Vaste aree della barriera sono state vittima di uno sbiancamento di massa, simile a quelli che tra il 2016 e il 2017 ne distrussero quasi metà.
Lo sbiancamento avrebbe ucciso il 35 per cento dei coralli che compongono il sito australiano classificato Patrimonio mondiale dell’Umanità.
La Grande barriera corallina australiana, uno degli ecosistemi più straordinari e ricchi di vita del pianeta, Patrimonio mondiale dell’Unesco, sta morendo lentamente e inesorabilmente. Il 35 per cento dei coralli che compongono la barriera, secondo i ricercatori della James Cook University, è morto a causa dello sbiancamento provocato dall’eccessiva temperatura dell’acqua del mare.
Quella accertata dai ricercatori guidati dal professor Terry Hughes, tramite osservazioni aeree e subacquee, sarebbe la condizione più grave della barriera corallina mai registrata finora. La barriera ha perso circa metà della sua copertura di corallo negli ultimi trenta anni.
La minaccia principale per la barriera corallina australiana è rappresentata dai cambiamenti climatici. Il riscaldamento delle acque e la crescente acidificazione degli oceani, unite all’impatto antropico e all’invasione di una specie di stella marina che si nutre dei coralli, stanno provocando il degrado di uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta. L’aumento della temperatura dell’acqua provoca il cosiddetto sbiancamento dei coralli, i quali sbiadiscono e indeboliscono l’alga che gli fornisce ossigeno e nutrienti.
La morte dei coralli genera un inevitabile effetto a cascata, ripercuotendosi sulla sopravvivenza di tutte le altre creature che trovano riparo e sostentamento nella barriera corallina che si estende per 2.300 chilometri su una superficie di circa 344.400 chilometri quadrati al largo della costa del Queensland, nell’Australia nord-orientale.
La maggior parte della sezione meridionale della barriera, a sud di Cairns, si sarebbe salvata dallo sbiancamento grazie ad un violento ciclone tropicale che, accompagnato da forti piogge, avrebbe raffreddato le acque.
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