Le piante usate nella medicina popolare sono efficaci contro la cefalea, lo dice il Cnr

La cefalea è una patologia di non facile soluzione, così incisiva che l’Organismo mondiale della Sanità la considera la terza causa di disabilità al mondo. La notizia di un importante studio dà nuova speranza a chi da tempo convive con questo disturbo invalidante

Alcuni principi attivi estratti dalle piante e già largamente usati nella medicina popolare italiana negli ultimi due secoli, come ad esempio il partenio, sono efficaci nel combattere la cefalea, secondo un recente studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Dall’indagine dell’Istituto per i sistemi agricoli del Mediterraneo (Isafom) e dell’Istituto di scienze neurologiche (Isn), pubblicata sul Journal of ethnofarmacology  gazzetta ufficiale della Società internazionale di etnofarmacologia – sono emersi due aspetti importanti. Uno è che buona parte delle piante conosciute e prese in esame risultano contenere sostanze in grado di contrastare i meccanismi che sono alla base delle crisi di cefalea, l’altro è che il 40 per cento di queste piante veniva già utilizzato anche fino a duemila anni fa.

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Le donne sono colpite più frequentemente da crisi di cefalea © Ingimage

Cefalea, cos’è

La cefalea è una patologia di non facile soluzione, così incisiva che l’Organizzazione mondiale della sanità la considera la terza causa di disabilità al mondo. Le persone che soffrono di cefalea sanno perfettamente quanto questa condizione possa essere debilitante, difficile da gestire e da interpretare: infatti, essendo un sintomo aspecifico molte possono essere le cause scatenanti. Le crisi dolorose possono presentarsi a breve distanza una dall’altra, durare per diversi giorni e coinvolgere tutta o solo una parte della testa, il collo, il viso e spesso gli occhi, talmente dolenti che le persone sono costrette a stare in stanze immerse nella semioscurità. Le donne generalmente ne sono più colpite.

Due sono le categorie che caratterizzano il sintomo: le cefalee primarie che comprendono la cefalea tensiva, a grappolo, trigeminale e lemicrania, generalmente benigne e senza importanti conseguenze e le cefalee secondarie legate ad altre patologie, a volte molto gravi. Ipertensione, emorragia cerebrale, attacco ischemico o trauma cranico, aumento della pressione endocranica, sinusite, infezioni sono solo alcune delle principali cause che hanno come conseguenza la cefalea secondaria. Se gli attacchi di mal di testa sono frequenti o prolungati si rende indispensabile un consulto medico per individuare, se possibile, la causa della cefalea ricorrente e trovare il rimedio giusto alla situazione.

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Il partenio, pianta originaria dell’Europa ma diffusa anche in America e Australia, è un rimedio per la prevenzione della cefalea usato largamente nella medicina popolare © Ingimage

Importanti novità per chi soffre di cefalea

Nei secoli scorsi si è aperto un percorso di arricchimento culturale nella storia della farmacia, sfociato nel Diciannovesimo secolo con la nascita di quella scienza chiamata farmacognosia, ramo della farmacologia che nello specifico studia i principi attivi estratti da sostanze vegetali. E proprio la farmacognosia ha avuto il compito di individuare nelle piante usate per lunghissimo tempo nella tradizione popolare la parte “sanante” e collocarla sotto una precisa categoria di ordine chimico. Sono state scoperte sostanze che a oggi vengono utilizzate come prototipi per cercare di produrre farmaci meno tossici e sempre più efficaci.

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Da Ippocrate a Galeno, allo studio del Cnr

L’importante studio del Cnr ha rivelato che molte delle piante prese in considerazione, circa il 42 per cento, erano già usate tra il Quinto secolo avanti Cristo e il Secondo dopo Cristo. Ciò che affascina è la trasmissione delle conoscenze empiriche avvenuta attraverso i secoli, insieme alle testimonianze di antichi Greci e Romani studiosi della medicina quali Ippocrate (padre della medicina), Plinio il vecchio, Dioscoride e Galeno che già ai loro tempi somministravano partenio e salice bianco come rimedi antinfiammatori e come preventivi per le crisi di cefalea.

Il dottor Giuseppe Tagarelli dell’Isafom spiega che le sostanze estratte dall’80 per cento delle piante usate in quel periodo contengono metaboliti secondari, ossia componenti che non agiscono direttamente sullo sviluppo della pianta ma che hanno un’azione analgesica e antinfiammatoria assolutamente efficace. Inoltre, componenti organici quali flavonoidi e terpenoidi, estratti per lo più dal sambuco, dal girasole e dall’artemisia, agiscono come i Fans, farmaci che si assumono abitualmente come antidolorifici nelle crisi di cefalea e come antinfiammatori in diverse patologie. Il meccanismo di azione dei metaboliti secondari è uguale all’azione del farmaco ossia blocca la parte enzimatica che favorisce la formazione di prostaglandine, mediatori chimici delle forme infiammatorie.

Girasoli
Il girasole è una delle piante dalle quali si estraggono flavonoidi e terpenoidi, la cui azione è analoga a quella di farmaci antidolorifici  © Ingimage

Verso nuove mete

Gli sviluppi in quest’area della medicina sono molti. Ad esempio, la farmacista cinese Tu Youyou, vincitrice del premio Nobel per la medicina nel 2015, è riuscita ad isolare dall’Artemisia annua, pianta usata tradizionalmente in Cina per la cura della malaria, il principio attivo chiamato artemisinina, sostanza presente in molti farmaci indicati per la risoluzione di questa parassitosi. Speriamo quindi che la ricerca farmacologica vada a riscoprire nella natura sostanze che in futuro possano dare un prezioso aiuto nella risoluzione di un numero crescente di patologie.

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