L’attacco chimico di Khan Sheikhoun, simbolo di una Siria asfissiata

Almeno 72 morti, forse 100. Venti sono bambini. È il bilancio di un attacco chimico devastante che ha colpito la provincia di Idlib, in Siria.

Almeno 72 persone, tra le quali figurano almeno venti bambini, sono morte in seguito ad un bombardamento aereo che nella notte tra lunedì 3 e martedì 4 aprile 2017 ha colpito la città di Khan Sheikhoun, nella provincia nord-occidentale della Siria. Alcune fonti riferiscono di cento vittime. Ad ucciderle sono stati agenti chimici ancora non identificati con certezza: c’è chi ha parlato di bombe al cloro, chi di gas sarin.

Putin difende la Siria e parla di un errore

Il centro urbano è in parte controllato dai gruppi ribelli, in parte da organizzazioni jihadiste. Per questo il dito è stato puntato subito sull’aviazione regolare siriana, accusata non soltanto di aver effettuato l’attacco con armi chimiche, ma anche di aver bombardato, poco dopo, un ospedale nel quale erano stati appena ricoverati i feriti. La Francia e il Regno Unito hanno immediatamente chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che si è svolta nella mattinata del 5 aprile.

L’opposizione siriana, gli Stati Uniti e la Turchia, assieme appunto a Parigi e Londra, hanno accusato in modo diretto Damasco. Che da parte sua ha però smentito categoricamente ogni responsabilità. Mentre la Russia ha “scagionato” completamente l’alleato Assad parlando di un semplice errore: alcune bombe sarebbero finite per sbaglio su un deposito di armi chimiche utilizzato dai “terroristi”, che esplodendo avrebbe comportato la dispersione dei gas.

Nelle ore immediatamente successive all’attacco, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiesto ed ottenuto un colloquio telefonico con Putin, nel corso del quale ha parlato di “attacco disumano”, che pone in serio pericolo l’intero processo di pace che molto faticosamente le parti tentano di portare avanti dal dicembre del 2016. Da parte sua, il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha puntato il dito senza indugi sul governo siriano: “Le notizie che ci sono giunte sono orribili. È evidente che la principale responsabilità è del regime, perché il governo è chiamato a proteggere il proprio popolo, non ad attaccarlo”, ha dichiarato a margine di una conferenza internazionale tenuta a Bruxelles.

Msf conferma: sintomi coerenti con esposizione a gas tossici

Intanto, un’equipe di Medici Senza Frontiere che ha supportato il dipartimento d’urgenza dell’ospedale di Bab Al Hawa, nella provincia di Idlib, ha confermato che “i sintomi dei pazienti sono coerenti con l’esposizione ad agenti neurotossici come il gas sarin o composti simili: pupille contratte, spasmi muscolari, defecazione involontaria”. I membri della ong hanno anche visitato “altre strutture che stavano trattando pazienti colpiti dall’attacco, riscontrando nelle vittime odore di candeggina, che suggerisce una loro esposizione al cloro”.

Il governo della Siria, tra l’altro, è già stato accusato di aver fatto uso di armi chimiche nel corso della guerra. Nell’ottobre del 2016 il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva ricevuto un rapporto nel quale si concludeva che l’esercito di Assad ha utilizzato bombe al cloro in almeno un’occasione. Si tratta di un attacco sferrato il 15 marzo 2016 sempre nella provincia di Idlib: in quel caso ad essere colpita fu la città di Qmenas.


Ciò che resta delle polemiche e delle responsabilità rimpallate sono le immagini degli uomini e dei bambini con gli occhi sbarrati, la schiuma che cola dalla bocca, i corpi lividi. Fotografie che hanno invaso i social network e i giornali di tutto il mondo, ma che difficilmente avranno toccato le coscienze di chi è responsabile – o corresponsabile – di una strage tanto efferata. Che sia stata l’aviazione del governo di Assad, come denunciato dai ribelli siriani e da buona parte della comunità internazionale, oppure un errore, come indicato da Putin, poco importa ai genitori, alle mogli, alle madri e ai padri delle vittime. A noi resta solo l’immagine di una Siria asfissiata, in tutti i sensi.

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