Cooperazione internazionale

Elisabetta Belloni. Così accompagniamo onlus e no profit verso efficienza e trasparenza

Aachen Sas ha elaborato lo schema di certificazione OLC 2015 per le onlus, che affianca e va perfino oltre gli standard ora previsti anche per legge: ecco come funziona.

Trasparenza sugli obiettivi e sulle risorse, efficienza, credibilità: sono da sempre tra le sfide che ogni onlus, no profit e ong deve vincere a tutti i costi per accreditarsi presso l’opinione pubblica, presso il singolo cittadino, e adesso anche presso la politica, dopo il varo del nuovo codice del Terzo settore che richiede requisiti stringenti alle circa 315mila associazioni che vogliano aderirvi. Con due anni di anticipo in realtà ha giocato Aachen Sas, che nel 2015 aveva già elaborato un sistema di certificazione applicabile alle associazioni del terzo settore chiamato OLC 2015. “La prima che si è certificata è Aisiwh (Associazione Italiana Sindrome di Wolf-Hirschhorn)”, ci spiega Elisabetta Belloni, partner della società e responsabile operativo. “Lo schema è nato sotto la stessa logica della riforma, per favorire chi opera in maniera corretta. Chi ottiene la certificazione secondo lo schema da noi predisposto rispetta automaticamente anche i requisiti per essere ammesso al codice del Terzo settore. E in più, ha la possibilità di distinguersi ulteriormente dalla massa enorme che se anche iscritta al Registro nazionale non è detto che poi si comporti correttamente”.

Dottoressa Belloni, in cosa consiste esattamente la vostra certificazione OLC 2015?
La logica è quella di richiamare schemi in vigore a livello internazionale, come per le ISO sulla qualità e sull’ambiente, la SA 8000 sulla social accountability o la OHSAS che riguarda sicurezza, igiene e salute e le leggi in vigore a livello nazionale e applicarli al mondo del terzo settore, che da anni è pressato da sempre maggiori richieste di trasparenza.

Cosa deve fare una onlus che decida di adottare il vostro schema di certificazione?
Intanto avvicinarsi al contenuto dello schema, che può essere richiesto ed acquistato direttamente da Aachen Sas: capire quali sono i punti da rispettare, poi affidarsi a una delle società di consulenza, qualificate da noi, per ricevere un accompagnamento. Dopodiché ci sarà un ente di certificazione che si occuperà di fare le verifiche ispettive e di emettere il certificato: chi lo otterrà sarà sottoposto a controlli annuali per tre anni. Aachen Sas, per motivi di imparzialità, non si occuperà direttamente di consulenze e verifiche: avremo solo un ruolo di controllo e ci occuperemo di qualificare società di consulenza ed enti di certificazione attraverso corsi di formazione a loro indirizzati. Solo enti registrati potranno rilasciare l’attestato, e a nostra volta faremo verifiche interne sui partner. Poi c’è il ruolo degli enti di formazione che possono promuovere corsi, relativi allo schema, per inoccupati, giovani laureati, persone che già operano nelle onlus o nelle no profit, creando così una nuova figura professionale – con una reale possibilità di quasi 150mila nuovi posti di lavoro – e con il contestuale obiettivo di avere poi personale qualificato che può monitorare internamente le azioni e le attività delle onlus.

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Per le associazioni del terzo settore che vogliono entrare nel registro nazionale la OLC 2015 è una strada per arrivare alla certificazione

Di fatto, avete battuto sul tempo anche il governo, che solo quest’anno ha varato la riforma del terzo settore, che comprende il codice.
Noi siamo partiti nel 2015, anche se siamo ancora nei primi mesi di operatività perché lo schema ha avuto una prima revisione nel 2016. E poi eravamo in attesa di leggere i decreti legislativi legati alla riforma e pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo lo scorso 2 agosto, che di fatto portano alle certificazioni che il nostro schema prevede e completa. I primi passi operativi li abbiamo fatti, i primi corsi sono partiti all’inizio dell’anno: abbiamo qualificato i primi partner e già ci sono le prime onlus che hanno chiesto di iniziare l’iter certificativo.

Una delle critiche maggiori che da sempre investono onlus e ong riguarda l’effettivo utilizzo per i progetti dei fondi ricevuti dallo Stato o dalle donazioni dei cittadini: in questo modo si risolverà per sempre il problema?
Uno dei requisiti della OLC 2015 riguarda l’amministrazione della onlus: il tema dei conti, le partite contabili, gli acquisti, le forniture, la mappa della filiera. Per esempio, una onlus che impiega in costi di gestione e amministrazione non più del 30 percento dei fondi avrà un bollino color oro, quelle che impiegano tra il 31 e il 40 per cento avranno un bollino color argento, quelle tra il 41 e il 50 avranno il bollino color bronzo e saranno aiutate a far meglio. Chi spende più del 50 per cento per coprire spese gestionali per noi non è certificabile e dovrebbe iniziare un percorso di miglioramento. Non possiamo fermarci  all’aspetto economico, perché ci sono anche temi importanti come la sicurezza, la definizione dei ruoli, la programmazione delle attività, la definizione di una politica chiara, il tipo di inquadramento, le risorse umane, la comunicazione. Ma dovevamo comunque darci dei paletti sulle spese. Molti stakeholder che ci hanno interpellato ci hanno sostenuto nell’evidenziare come le onlus devono essere rigorose e trasparenti, in primis, su come gestiscono le risorse e gli introiti che ricevono.

Sono 315 mila circa le associazioni del terzo settore censite in Italia nel 2014.
Sono 315 mila circa le associazioni del terzo settore censite in Italia nel 2014.

Il fatto che anche lo Stato italiano nel frattempo si sia dotato di un codice che prevede requisiti di trasparenza precisi per le associazioni è un bene per voi?
Il nostro schema si affianca a quello nazionale e lo completa. Una onlus che decide di voler adottare la certificazione, è praticamente sicura di adempiere anche ai criteri del codice. In più nella OLC 2015 ci sono aspetti che la legge non prevede: per esempio la tracciabilità finanziaria è una cosa sviluppata meglio dalla nostra certificazione. Chi vuole distinguersi, con noi avrà una visibilità ulteriore.

Qual è il suo giudizio sulla riforma del terzo settore nel suo complesso?
Sicuramente stra-positivo perché solamente un anno fa tutto il mondo del terzo settore non aveva adeguate normative di riferimento: adesso ci sono a livello nazionale e si può normare un settore tra i più importanti del nostro paese. Negli ultimi anni si sono presentati, e sono stati presentati da inchieste e servizi di cronaca, casi di malaffare che purtroppo dal punto di vista reputazionale hanno colpito anche associazioni che nulla vi avevano a che fare. Lo schema è nato proprio sotto la stessa logica, per favorire le realtà che vogliono distinguersi operando in maniera corretta e non truffando chi, in buona fede, le sostiene.

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