Investimenti sostenibili

La banca centrale inglese tira le orecchie alle banche, impreparate ad affrontare i cambiamenti climatici

Le banche inglesi iniziano a valutare i rischi legati al clima, ma dovranno fare molto di più. Lo dice la Bank of England, guidata da Mark Carney.

I cambiamenti climatici non sono “solo” una teoria, perché stanno già stravolgendo gli equilibri del nostro Pianeta. L’ultima conferma, allarmante, è arrivata dal documento con cui l’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) ha spiegato per filo e per segno cosa potrebbe succedere se le temperature medie globali si alzassero di 1,5 gradi centigradi; cosa che, secondo gli esperti, potrebbe verificarsi già fra il 2030 e il 2052.

È evidente che tutto questo ha conseguenze tangibili anche per il sistema economico. Ma i soggetti che ne stanno al centro, vale a dire le banche, ne sono consapevoli? E si stanno comportando di conseguenza? La Bank of England, guidata da Mark Carney, ha cercato di dare una risposta a queste domande pubblicando un report sulle banche inglesi. Ne emerge un quadro in chiaroscuro.

Le banche inglesi stanno (lentamente) cambiando mentalità

Come riporta l’agenzia Bloomberg, il documento nasce da un sondaggio sottoposto al 90 per cento delle banche inglesi, che complessivamente gestiscono circa 11mila miliardi di sterline (12.500 miliardi di euro). I dati sono stati incrociati con ciò che è emerso da una serie di incontri e dagli altri studi condotti dalla banca centrale britannica.

C’è da dire che un cambiamento di mentalità, per quanto un po’ tardivo, è avvenuto. C’è ancora un 30 per cento delle banche inglesi che considera i cambiamenti climatici come una questione di csr (responsabilità sociale d’impresa), un approccio riduttivo perché rimane estraneo alle logiche di business. Sei banche su dieci invece hanno fatto il passo successivo, riconoscendo che i cambiamenti climatici sono un rischio finanziario come tutti gli altri. Questi istituti di credito però si fermano ancora a un orizzonte temporale molto breve, compreso fra i tre e i cinque anni.

A conti fatti, soltanto il 10 per cento delle banche inglesi viene promosso a pieni voti, perché adotta un approccio strategico su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

Mark Carney, One planet summit
Il governatore della Bank of England Mark Carney (a destra) dialoga con la giornalista Arianna Huffington e il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, durante il One Planet Summit che si è tenuto nel 2018 a New York © Michael Bloomberg / Flickr

Tutti i rischi dei cambiamenti climatici per le banche

La Bank of England lo mette nero su bianco senza giri di parole: per le banche inglesi, i cambiamenti climatici comportano rischi reali. Questi si possono suddividere in due grandi categorie.

La prima è quella dei rischi fisici, dovuti alle catastrofi naturali. Alluvioni, uragani, innalzamento del livello del mare sono solo alcuni dei fenomeni che possono comportare enormi perdite economiche, compromettendo la stabilità delle aziende a cui è stato concesso il credito.

La seconda categoria è quella dei rischi di transizione. Passare a un’economia a basse emissioni è un imperativo: lo dicono gli esperti, le autorità pubbliche, la popolazione. Ciò significa che le aziende dovranno riconfigurare le loro logiche interne e i loro investimenti e assisteranno alla perdita di valore di alcune tipologie di asset.

Ci sarà chi ci perde e chi ci guadagna, tanto tra le imprese quanto tra le banche che le finanziano. Chi tiene le redini della stabilità finanziaria di un sistema economico, però, ha la responsabilità di arrivare preparato a questi mutamenti.

 

Foto in apertura © James Stringer / Flickr

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