L’allattamento al seno migliora il sonno e riduce il rischio di ADHD nei bambini, i risultati di due studi

Uno studio giapponese ha osservato una migliore qualità del sonno nei bambini nutriti con latte materno, mentre secondo uno studio norvegese esiste un’associazione tra l’allattamento al seno e un minor rischio di ADHD.

  • L’allattamento al seno esclusivo fino a sei mesi è promosso dall’Oms per i suoi numerosi benefici.
  • Uno studio giapponese ha osservato che i neonati allattati esclusivamente al seno per sei mesi avevano una probabilità inferiore di avere una breve durata del sonno rispetto a quelli alimentati solo con latte artificiale.
  • Secondo uno studio norvegese, più a lungo un bambino è stato allattato esclusivamente al seno, minore è il livello di sintomi di ADHD a tre, cinque e otto anni.

Ricercatori giapponesi hanno osservato che i bambini che hanno ricevuto latte materno durante i primi sei mesi di vita avevano un sonno migliore a un anno di età rispetto a quelli alimentati esclusivamente con latte artificiale. Un sonno adeguato nell’infanzia è considerato importante per un sano sviluppo fisico e psicologico. “L’Oms promuove ampiamente l’allattamento al seno e la maggior parte delle persone è consapevole dei molteplici benefici che apporta alla salute”, ha spiegato Yuri Nakagawa, prima autrice dello studio. “Ciononostante, permangono convinzioni errate, secondo cui i neonati allattati al seno dormono meno o quelli allattati con latte artificiale dormono più a lungo. Volevamo fornire prove concrete per sfatare questo mito”.

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La convinzione comune è che i bambini allattati al seno dormano meno perché il latte materno viene digerito più rapidamente, ma la scienza ha smentito questa credenza © Getty Images

Allattamento al seno e migliore qualità del sonno, i risultati di uno studio giapponese

Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition ha analizzato i dati di oltre 82.918 coppie madre-bambino. All’età di sei mesi dei bambini, alle madri sono stati somministrati dei questionari sulle pratiche di alimentazione seguite nei primi sei mesi di vita dei loro bambini. I bambini sono stati poi suddivisi in quattro gruppi in base al metodo di alimentazione. Il primo gruppo era composto da neonati allattati esclusivamente con latte artificiale. Il secondo gruppo comprendeva i neonati allattati al seno per meno di sei mesi. Il terzo gruppo includeva i neonati allattati al seno per tutti i sei mesi, con integrazione di latte artificiale. Il quarto gruppo era composto da neonati allattati esclusivamente al seno per sei mesi. Al compimento del primo anno di età, i genitori hanno compilato un altro questionario indicando la durata del sonno del bambino. 

Tutti i gruppi di bambini allattati al seno mostravano una minore probabilità di insufficiente qualità del sonno rispetto ai neonati allattati esclusivamente con latte artificiale. Mentre i neonati allattati solo con latte artificiale per i primi sei mesi avevano una probabilità del 12,2 per cento di avere un sonno insufficiente, il rischio nei neonati allattati al seno per meno di 6 mesi era solo del 10,2 per cento. Se allattati al seno per tutti i sei mesi e integrati con latte artificiale, il rischio si riduceva ulteriormente al 9,7 per cento. Il rischio minore di insufficiente qualità del sonno a un anno di età si riscontrava nei bambini allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi, con l’8,8 per cento. Dopo aver aggiustato i dati per un’ampia gamma di fattori materni, infantili e ambientali, i neonati allattati esclusivamente al seno per sei mesi avevano una probabilità inferiore del 23 per cento di avere una breve durata del sonno rispetto a quelli alimentati solo con latte artificiale.

I risultati hanno anche mostrato un’associazione graduale, con una maggiore durata dell’allattamento al seno associata a una probabilità progressivamente inferiore di insufficiente qualità del sonno.

