Causare sofferenza psichica agli animali è reato, lo ha stabilito la Cassazione

Finalmente la sofferenza psichica agli animali può essere punibile dalla legge, lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione.

Causare sofferenza psichica agli animali è un reato punibile dalla legge con la reclusione fino a un anno o con ammende che vanno dai 1.000 ai 10mila euro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la recentissima sentenza – n. 10009/17 – del primo marzo.

sofferenza psichica agli animali
La sentenza della cassazione trae spunto dalla sofferenza psichica riscontrata in alcuni gatti selvatici detenuti in gabbie troppo piccole e anguste.

Con questa sentenza, quindi, gli animali vengono considerati meritevoli di tutela legale anche in assenza di patimento fisico. Il caso preso in oggetto dalla Corte è stato quello riguardante una donna che aveva rinchiuso dei gatti selvatici in un ambiente angusto e poco adatto all’indole di queste bestiole. Gli animali erano stati trovati in buona salute, ma una perizia sul loro comportamento aveva riscontrato un’alterazione psichica causata proprio “dall’ambiente di natura limitato in cui erano stati costretti a vivere”. Costringere un animale in un luogo non idoneo alla sua naturale condizione diventa, perciò, una condizione contraria alla natura dell’animale stesso e, come tale, può essere configurato come un vero e proprio maltrattamento.

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Chi causa sofferenza psichica agli animali

La Cassazione aveva ritenuto, già con una precedente sentenza – n. 52031 del 7/12/2016, che il maltrattamento verso un animale non si configura soltanto per un comportamento che “offende il comune senso di pietà e mitezza verso di loro, destando ripugnanza per aperta crudeltà, ma anche per condotte che incidono sulla sensibilità dell’animale stesso”. Sono perciò da considerarsi illegittimi “i comportamenti di abbandono e incuria volti a offendere la sensibilità psicofisica degli animali come autonomi esseri viventi in grado di reagire agli stimoli dolorosi come alle attenzioni amorevoli dell’essere umano”.

Gabbie troppo piccole, vessazioni relative alla libertà e alla possibilità di espletare correttamente i bisogni fisiologici, luci intense e artificiali che sostituiscono l’aria aperta e la luce del sole: tutte cose che da ora in poi possono costituire una palese offesa al benessere psicologico degli animali e che verranno punite, si spera, in conformità della legge.

“Un passo molto importante verso il riconoscimento dei diritti degli animali”

La sentenza della Suprema Corte – commenta l’avvocato Francesca Gentilini – costituisce un passo molto importante verso il riconoscimento dei diritti degli animali e della dignità a loro attribuita”. Considerare, infatti, per la prima volta i nostri amici a quattro zampe come esseri senzienti e in grado di soffrire, oltre che per patimenti fisici, anche per problemi psicologici, ci avvicina a una più civile considerazione della natura e dei suoi abitanti. Non più solamente corollario dell’uomo, sfogo delle sue passioni o dei suoi risentimenti, merce di scambio o creature destinate all’alimentazione e al divertimento, ma specie umane a tutti gli effetti, con propri sentimenti e con uguali diritti alla salute e al rispetto delle proprie esigenze. Equiparati, in tutto e per tutto, all’uomo e al suo destino.

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