La Cina accusata di distruggere moschee

Secondo l’ultimo report di Human rights watch le autorità cinesi starebbero riducendo il numero di moschee nelle aree a maggioranza musulmana

Secondo l’ultimo report di Human rights watch, le autorità cinesi hanno chiuso e danneggiato centinaia di moschee nelle regioni settentrionali di Ningxia e Gansu, che ospitano le popolazioni musulmane più numerose della Cina dopo lo Xinjiang, nell’ambito della politica di “sinizzazione” delle minoranze religiose cinesi. La sinizzazione è il processo attraverso il quale società o gruppi non cinesi vengono acculturati o assimilati alla cultura cinese, in particolare alla lingua, alle norme sociali, alla cultura e all’identità etnica dei cinesi Han, il più grande gruppo etnico della Cina.

Le autorità di Pechino hanno smantellato, chiuso, demolito e convertito le moschee per uso secolare come parte degli sforzi del governo per limitare la pratica dell’Islam. Le autorità hanno rimosso le caratteristiche architettoniche islamiche, come cupole e minareti, da molte altre moschee.

Human rights watch ha verificato e analizzato video e immagini postati online da musulmani Hui, il gruppo etnico della regione autonoma di Ningxia, e, attraverso un controllo incrociato con le immagini satellitari dei villaggi di Liaoqiao e Chuankou, ha potuto constatare che delle sette moschee di questi villaggi, quattro presentavano distruzioni significative: tre edifici principali sono stati rasi al suolo e la sala per le abluzioni di una è danneggiata all’interno. Le autorità hanno rimosso le cupole e i minareti di tutte e sette le moschee.

La campagna di sinizzazione dell’Islam in tutta la Cina

La libertà di culto in Cina è garantita ma con delle restrizioni. I cittadini possono praticare il loro credo solo all’interno di luoghi di culto approvati ufficialmente dallo Stato e le autorità mantengono uno stretto controllo sugli stessi. Dal 2016, quando il presidente Xi Jinping ha chiesto la “sinizzazione” delle religioni, con l’obiettivo di garantire che il Partito comunista cinese sia il gestore della vita spirituale delle persone, il controllo statale sulle regioni a maggioranza musulmana si è rafforzato.

Il “consolidamento delle moschee” è citato in un documento centrale del partito dell’aprile 2018 che delinea una strategia nazionale su più fronti per “sinizzare” l’Islam, ovvero renderlo più cinese. Il documento istruisce il partito e le agenzie statali in tutto il Paese a rafforzare la gestione standardizzata della costruzione, della ristrutturazione e dell’espansione dei luoghi di culto islamici. Il documento osserva che un principio centrale di tale gestione è che  non dovrebbero essere costruite nuove moschee, al fine di comprimerne il numero. 

Secondo alcuni media, negli ultimi anni sono state chiuse dalle 400 alle 500 moschee in Ningxia, che nel 2014 contava circa 4.200 moschee. Uno studio condotto da due esperti, Hannah Theaker dell’università di Plymouth e David Stroup dell’università di Manchester, suggerisce che almeno un terzo delle moschee del Ningxia sono state chiuse dal 2020.

Uno dei casi che ha causato più scalpore nella popolazione è avvenuto lo scorso maggio quando le autorità hanno minacciato di distruggere parte della moschea di Najiaying, nella città di Nagu, una delle più antiche moschee in Cina. In quell’occasione ci sono stati diversi scontri tra i manifestanti e le forze di polizia.

La persecuzione della minoranza uigura

I musulmani Hui che abitano le regioni di Ningxia e Gansu appartengono al gruppo etnico maggioritario in Cina, quello degli Han, a differenza degli Uiguri, la minoranza turcofona di religione musulmana abitante la regione dello Xinjiang.

I report delle organizzazioni internazionali degli ultimi anni si sono concentrati sulla persecuzione di questa minoranza, a partire dalla pubblicazione dell’Australian strategic policy institute dello Xinjiang data project. Secondo la ricerca australiana, a partire dal 2017 due terzi delle moschee della regione è stato danneggiato o distrutto. Il team di ricerca ha anche identificato la presenza di centinaia di centri di detenzione.

La presenza di centri di detenzione destinati alla minoranza uigura e alle altre minoranze di religione musulmana è stata confermata dal report delle Nazioni Unite pubblicato nel settembre del 2022, come ultimo atto dell’allora Alta commissaria per i diritti umani Michelle Bachelet.

Il rapporto evidenzia gravi e sistemiche violazioni dei diritti umani, tra cui sterilizzazione forzata, tortura e trattamenti inumani e degradanti all’interno dei centri di detenzione.

Nonostante le evidenti prove di persecuzione nei confronti delle minoranze musulmane cinesi, i governi membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica, ad oggi, non hanno preso nessuna posizione sulla questione.

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