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L’Unione italiana vini dice sì al nuovo testo unico sulla filiera vitivinicola: semplifica senza rinunciare alla qualità. Il vino sarà patrimonio nazionale
L’Italia sta per varare un testo unico normativo per tutta la filiera del vino, che servirà a semplificare la burocrazia di un settore importantissimo per l’economia del nostro paese, con un volume di affari di 14 miliardi di euro, senza però trascurare sicurezza e qualità. E si tratta di una legge “unica, un caso isolato in tutta Europa, se non in piccola parte per una leggina varata in Spagna nel 2004” spiega il segretario generale dell’Unione italiana vini, Paolo Castelletti. Il testo approvato all’unanimità dalla Camera è frutto soprattutto del lavoro di tutte le associazioni della filiera vitivinicola e prevede, tra le novità più importanti, il riconoscimento del vino e dei territori viticoli come patrimonio ambientale, culturale, gastronomico e paesaggistico dell’Italia. Inoltre, si definisce con precisione il vitigno autoctono italiano (il “vitis vinifera”), prevedendone l’utilizzo della definizione solo per specifici vini Docg, Doc e Igt, per garantire qualità ed evitare falsificazioni. Infine, verrà creato uno schedario viticolo dove deve essere iscritta ogni vitigno idoneo alla produzione di uva da vino, ciascuno con indicate le proprie caratteristiche. Ma non solo, secondo il segretario generale Castelletti.
Quali sono gli altri punti del testo unico che portano reali migliorie alla filiera del vino?
Intanto non si tratta un collage di norme, ma di una valutazione su tutto l’impianto normativo: si tolgono norme che erano in conflitto tra di loro, ci sono molte semplificazioni nei passaggi intermedi dalla vigna alla vendita. Viene rivisto anche il piano di controlli, che semplifica molto la parte amministrativa ma che non inficia minimamente l’attività di controllo sui prodotti.
La legge introduce novità anche per quanto riguarda le sanzioni: la diffida e il ravvedimento operoso. Come le giudica?
È un altro aspetto in cui si va a semplificare. La diffida per sanzioni formali è un istituto assolutamente nuovi nel comparto agricolo, e il ravvedimento operoso oggi è già usato nel fisco: se uno si dimentica di presentare una dichiarazione, può autodenunciarsi e con una piccola sanzione si metta in regola. Ma è tutto il sistema sanzionatorio che è stato uniformato, adesso un produttore può trovare in un unico testo tutta la parte normativa, dalla barbatella alla commercializzazione. È più semplice.
Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ripete spesso che, superata la Francia nella produzione del vino, adesso l’Italia deve fare un passo avanti nella qualità. Questa legge va in questo senso?
Io non parlerei tanto di qualità intrinseca, quanto di qualità percepita. Noi abbiamo un prezzo medio a bottiglia inferiore rispetto alla Francia, facciamo 5,5 miliardi di export con un volume molto maggiore mentre i francesi hanno un valore aggiunto sul vino molto più elevato. Dobbiamo scalare questo rapporto per arrivare più vicini a loro.
Quindi bisogna solo alzare il prezzo a bottiglia?
No, bisogna innanzitutto investire nella comunicazione: nel marketing i francesi sono molto più avanti di noi. Poi se ci fosse una percezione di qualità più importante da parte del consumatore, è evidente che ci sarebbe di conseguenza un innalzamento del prezzo, e allora il valore medio del venduto all’estero si alzerebbe.
Alla Camera il testo è passato all’unanimità, ora tocca al Senato: c’è qualcosa che potrebbe essere ancora migliorato a palazzo Madama?
Nulla. Questo è il frutto di due anni di lavoro dell’intera filiera vitivinicola e siccome è stato esaminato punto per punto il rischio è che l’introduzione di emendamenti vada a snaturare un testo che ha trova il perfetto equilibrio tra esigenze della politica e della filiera che sarebbe un peccato smontare. Noi ci auguriamo che venga approvato in fretta e così com’è.
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