La Banca centrale europea promette di dare, finalmente, il giusto peso al clima

Finora la Banca centrale europea è stata molto legata all’economia fossile. Ma il nuovo piano sul clima annunciato da Christine Lagarde fa ben sperare.

“Abbiamo riconosciuto che i cambiamenti climatici sono una sfida essenziale per il mondo, e sono di importanza strategica per il mancato della Banca centrale europea”. Queste parole della presidente Christine Lagarde sono state accolte con giubilo dalle organizzazioni ambientaliste. Perché finalmente sembrano annunciare la tanto attesa svolta della Bce, ancora troppo legata al mondo dei combustibili fossili.

I legami pericolosi tra la Banca centrale europea e le fonti fossili

Il compito della Banca centrale europea è quello di gestire la politica monetaria dell’area euro, mantenere stabili i prezzi e garantire la solidità del sistema bancario. Pertanto presta liquidità alle banche private chiedendo in cambio delle garanzie, chiamate collaterali. Qui sorge il primo enorme problema ambientale: tra queste garanzie ci sono anche le obbligazioni di una sessantina di compagnie oil&gas, per un valore complessivo che Greenpeace ha stimato in 300 miliardi di euro.

Christine Lagarde, Banca centrale europea
La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde © Sanziana Perju/European Central Bank

Sempre Greenpeace è andata a scandagliare le obbligazioni societarie che la Bce ha acquistato tra metà marzo e metà maggio 2020, per puntellare l’economia messa a dura prova dall’emergenza sanitaria. Ebbene, su un totale di 30 miliardi di euro, 7,6 riguardano imprese attive nel campo dei combustibili fossili. Così facendo, l’istituto ha contribuito al rilascio in atmosfera di 11,2 milioni di tonnellate di CO2, l’equivalente delle emissioni annue del Lussemburgo.

Cosa dice il nuovo piano d’azione della Bce

Con il nuovo piano d’azione annunciato l’8 luglio, la Banca centrale europea promette di cambiare passo e “incorporare ulteriormente le considerazioni sui cambiamenti climatici nel suo quadro di politica monetaria”. Ciò significa, per esempio, imporre anche la sostenibilità ambientale tra i criteri necessari affinché un titolo possa essere accettato come collaterale. Oppure acquistare obbligazioni societarie soltanto dalle aziende in linea con la legislazione europea per l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima. Andando ad appianare, così, i paradossi denunciati da Greenpeace. La Bce promette anche di monitorare le implicazioni che il clima avrà sul sistema economico e finanziario e di sottoporre le banche a stress test climatici a partire dal 2022.

Gli ambientalisti promettono di vigilare

“La notizia di oggi è una vittoria per il movimento per la giustizia climatica e per le 165mila persone che hanno firmato una petizione per chiedere la fine dei finanziamenti alle fossili, mobilitandosi per più di un anno per mettere la crisi climatica in cima all’agenda della Bce”, commenta Julia Krzyszkowska, attivista di 350.org. “La Bce sta inviando un chiaro segnale: l’era dei combustibili fossili si sta rapidamente avvicinando alla fine. Per le banche private e gli investitori ora è arrivato il momento di tenere il passo con urgenza e tagliare ogni legame con l’industria tossica del carbone, del petrolio e del gas”. La ong promette comunque di vigilare, perché questo piano d’azione è soltanto un primo passo che andrà seguito da politiche concrete e coraggiose.

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