Cave canem, cani e ragazzi dal passato difficile costruiscono insieme il proprio futuro

I cani possono aiutarci in molti modi. Ne sono un esempio gli esemplari impegnati a Roma nei progetti di Cave canem destinati ai giovani.

I cani possono aiutarci in molti modi. Garantendo una vita diversa, per esempio, ai minorenni che hanno attraversato periodi difficili e si sono resi colpevoli di reati più o meno gravi. All’insegna dei benefici che gli amici a quattro zampe possono donare agli uomini sono appunto i due progetti della fondazione onlus Cave canem di Roma. Un modo diverso per giovarsi dell’amore incondizionato di un cane e del sentimento di reciproca fiducia che si instaura con l’uomo.

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Le due fondatrici di Cave canem © Cave canem

I cani e Cave canem 

La fondazione Cave canem nasce con l’obiettivo di garantire l’evoluzione del rapporto tra esseri umani e animali. È un’impresa sociale al femminile nata dall’amicizia tra due donne, Adriana Possenti e Federica Faiella. Entrambe provengono da esperienze nel mondo animalista, nel sociale e negli enti no profit per l’aiuto a cani e gatti abbandonati. La fondazione ha dato vita in questi ultimi mesi a due progetti importanti.

Il primo, “Cambio rotta”, nasce per sostenere gli animali abbandonati grazie al coinvolgimento di ragazzi che in passato si sono macchiati di reati di diversa natura e che sono stati ammessi all’istituto della “messa alla prova”. “In questa fase, il processo è sospeso e i minorenni partecipano al progetto svolgendo lavori socialmente utili o attività formative”, spiega Federica Faiella.

I partecipanti sono selezionati in base a un corso di formazione a carattere teorico/pratico per acquisire competenze e conoscenze base in materia di accudimento degli animali. Allo stesso tempo svolgono lavori socialmente utili in canile coinvolgendo esemplari con un passato di abbandono e maltrattamenti. “Ci sono, pertanto, momenti di socializzazione, gioco e passeggiate all’aria aperta. I ragazzi si occupano anche della manutenzione del canile o del gattile (ritinteggiatura dei box, taglio dell’erbe, per esempio), svolgendo attività funzionali a migliorare la qualità di vita di animali costretti a vivere in rifugio nell’attesa che una famiglia speciale si faccia avanti”, aggiunge Faiella.

Il progetto vede la collaborazione sinergica di Cave canem, del Centro giustizia minorile Lazio, Abruzzo e Molise, dell’Ufficio servizi sociali per i minorenni del Lazio, del Tribunale per i minorenni di Roma e del canile Valle Grande.

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I cani aiutano l’uomo in molti modi diversi © Pixabay

Cani e ragazzi, una simbiosi perfetta

L’altro progetto di Cave canem basato sull’inclusione nel rapporto uomo/animale è “Fuori dalle gabbie junior” in collaborazione con l’Istituto penitenziario minorile di Casal Palocco di Roma. “Sono 18 i giovani detenuti che verranno coinvolti in un corso di formazione a carattere teorico-pratico all’interno dell’istituto penitenziario come operatori di canile, ricevendo un certificato di formazione professionale. Il tutto per esplicare un’attività utile a riempire di contenuti costruttivi il tempo della pena e acquisire competenze eventualmente spendibili per affacciarsi nuovamente nel mondo del lavoro una volta scontata la pena”, spiega Adriana Possenti.

E, in quest’ottica, fra gli scopi di Cave canem c’è un obiettivo importante: “Vogliamo essere un interlocutore attendibile per la collettività, un soggetto ‘facilitatore’ per le istituzioni. E desideriamo rispondere in modo costruttivo e progettuale alle criticità del territorio. Non solo parole, quindi, ma anche fatti. Nei primi due anni di vita della fondazione abbiamo dato vita a 12 modelli di co-progettazione grazie ai quali abbiamo generato valore per 1.463 cani, coinvolgendo più di 300 persone”, aggiunge Federica Faiella.

Tutti i proventi di Cave canem verranno investiti per finanziare nuovi progetti della fondazione. “La nostra attività a favore di quei cani che hanno un passato difficile, che nel tempo hanno mostrato reazioni violente o manifestazioni di paura passiva come la fobia, rimane uno degli scopi della fondazione. Si tratta dei soggetti per i quali gli educatori cinofili parlano di ‘fine pena mai’, destinati a rimanere chiusi in box, lontani da tutti. Per loro abbiamo un’idea precisa: aiutarli a superare i disagi comportamentali mostrati e garantire una vita qualitativamente alta, seppur in un contesto di canile”, conclude Possenti.

Uomini e cani, quindi, molto spesso uniti nella medesima condizione di dimenticati ed esclusi da una società sempre meno inclusiva, che riescono a unirsi in un destino comune fatto soprattutto di nuove opportunità, condivisione e affetto in nome della vecchia amicizia che lega l’umano al suo amico a quattro zampe dall’inizio dei secoli.

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