Qui
l’ambiente è molto suggestivo: balconate rocciose di origine
glaciale oltre i 2000 metri, mentre al di sotto il rododendro
fiorisce fra i larici. In circa 2 ore dall’imbocco del sentiero in
Ponte Faet si incontra il guado sul torrente Valrabbia, poi ci si
inerpica sempre fra boschi sino alle Malghe di Bompiano.
All’interno un ambiente umile ma ospitale adattato a bivacco dalla
sezione Cai di Rino. Ora si è in quota, il tracciato
raggiunge il Passo Timiline e prosegue con il n.48
mantenendo un andamento abbastanza lineare fra coppelle e abeti
secolari, alpeggi e mandrie fino al torrente Gallinera. Dalla riva
opposta il sentiero sale veloce alla Malga Stain, appoggiata
al bosco a guardia della conca di Edolo. Da una malga all’altra i
tempi non superano le 2 ore e mezzo – 3. Il nuovo sentiero
n.21 corre in costa ben segnalato verso i pascoli di
Pozzuolo, per poi rituffarsi con il segnavia n.72 nel
bosco di abeti, mughi e rododendri in direzione della chiesetta
di Sant’Anna
, raggiungibile in 1 ora e tre quarti. Questa,
innalzata a ridosso delle prime placche rocciose del monte Aviolo,
domina un paesaggio aperto sino alle piane di Ponte di Legno. La
traversata continua in Val Paghera incrociando in
località S.Vito e Iclo mulattiere che scendono
a valle nel comune di Incudine. Per chi invece prosegue
lungo il n.72, il bosco si alterna a pascoli e baite a segnale di
una montagna ancora viva nelle sue tradizioni di economia agricola.
I tornanti del sentiero portano graduali ma decisi a fondovalle,
dove si incontra il “Rifugio La Cascata” con
possibilità di ristoro e pernottamento. Il centro di
Vezza d’Oglio dista pochi chilometri di strada carrabile,
tre quarti d’ora a piedi, una manciata di minuti in auto.
Itinerario dai risvolti emotivi intensi, richiederebbe per un
coinvolgimento totale 2 giornate. Quindi la possibilità di
allungare i tempi di percorrenza in armonia con la forma fisica e
l’apprezzamento dell’ambiente.

Yalmar Tuan

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