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2 novembre 2001. Trent’anni di disastri ambientali. Dieci anni di indagini. Tre anni e mezzo di processo, processioni di vittime. Spazzati via in 5 minuti, il tempo di leggere la sentenza d’assoluzione, insieme alle speranze di una giusta rivalsa.
La pubblica accusa, il PM Felice Casson, aveva chiesto pene dai
3 ai 12 anni di reclusione (per un’ammontare di 185 anni) per i 28
imputati, amministratori e dirigenti di Montedison, Enimont,
Enichem.
Alla lettura della sentenza un gruppetto di vittime, di parenti,
di operai e di giovani è addirittura balzato sui banchi della
corte in aula. Il PM Casson non ha commentato.
Decine di lavoratori si sono ammalati di tumore, sono morti.
Porto Marghera e’ imputridito da fanghi ed esalazioni velenose. IL
PM Luca Ramacci tre anni fa aveva addirittura tappato con un
decreto d’urgenza gli scarichi dei siti industriali perche’ troppo
pericolosi, causando la tempranea chiusura degli impianti. Il PM
Felice Casson ha chiesto di punire i responsabili.
Come e’ possibile che una sentenza possa spazzare via tutto?
Le
centomila tonnellate di veleni
Nel Piano Regolatore del Comune di Venezia del 1962 si legge:
“…nella zona industriale di Porto Marghera troveranno posto
prevalentemente quegli impianti che diffondono nell’aria fumo,
polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano
nell’acqua sostanze velenose”.
L’attività industriale non era solo “rischiosa”. Era
pericolosa
Nel Petrolchimico solo negli ultimi dieci anni si sono contati 113
incidenti. E non di tutti si è avuta notizia.
Il processo
All’inizio della storia c’è un operaio, Gabriele Bortolozzo.
Lavora in uno de reparti dello stabilimento di Porto Marghera.
Moltissimi suoi compagni di lavoro sono morti o si sono ammalati di
cancro.
Dopo l’avvio del processo…
…l’inchiesta si era allargata non solo ai 147 operai morti per
cancro causato dal CVM – Cloruro di vinile monomero – ma a crimini
ambientali, avvelenamento di acque e di alimenti, disastro colposo,
incentrandosi sugli scarichi e su scavi e bacini realizzati dal ’70
all’88 in cui smaltire rifiuti tossici avvelenanti per le falde
acquifere.
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