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Alcuni agricoltori del Kansas, supportati dal Land Institute, stanno sperimentando la coltivazione del Kernza, cereale perenne che resiste meglio agli eventi estremi e sequestra più carbonio.
Cereali perenni in risposta ai cambiamenti climatici: è quanto sta sperimentando un gruppo di agricoltori negli Stati Uniti per aumentare la resilienza delle coltivazioni a fenomeni estremi come siccità e forti piogge.
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Come racconta un reportage di Associated Press, in Kansas si sta provando a coltivare il Kernza, nome che indica il marchio commerciale del cereale ottenuto dalla pianta nota come Thinopyrum intermedium. Originario dell’Asia occidentale, questo “cugino” perenne del frumento è stato storicamente coltivato negli Stati Uniti e nel resto del mondo come foraggio per il bestiame. Dal 2001 il Kernza è in fase di sviluppo presso il Land Institute di Salina insieme a varietà perenni di frumento, riso, sorgo e altre colture cerealicole e oleaginose: lo scopo è quella di trasformarlo in una fonte di cereali perenni destinata all’alimentazione umana. Il Kernza è caratterizzato da un sapore che ricorda la frutta a guscio; è ricco di fibre e presenta un contenuto più elevato di proteine, carotenoidi e altri antiossidanti rispetto al frumento annuale. Il Land Institute precisa che il cereale non è coperto da brevetto ed è un seme 100% naturale, non ogm.
I cereali perenni non richiedono semina, raccolta e risemina annuali; vengono piantati una sola volta e si mantengono per diversi anni. I ricercatori affermano che i loro apparati radicali, capaci di spingersi in profondità per oltre un metro, riescono ad attingere acqua dagli strati più bassi del terreno. Ciò consente alle piante di resistere meglio a periodi di siccità. Inoltre, in caso di forti piogge, le imponenti strutture radicali assorbono l’acqua in eccesso che altrimenti scorrerebbe in superficie, causando erosione del suolo. Queste radici profonde sequestrano anche maggiori quantità di carbonio, contribuendo a ridurre l’inquinamento atmosferico e ad aumentare la fertilità del terreno.
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Negli Stati Uniti, l’anno scorso, il Kernza è stato coltivato su una superficie di 1.421 ettari, a fronte dei 15,1 milioni di ettari destinati a frumento. Gli agricoltori riferiscono che il Kernza è efficace nel ripristinare terreni con problemi di drenaggio e per ricostituire la sostanza organica nel suolo. Inoltre, richiede circa un terzo dei fertilizzanti necessari per il frumento e, trattandosi di una coltura che non richiede semina annuale, riduce la necessità di manodopera e la frequenza di utilizzo di macchinari agricoli alimentati a carburante.
“Integrare le piante perenni nella nostra agricoltura sembra davvero l’unica opzione per preservare il suolo per le generazioni future, se vogliamo continuare a produrre cibo”, ha dichiarato Laura van der Pol, ricercatrice presso il Land Institute.
La ricerca al momento procede lentamente e la sfida principale è quella di ottenere dal Kernza le stesse rese del grano: gli agricoltori che coltivano Kernza ottengono rese pari al 20-40 per cento di quelle che otterrebbero da una coltura di grano nella stessa area. Questo perché una coltura perenne deve utilizzare energia non solo per far crescere i semi, ma anche per sviluppare le radici che penetrano nel terreno e possono sopravvivere per più di un anno. Inoltre, il chicco del Kernza è più piccolo del grano e agricoltori e ricercatori stanno ancora cercando i metodi migliori per adattare le attrezzature agricole in modo che il chicco non venga danneggiato durante la raccolta.
Bisogna considerare poi le questioni legate all’interesse dei consumatori e ai sostegni finanziari. Nonostante le difficoltà, di fronte alla crisi climatica, ci sono tante richieste di agricoltori che vogliono coltivare il Kernza, ma questo cereale non è ancora molto conosciuto dai consumatori e non c’è un mercato sufficientemente sviluppato. Occorre dunque favorire l’accesso al prodotto, sostenere gli agricoltori con incentivi e accrescere la consapevolezza dei consumatori.
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