Expo 2015

68 piatti benedetti da 11 religioni. Il cibo dello spirito nel cuore di Expo

Il cibo dello spirito nella Carta di Milano. Si è svolto a Expo l’evento che ha coinvolto i rappresentanti di undici religioni che hanno benedetto 68 piatti preparati da altrettanti paesi partecipanti.

I rappresentati di undici religioni, tra le più seguite al mondo, si sono incontrati a Expo Milano 2015 per parlare e confrontarsi sul tema della nutrizione e della produzione del cibo. Dall’islam all’ebraismo, dalla religione cattolica a quella buddista. L’evento Il cibo dello spirito nella Carta di Milano si è tenuto il primo settembre e ha avuto due momenti fondamentali: la benedizione del cibo da parte di ogni rappresentante, ognuno secondo il suo credo e la sua tradizione, e la firma della Carta di Milano, il documento realizzato nei mesi precedenti all’esposizione universale che elenca diritti e impegni che chiunque può sottoscrivere per trovare un modo di risolvere il problema del cibo e della malnutrizione, l’eredità immateriale che Milano vuole lasciare al resto del mondo.

I piatti “benedetti” sono stati preparati dagli chef di 68 paesi che partecipano a Expo e sono stati offerti a tutti i visitatori presenti alla cerimonia. Lo scopo dell’evento è stato promuovere la solidarietà, la pace e la tolleranza tra popoli e il dialogo tra religioni in un periodo storico in cui la questione della convivenza e dell’integrazione è all’ordine del giorno per via di un aumento del numero di persone che sentono il bisogno di abbandonare la propria casa, la propria terra per sfuggire a guerre e carestie.

 

“Qui le religioni sono sorelle, possiamo dialogare e gustare lo stesso cibo. La legge di interdipendenza nella quale credo ci dice che proprio come sto vedendo qui, prima di nutrirsi, dobbiamo offrire”, ha affermato ha affermato Svamini Hamsananda Ghiri, vicepresidente dell’Unione induista italiana Sanatana Dharma. Elia Richetti, rabbino nella Comunità ebraica di Milano, ha concentrato il suo intervento sull’educazione del comportamento: “La responsabilità individuale e la consapevolezza possono essere condivise da tutti. Dominare il giardino dell’eden significa custodirlo e gestirlo”. Per il lama del Centro studi tibetani “Mandala”, Paljin Tulku Rinpoche, c’è bisogno dell’educazione dei cittadini del futuro all’amore per l’ambiente.

Articoli correlati