“Questo studio smentisce la convinzione diffusa che i neonati allattati al seno dormano meno perché il latte materno viene digerito più rapidamente”,  ha affermato Nakagawa. “I nostri risultati suggeriscono che tali preoccupazioni non dovrebbero scoraggiare i genitori dal considerare l’allattamento al seno e i suoi numerosi benefici ben documentati”.

Le possibili spiegazioni dell’associazione tra latte materno e sonno migliore

I ricercatori hanno proposto diverse possibili spiegazioni sull’associazione tra latte materno e qualità del sonno. Mentre la composizione nutrizionale del latte artificiale rimane relativamente costante, quella del latte materno si adatta alle mutevoli esigenze del neonato. Per contribuire a stabilire e regolare l’orologio biologico e il ciclo sonno-veglia del bambino, la melatonina, un ormone che favorisce l’addormentamento e migliora la qualità del sonno, viene secreta nel latte materno durante la notte. Poiché i neonati producono solo piccole quantità di melatonina, la melatonina derivata dal latte materno può contribuire a sostenere lo sviluppo di un sano ritmo sonno-veglia.

Inoltre, il latte materno contiene triptofano, un amminoacido utilizzato per la produzione di melatonina. E le concentrazioni di triptofano nel latte materno risultano essere più elevate durante la notte. Ancora, si ipotizza che le differenze nel microbiota intestinale tra neonati allattati al seno e neonati allattati con latte artificiale possono anch’esse contribuire allo sviluppo di ritmi sonno-veglia sani e a una migliore qualità del sonno.

Allattamento al seno e minor rischio di ADHD, i risultati di uno studio norvegese

Ricercatori norvegesi hanno osservato invece come l’allattamento al seno fino a sei mesi di età è associato a un ridotto rischio di sintomi di ADHD tra i tre e gli otto anniLo studio, pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, ha utilizzato i dati di 37.600 famiglie. Le madri hanno riferito, tramite un questionario compilato sei mesi dopo la nascita, la durata dell’allattamento esclusivo al seno, dell’allattamento parziale e dell’introduzione di altri liquidi o alimenti solidi. Questi dati sono stati utilizzati per calcolare il numero di mesi in cui ogni bambino è stato allattato esclusivamente al seno.

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La convinzione comune è che i bambini allattati al seno dormano meno perché il latte materno è più digeribile © Getty Images

“Abbiamo scoperto che più a lungo un bambino è stato allattato esclusivamente al seno (fino a sei mesi), minore è il livello di sintomi di ADHD a tre, cinque e otto anni”, ha affermato Berit Skretting Solberg, tra gli autori dello studio. L’associazione è stata osservata sia nei maschi che nelle femmine ed è risultata più forte a tre e cinque anni, e leggermente più debole a otto anni. Tutti i tipi di allattamento al seno hanno mostrato un effetto, ma l’effetto è aumentato con la durata e l’intensità dell’allattamento ed è risultato più forte con l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi.

Lo studio ha tenuto conto del rischio genetico noto di ADHD e dei fattori sociodemografici. Sono state condotte anche analisi tra fratelli, confrontando diversi modelli di allattamento al seno all’interno della stessa famiglia. “Anche dopo queste correzioni, è emerso un effetto protettivo chiaro, seppur moderato, della durata dell’allattamento esclusivo al seno sui successivi sintomi di ADHD”, ha spiega Solberg.

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La frequenza dell’allattamento al seno potrebbe contribuire a proteggere dallo sviluppo dei sintomi di ADHD nei bambini piccoli © Getty Images

Come per altri studi osservazionali, è difficile trarre conclusioni definitive sulla causalità, per cui sarebbero necessarie ulteriori ricerche. Come hanno spiegato gli studiosi, l‘ereditarietà è probabilmente il fattore di rischio più importante per l’ADHD. Tuttavia, poiché l’ADHD, come altri disturbi del neurosviluppo, è influenzato da molteplici fattori, lo studio suggerisce che anche la frequenza dell’allattamento al seno potrebbe contribuire a proteggere dallo sviluppo dei sintomi di ADHD nei bambini piccoli.

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