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Secondo autorità ortodosse ebraiche ed esperti di sharia, la carne coltivata può essere kosher e halal se rispetta determinati criteri di produzione.
Ebrei e musulmani ortodossi mangiano solo cibo che rispetta i criteri stabiliti dalla religione, definiti kosher nel primo caso e halal nel secondo. Questi riguardano soprattutto la carne, per esempio il tipo di animale consentito, la modalità di macellazione, il divieto di consumare sangue: se queste regole sono chiare per quanto riguarda la carne tradizionale, i dubbi sorgono nel caso della carne coltivata.
Negli scorsi giorni alcuni esperti ed autorità si sono pronunciati sul tema affermando che anche la carne prodotta in laboratorio può essere kosher o halal. La notizia è stata accolta con entusiasmo dai produttori di carne coltivata che possono immaginare una nuova fetta di mercato. Secondo le stime, solo negli Stati Uniti, più di 12 milioni di persone mangiano prodotti kosher e 8 milioni mangiano prodotti halal.
Il 6 settembre scorso, l’Unione Ortodossa, l’autorità di certificazione kosher più grande e influente al mondo, ha certificato come kosher i prodotti a base di pollo della startup israeliana SuperMeat segnando un passo avanti verso l’accettazione della tecnologia alimentare secondo la legge alimentare ebraica. Secondo le norme kosher, i prodotti a base di carne devono provenire da animali macellati e nulla può essere derivato da una creatura vivente. I prodotti certificati di SuperMeat eludono queste restrizioni coltivando carne a partire da cellule staminali di uova fecondate prima che compaiano macchie di sangue.
La carne coltivata viene presentata dai produttori come un’alternativa etica e sostenibile alla carne tradizionale e dopo ambientalisti, vegani e vegetariani, si tenta di conquistare anche gli ortodossi: “Allineare la nostra tecnologia con le leggi dietetiche kosher ha un significato immenso per noi – ha affermato in una nota Ido Savir, ceo di SuperMeat – Questo passo rappresenta il nostro impegno per l’inclusività e il rispetto delle diverse esigenze dietetiche, rendendo la nostra carne di pollo coltivata accessibile al pubblico di tutto il mondo”.
“È un altro indicatore della possibilità di rendere la carne coltivata una vera soluzione”, ha affermato Josh Tetrick, ceo della statunitense Eat Just che ha il marchio Good Meat. L’azienda ha convocato un gruppo di tre esperti della sharia che hanno esaminato la produzione dell’azienda e che il 10 settembre hanno affermato che la carne coltivata può essere halal se, tra gli altri fattori, le cellule da cui viene prodotta la carne provengono da un animale macellato secondo la legge islamica. Attualmente la carne prodotta da Good Meat, che negli Stati Uniti ha ricevuto l’ok al consumo, non soddisfa questo criterio, ma secondo l’azienda ora è più chiara la direzione in cui procedere.
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