È un progetto di ricercatori di Città del Capo che ripulisce le acque di un fiume con pietre, legno e sassi e consente di irrigare gli orti di una comunità in espansione.
Per Greenpeace i piani di espansione di Jbs sono incompatibili con gli obblighi dell’azienda in materia di clima e biodiversità e sta portando la causa al tribunale olandese.
Greenpeace Paesi Bassi ha presentato una petizione a un tribunale olandese chiedendo che Jbs, la multinazionale brasiliana leader mondiale nella produzione di carne, sia obbligata a rendere pubblici i documenti sul suo piano di espansione globale e su come questo sia compatibile con le responsabilità nei confronti del clima, della natura e dei diritti umani.
Finora cause simili sono state intentate solo contro aziende del settore dei combustibili fossili: adesso, invece, questo caso apre una nuova frontiera nella lotta contro i cambiamenti climatici creando potenzialmente un precedente per azioni legali contro il settore agricolo che è la principale causa di deforestazione e una delle principali fonti di emissioni di metano. “L’obiettivo principale è quello di contestare il modello di business e il modello di espansione di Jbs”, ha dichiarato al Guardian Richard Brown, consulente legale di Greenpeace International. “Abbiamo il sospetto che stiano procedendo alla cieca e che non stiano raccogliendo le informazioni necessarie per comprendere gli impatti”.
Al centro della petizione contro Jbs c’è la mancanza di trasparenza sui suoi piani di espansione da 6 miliardi di dollari, di cui quasi la metà destinati alla Nigeria. Si tratta del primo investimento nell’Africa subsahariana che ha come obbiettivo la costruzione di sei impianti per la produzione di carne.
Greenpeace e le associazioni locali nigeriane temono che l’espansione causerà danni ambientali irreversibili e minaccerà l’accesso alle risorse essenziali per la sicurezza alimentare delle comunità. Secondo le organizzazioni ci sono scarse informazioni in merito alla valutazione da parte di Jbs delle conseguenze sociali e ambientali di questo piano che minaccerebbe i piccoli agricoltori, la sicurezza alimentare nazionale, le priorità di utilizzo del suolo e dell’acqua, oltre a comportare enormi emissioni di metano.
In Brasile, il paese d’origine di Jbs, il colosso ha più volte promesso di rendere più trasparente e pulita la filiera riguardo al problema della deforestazione entro il 2025, ma non ha rispettato quanto annunciato. Come riferisce Greenpeace, Jbs ha abbandonato l’impegno di “zero emissioni nette entro il 2040” e nel suo ultimo rapporto di sostenibilità ha escluso il calcolo delle emissioni indirette derivanti dall’allevamento bovino, che rappresentano una componente fondamentale del suo impatto climatico.
Lo scorso anno Jbs ha trasferito la propria sede centrale nei Paesi Bassi nell’ambito della sua strategia di quotazione alla Borsa di New York: il trasferimento ha permesso all’azienda di accedere ai mercati finanziari internazionali per ottenere fondi per l’espansione, ma l’ha esposta anche a regole più rigide come il dovere di diligenza olandese, che impone a soggetti e aziende di agire con ragionevole attenzione per prevenire danni a persone e ambiente (la norma su cui si è basata, appunto, la petizione di Greenpeace).
Greenpeace Paesi Bassi ritiene che le pratiche commerciali storiche di Jbs e i suoi futuri piani di espansione siano incompatibili con gli obblighi dell’azienda in materia di clima e biodiversità e che, pertanto, violino il dovere di diligenza olandese. Ora si attende il riscontro del tribunale: se il giudice si pronuncerà a favore di Greenpeace, secondo l’organizzazione sarà un’enorme vittoria per la trasparenza contro gli interessi delle multinazionali e si potrà accedere a informazioni cruciali per contrastare le pratiche di Jbs.
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