Avarizia e virtù secondo Leonardo

Il grande Leonardo da Vinci ci offre un’arguta e raffinata testimonianza sulla natura dell’avarizia e sulla vera ricchezza.

Ecco come Leonardo “fulmina” l’avaro, svelandone tutta la sua
carica negativa: “Il rospo si pasce di terra, e sempre sta macro
perché non si sazia; tanto è l’timore, che essa terra
non li manchi.”
Non si poteva davvero definire l’avarizia in modo più arguto
e incisivo!

La vera ricchezza consiste, invece, sempre secondo Leonardo, nella
virtù, un bene che non si può perdere: “Non si
dimanda la ricchezza quella che si può perdere. La
virtù è vero nostro bene ed è vero premio del
suo possessore. Lei non si può perdere, lei non ci
abbandona, se prima la vita non ci lascia. Le robe e le esterne
devizie sempre le tieni con timore, ispesso lasciano con iscorno e
sbeffato il loro possessore, perdendo lor possessione.”

Il denaro, come potenza inespressa perché gelosamente
custodito dall’avaro, finisce per possederci al punto tale che
perdiamo noi stessi; la virtù, invece, finisce per
identificarsi con la nostra persona, per caratterizzare tutta la
nostra esistenza, anche dopo la morte: per chi crede nella
trascendenza come patrimonio da portare nell’aldilà, per chi
non crede come esemplare memoria di noi stessi per i vivi.

Fabio Gabrielli

 

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