Cooperazione internazionale

Il Canada accoglierà un milione di migranti in tre anni

A firmare il Global compact c’è anche il governo del Canada, un paese che promette di accogliere più di un milione di migranti nei prossimi tre anni.

Il 10 dicembre 2018 164 paesi delle Nazioni Unite hanno siglato il Global compact sulle migrazioni. L’Italia non ha partecipato alla discussione in corso a Marrakech e non ha firmato il documento, scegliendo di affidare questa decisione al Parlamento. In prima fila al vertice c’è invece Justin Trudeau, primo ministro del Canada, un paese che promette di accogliere un milione di migranti nell’arco dei prossimi tre anni.

justin trudeau, canada
Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha firmato il Global compact sull’immigrazione © Paul Marotta/Getty Images for MIT Solve

I programmi del Canada sull’immigrazione

Questa cifra arriva dal Rapporto annuale al Parlamento sull’immigrazione, che è stato presentato pochi giorni fa dal ministro per l’Immigrazione Ahmed Hussen. Il governo pianifica di rilasciare il permesso di soggiorno a tempo indeterminato a 330.800 persone nel 2019, 341mila nel 2020 e 350mila nel 2021, per un totale che supera il milione nell’arco del triennio (per la precisione, le stime vanno da un minimo di 940mila a un massimo di 1 milione e 80mila).

Una cifra in visibile crescita rispetto a quella del 2017, anno in cui sono state regolarizzate 286mila persone. Per la maggior parte si tratta di cittadini ammessi tramite gli Economic Classes Programmes, cioè quei programmi funzionali a colmare le mancanze nel mercato del lavoro. Ma questa cifra include anche 44mila fra rifugiati e permessi di soggiorno per motivi umanitari.

“Grazie soprattutto ai nuovi arrivati che abbiamo accolto nel corso della nostra storia, il Canada è diventato il paese forte e vivo che tutti apprezziamo. I migranti e i loro discendenti hanno dato un contributo immenso al Canada. Il nostro successo futuro dipende dalla nostra capacità di continuare ad accoglierli e integrarli nel migliore dei modi”, scrive Hussen nell’introduzione al documento. Lui stesso è arrivato a Toronto a diciott’anni con i genitori e i fratelli, per fuggire dalla guerra civile in Somalia.

I migranti aiutano la crescita demografica ed economica

Stando all’Ufficio nazionale di statistica, su una popolazione di 36 milioni di abitanti, uno su cinque non è nato in Canada. A partire dal 1990, circa 6 milioni di persone hanno fatto il loro ingresso nel territorio.

Nel biennio 2017-2018 le migrazioni internazionali hanno contribuito per l’80 per cento alla crescita demografica del paese. L’età media dei migranti per giunta risulta inferiore rispetto a quella dei nati in Canada; un dato da non sottovalutare, secondo il report del governo, se si considera che l’età media della popolazione sta salendo e il tasso di fertilità rimane basso. Va da sé che la questione ha un impatto sulle finanze pubbliche e sul sistema previdenziale. Nel 2012 il rapporto tra lavoratori e pensionati era di 4,1 a 1, ma secondo le stime salirà fino a 2 a 1 entro il 2036.

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Secondo i dati ufficiali, un residente su cinque non è nato in Canada © Bruce Reeve / Wikimedia Commons

“In Canada – si legge nel rapporto – i migranti di tutte le categorie, inclusi i rifugiati, hanno la tendenza a portare risultati positivi su una gamma di indicatori economici”. Per esempio, nel 2017 il tasso di occupazione dei migranti di età compresa fra i 25 e i 54 anni si è attestato sull’86,9 per cento, una percentuale comparabile a quella dei cittadini nati all’interno dei confini della nazione (88,4 per cento). I risultati economici aumentano parallelamente al tempo trascorso in Canada. Gli Economic Classes Programmes favoriscono gli arrivi di figure molto qualificate: tra le professionalità in arrivo dall’estero ci sono consulenti informatici, ingegneri del software, programmatori, revisori contabili, assistenti amministrativi.

Il Global Competitiveness Report 2018 del World Economic Forum, che riporta la notizia, pone il Canada al dodicesimo posto tra i paesi più competitivi del mondo, con un punteggio pieno (100 su 100) sul fronte della stabilità macroeconomica. L’Italia è al 31mo posto, il 17mo in Europa.

 

Foto in apertura © Rebecca W / Flickr
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