Biologico

La frutta è il trionfo di questa stagione. Con Campi da sapere scopriamo perché deve essere bio

La frutta biologica non è solo dolce e succosa, fa bene alle persone e al pianeta. Come quella coltivata da La Cesenate in Toscana, dove Alce Nero ci ha portato per la seconda tappa di Campi da sapere.

Sotto il sole estivo della campagna toscana, le chiome di migliaia di alberi di albicocche, pesche, pere, mele e piante di pomodori vengono accarezzate dalla brezza marina. Il dottor Franco Berrino, medico e epidemiologo, decanta le lodi di queste piante: “La frutta è il trionfo di questa stagione”.

Siamo in provincia di Grosseto, a meno di 30 chilometri dalla costa tirrenica. Qui La Cesenate Conserve Alimentari, nata nel 1949, coltiva 160 ettari di terra vulcanica – ricca di potassio, ferro e fosforo – rispettando i principi dell’agricoltura biologica da oltre quindici anni.

La seconda tappa di Campi da sapere: la frutta

Sono 1.660 gli agricoltori, apicoltori e trasformatori biologici che fanno parte di Alce Nero. L’iniziativa Campi da sapere porta le persone direttamente dove vengono prodotti i suoi alimenti. Dopo la prima tappa che si è tenuta il 21 giugno nel Parco delle api di Conapi (Consorzio nazionale di apicoltori), la seconda si è svolta presso la società agricola il Selvello de La Cesenate il 17 luglio. La frutta e la verdura coltivate qui e nei terreni de La Cesenate in Emilia Romagna (600 ettari in totale) sono usate nei prodotti Alce Nero quali succhi, nettari, omogenizzati ma anche zuppe, pesti e paté.

Alce Nero è impegnata nel campo dell’agricoltura biologica da oltre 30 anni, curandosi di offrire “un prodotto vegetale che mantenga le proprietà precedenti all’agricoltura moderna”, responsabile per aver alterato gli alimenti e i suoi aspetti nutritivi più intrinsechi, spiega il presidente Lucio Cavazzoni. Che precisa: “Lavorare senza additivi è per noi un comandamento”.

Con l’agricoltura biologica il cerchio si chiude

Campi da sapere promuove l’idea che l’agricoltura deve essere biologica non solo per creare un prodotto di grande qualità, ma anche uno che faccia bene alla salute. Di questo ha parlato il dottor Berrino, già direttore del dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. “Ricca in antiossidanti, la frutta protegge dal cancro”, ha spiegato, specificando che per trarne beneficio è meglio consumarne una varietà di quella che è in stagione.  

È inoltre importante che la frutta sia biologica, non solo perché giova alla salute delle persone – ad esempio studi dimostrano che contiene più polifenoli e potassio di quella non biologica – ma anche a quella del pianeta. “I prodotti non biologici costeranno anche di meno, ma lasciano un conto in sospeso con la terra: anche se i prodotti biologici costano di più, una volta acquistati il cerchio si chiude”, ha commentato lo chef Simone Salvini, anche lui promotore di un approccio che sposa il piacere di mangiare alla salvaguardia del benessere delle persone e dell’ambiente.

La Cesenate, eccellenza e innovazione nel biologico

Coltivare biologico è anche vantaggioso dal punto di vista economico, sostiene Arturo Santini, agronomo “tra i più attenti d’Europa” secondo Cavazzoni, presidente de La Cesenate e vicepresidente di Alce Nero. “Con la sua conformazione fisica molto montuosa e con poche pianure non è facile fare agricoltura tradizionale in Italia che sia al passo con il resto del mondo. Quindi il biologico è sicuramente una risposta per gli agricoltori anche da un punto di vista remunerativo”. Il Paese è avvantaggiato nell’adozione di un modello agricolo basato sulla natura, sulla varietà e sulla stagionalità: “È un territorio lungo più di mille chilometri, da nord a sud, quindi anche dal punto di vista pedoclimatico si presta per produrre cose diverse in luoghi molto diversi, quindi al non avere una standardizzazione delle produzioni”.

Santini spiega come l’azienda sia stata capace di sfruttare questa diversità di territori. “Fin dall’inizio si è cercato quelle situazioni, soprattutto di clima e di terreno, e di piantare quelle specie e quelle varietà di frutta che si prestassero all’agricoltura biologica”. In questo senso La Cesenate è stata pioniera, come Alce Nero con cui collabora dal 2004, intraprendendo la strada del biologico alla fine degli anni Ottanta, ovvero prima dell’entrata in vigore della legge europea sul biologico nel 1991.  

È una questione di relazioni

Nelle distese di alberi della società agricola il Selvello, dove troviamo anche un bosco ripiantumato e una vasca per la raccolta dell’acqua piovana, vengono rispettati i cicli della natura e le proprietà dei suoi frutti, in un cerchio che si chiude, completo sia dal punto di vista ambientale che nutrizionale. Ma il cerchio si sta anche ampliando perché l’agricoltura biologica è in continua evoluzione, così come le tecniche e tecnologie che utilizza. La relazione tra le persone e la natura, dunque, diventa sempre meno unidirezionale, dove l’ambiente viene sfruttato per sostenere i ritmi della modernità, e sempre più circolare, dove i benefici sono reciproci. Perché l’agricoltura fatta come si deve è l’anello che ci unisce al mondo che ci circonda, in una simbiosi dove non manca nulla e niente è di troppo.

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