Cinque donne che hanno fatto la storia della bicicletta (e dei diritti)

“Penso che abbia fatto più per emancipare le donne che qualsiasi altra cosa nel mondo. Ha dato alle donne un senso di libertà e fiducia in sé”. Così si espresse una volta la leader per la riforma del suffragio femminile e dei diritti delle donne Susan Brownell Anthony riguardo alla bicicletta, riconoscendole un ruolo da

“Penso che abbia fatto più per emancipare le donne che qualsiasi altra cosa nel mondo. Ha dato alle donne un senso di libertà e fiducia in sé”. Così si espresse una volta la leader per la riforma del suffragio femminile e dei diritti delle donne Susan Brownell Anthony riguardo alla bicicletta, riconoscendole un ruolo da catalizzatore del cambiamento sociale.

vittoria mountain bike femminile
La battaglia delle donne per poter pedalare una bici in libertà è stata dura ma ha raggiunto la vittoria. Foto © David Ramos / Stringer Getty Images

Il 13 marzo ricorre l’anniversario della morte di Susan Anthony, lo stesso giorno della pedalata organizzata a Milano nel 2016 per ribadire che le donne vogliono pedalare dove e quando vogliono come fanno gli uomini. Una descrizione di quanto questa libertà sia stata tanto importante quanto dura da conquistare è stata rivelata anche dal documentario Voglio una ruota.

 

Ci sono alcune donne che già nel 1800 si sono battute per l’emancipazione femminile, collegando così la questione di genere a quella della libertà di prendere una bici e pedalare dovunque esse vogliano.

Tra queste donne vale la pena ricordarne cinque, di cui una italiana.

Alfonsina Strada

Un cognome ereditato da coniugata che ha indicato un destino. Come regalo di nozze il marito Luigi le fece il regalo da lei più apprezato: una bicicletta da corsa. Alfonsina Strada fece della bici la sua passione al punto da competere con i maschi. È infatti l’unica donna che ha avuto la possibilità di partecipare al Giro d’Italia, all’età di 33 anni. Alfonsina nacque il 16 marzo 1891: in occasione del 125° anniversario Bikeitalia ha promosso la dedica di una via nel comune natio della ciclista, Castelfranco Emilia, con tanto di petizione.

Come hanno già fatto nel 2014 a San Salvatore Monferrato, comune attraversato da quell’insolito Giro d’Italia del 1924, dedicato a questa donna una piazza in occasione dell’8 marzo. Fu lo stesso direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo a volerla al Giro d’Italia: riuscì a completare il Giro anche se fuori tempo massimo (fuori classifica).

Amelia Bloomer

Femminista e vegetariana (oltre che omonima dei bloomers, pantaloni da donna del 1800) fece della riforma del vestiario il fulcro del suo lavoro. Una donna in una lunga gonna o vestito non pedala facilmente una bicicletta. Per i più conservatori l’immagine di una donna in calzoni risultò scandalosa, anche perché rese un nuovo status alla donna e un diverso standard di femminilità rispetto a quelli in vigore durante l’età vittoriana.

Annie “Londonderry” Kopchovsky

Nel 1894 due uomini fecero una scommessa promettendo cinquemila dollari alla donna che avrebbe deciso di fare il giro del mondo in sella a una bicicletta, così Annie Kopchovsky si offrì per questa sfida. Lasciò Boston in gonna lunga e una bici Columbia, si finanziò mostrando cartelli pubblicitari addosso e sulla bici, adottò perfino il cognome Londonerry firmando un contratto con la Londonerry Lithia Spring Water. Quando tornò a Boston 15 mesi dopo, Annie era una donna diversa. Vestita di pantaloni e con una bici da uomo la sua esperienza lasciò un notevole impatto sull’atteggiamento femminile dell’epoca.

Kittie Knox

Quando Kittie Knox andò al raduno annuale della Lega dei ciclisti americani nel 1895 decise di sostare in uno spazio segregato affermando il proprio diritto a stare lì. L’anno precedente la Lega decise che solo i bianchi potevano essere membri. La sua presenza unì la questione razziale con quella di genere e ottenne solidarietà a prescindere dal colore della propria pelle.

Maria Ward

Ha scritto “Bicycling for ladies”, una guida per donne su come pedalare pubblicata nel 1896. Ward cercò di emancipare le donne insegnando loro tutto ciò che c’era da sapere sull’acquisto, l’utilizzo e la manutenzione della bici. Scrisse nella sua introduzione a “Donne e strumenti”: “Sono convinta che qualsiasi donna capace di usare ago e forbici possa utilizzare altrettanto bene anche altri strumenti”.

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