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Accusati di negligenza in seguito ad uno degli incidenti nucleari più gravi della storia, gli ex dirigenti della centrale di Fukushima sono stati assolti.
Tre dirigenti della società che gestiva l’impianto nucleare di Fukushima, in Giappone, sono stati assolti. Tsunehisa Katsumata, già presidente della Tokyo electric power, Sakae Muto, allora vicepresidente, ed Ichiro Takekuro erano accusati di non aver adottato le contromisure necessarie ad evitare il disastro del marzo 2011, provocando così la morte di 44 persone – soprattutto pazienti costretti ad evacuare l’ospedale – ed il ferimento di 13 operai.
Activists protest outside court as three former executives acquitted over #Fukushima disaster #Tokyo pic.twitter.com/Tu0NqDiE02
— Ruptly (@Ruptly) September 19, 2019
Decine di persone si erano radunate fuori dalla Corte distrettuale di Tokyo prima della sentenza. “Se nessuno dei tre sarà dichiarato colpevole, lo sforzo di averli condotti al processo sarà stato inutile”, ha dichiarato Saki Okawara, manifestante, all’agenzia di stampa francese Afp. “E, come spesso accade nella società giapponese, nessuno si assumerà la responsabilità dell’incidente”.
Il disastro nucleare di Fukushima, il più grave dopo quello di Chernobyl del 1986, fu causato dallo tsunami che fece seguito ad un terremoto di magnitudo 9 distruggendo i generatori di emergenza che avrebbero fornito l’energia necessaria per il raffreddamento dei reattori. Le esplosioni d’aria e idrogeno e il rilascio di materiale radioattivo provocarono la morte di circa 18.500 persone, mentre più di 470mila dovettero abbandonare le proprie case.
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Da quel giorno i reattori vengono costantemente raffreddati per evitare ulteriori fughe radioattive. L’acqua utilizzata, che risulta così contaminata, viene conservata in apposite cisterne installate all’interno del sito nucleare. La Tokyo electric power ha tuttavia reso noto che nel 2022 non ci sarà più spazio, ma non è ancora stata individuata una soluzione.
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