Cooperazione internazionale

Il furgone in Austria, la scelta tedesca e altre cose sui profughi

Oltre 70 profughi, molto probabilmente provenienti da zone di conflitto, sono stati ritrovati senza vita all’interno di un furgone abbandonato su un’autostrada austriaca. Ora l’Unione europea deve decidere cosa fare per gestire un flusso di persone che è impossibile fermare.

Evidentemente il mar Mediterraneo non basta più. Il numero di persone che vogliono lasciare terre invivibili per colpa delle guerre e di un clima sempre più arido è diventato troppo alto per far sì che la rotta marina rimanga l’unica a disposizione per raggiungere la pace. Così, negli ultimi mesi, i profughi (“refugee”, in inglese), come ha deciso di chiamarli in modo esclusivo il canale televisivo Al Jazeera, hanno cominciato a battere anche la rotta terrestre che attraversa i Balcani. Non è un caso dunque che il 27 agosto, su un’autostrada austriaca, a soli 50 chilometri da Vienna, oltre 70 persone scappate da chissà quali paesi, siano state ritrovate senza vita non su un barcone, bensì all’interno di un furgone.

 

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Il furgone della vergogna

Potrebbero essere morte per asfissia, ma la polizia austriaca sta continuando a lavorare senza sosta per capire cosa ci faceva un furgone, che solitamente trasporta carni di marca slovena ma battente targa ungherese, abbandonato sulla corsia d’emergenza di un’autostrada. Prima del ritrovamento il furgone era fermo da almeno un giorno.

 

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L’episodio è forse uno dei momenti più bassi che l’Unione europea (Ue) si sia trovata a dover gestire da quando è cominciata la cosiddetta emergenza immigrazione, da quando la guerra civile in Siria costringe milioni di persone a lasciare la propria casa, la propria terra, il proprio paese pur di sopravvivere. Dall’inizio del 2015 sarebbero quattromila al giorno i siriani che decidono di varcare il confine, per un totale di 11 milioni dall’inizio del conflitto nel 2011 secondo gli ultimi dati dell’ong Save the Children.

 

La scomoda scelta tedesca

Appare tutt’altro che simbolica o propagandistica, dunque, la decisione del governo tedesco di accettare tutte le richieste di asilo da parte dei profughi siriani. Questo significa che la Germania ha sospeso il regolamento di Dublino verso le richieste provenienti dalla Siria. Per capire cosa significa va detto che il regolamento in vigore tra gli stati che fanno parte dell’Ue prevede che una persona che fa domanda di asilo per entrare in Europa, non possa farla in più di uno stato e soprattutto che la domanda debba essere esaminata dal governo del paese in cui il profugo ha messo piede per la prima volta nell’Ue. Ecco perché molte persone preferiscono rimanere “invisibili” e non dichiararsi quando attraversano l’Italia, la Grecia o altri paesi dell’Europa meridionale. La loro destinazione finale, infatti, molto spesso è rappresentata dai paesi dell’Europa settentrionale, come la Germania, con un’economia più preparata ad accogliere nuovi lavoratori.

 

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E le ripercussioni in Europa e nel mondo

La scelta tedesca ha fatto rivedere la stima delle domande di asilo che Berlino potrebbe ricevere entro la fine del 2015, arrivando a quota 800mila, il flusso più consistente mai registrato dalla Seconda guerra mondiale. La scelta della cancelliera Angela Merkel e del suo governo potrebbe aprire la strada verso il superamento del regolamento di Dublino, da molti considerato inadeguato e non più funzionante nel contesto attuale. Se altri paesi europei dovessero seguire la Germania, i profughi siriani potrebbero trovare una via d’uscita concreta dalla guerra e l’Ue potrebbe finalmente cominciare ad affrontare in modo pratico e non propagandistico la questione della loro gestione e integrazione. Dall’altro lato, dopo anni di stallo diplomatico che non ha portato a nessun intervento internazionale in Siria, agire sul fronte umanitario potrebbe sbloccare i negoziati volti a mettere la parola fine a un conflitto che ha già causato la morte di oltre 240mila persone.

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