Cop26

La CO2 nell’atmosfera segna un nuovo record. Malgrado la pandemia

La concentrazione di CO2 nell’atmosfera terrestre ha superato le 413 parti per milione, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale.

  • La concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera ha raggiunto le 413,2 parti per milione.
  • Per ritrovare dati simili occorre tornare indietro di 3-5 milioni di anni.
  • Le Nazioni Unite confermano che le promesse di riduzione delle emissioni dei governi sono ancora insufficienti.

La concentrazione di gas climalteranti nell’atmosfera continua a crescere. Nonostante la pandemia e la conseguente, drastica diminuzione delle attività economiche in tutto il mondo, nel 2020 la quantità di CO2 è aumentata ulteriormente, raggiungendo un nuovo record. E la tendenza non è cambiata nei mesi fin qui trascorsi dell’anno in corso. A spiegarlo è l’ultimo Bollettino sul gas ad effetto serra dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), secondo il quale in particolare il quantitativo di CO2 presente nell’atmosfera terrestre ha toccato le 413,2 parti per milione (ppm).

La quantità di CO2 superiore del 149 per cento rispetto ai livelli pre-industriali

Si tratta di un valore superiore del 149 per cento rispetto ai livelli pre-industriali. Mentre il metano e il protossido d’azoto risultano rispettivamente a +262 e a +123 per cento. L’Omm ricorda che la “vita” del biossido di carbonio è particolarmente lunga: “Il riscaldamento che deriverà dai gas dispersi oggi perdurerà per decenni, anche se il mondo dovesse azzerare rapidamente le emissioni nette”. Con tutto ciò che ne conseguirà in termini di fusione dei ghiacci polari, aumento del livello dei mari, inondazioni, fenomeni meteorologici estremi e acidificazione degli oceani.

L’Organizzazione meteorologica mondiale ha sottolineato inoltre come sia probabile che i mari, che assorbono una buona parte della CO2 di origine antropica, possano svolgere tale funzione in modo sempre meno efficace. A ciò si aggiunge il fatto che il forzante radiativo, ovvero la capacità della Terra di immagazzinare calore, proprio a causa dei gas climalteranti, è cresciuto del 47 per cento tra il 1990 e il 2020.

Dall’Omm un messaggio inequivocabile ai governi

“Il nostro Bollettino rappresenta un messaggio scientifico forte ai negoziatori della Cop 26 di Glasgow. Proseguendo a questo ritmo, l’aumento della temperatura media globale alla fine del secolo sarà ben superiore a quanto indicato dall’Accordo di Parigi. Siamo molto lontani dall’obiettivo”, ha commentato il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas.

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Il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) Petteri Taalas © Fabrice Coffrini/Afp/Getty Images

Quest’ultimo ha sottolineato inoltre che “la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato le 400 parti per milione nel 2015. Appena cinque anni più tardi abbiamo superato le 410 ppm. Non stiamo parlando soltanto di formule chimiche o di cifre su un grafico. Stiamo parlando di qualcosa che avrà enormi ripercussioni sulla nostra vita quotidiana e sul nostro benessere, sullo stato del Pianeta e sull’avvenire dei nostri figli e dei nostri nipoti”.

Nell’atmosfera mai così tanta CO2 da almeno 3 milioni di anni

D’altra parte, l’ultima volta che sulla Terra si era registrato un livello di CO2 simile, è stato tra 3 e 5 milioni di anni fa. All’epoca, la temperatura media globale era di 2-3 gradi centigradi più alta di oggi. E il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto a quello attuale”.

“Molti paesi – ha aggiunto Taalas – si stanno imponendo degli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette e speriamo di vedere una moltiplicazione di tali impegni alla Cop 26. Dobbiamo ripensare l’industria, il settore energetico, i trasporti e l’intero nostro modo di vivere. Le trasformazioni necessarie sono abbordabili economicamente e fattibili tecnicamente. Non c’è più tempo da perdere”. Il summit di Glasgow, anche in questo senso, rappresenterà un bivio per l’umanità.

Gli impegni dei governi sono ancora largamente insufficienti

Le premesse, tuttavia, non sono particolarmente incoraggianti. Dalle Nazioni Unite è infatti arrivato l’ennesimo allarme sulle Ndc, Nationally determined contributions. Gli impegni, appunto, assunti da 191 stati al fine di centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015 e poi riproposti nel 2021 poiché insufficienti. Ebbene, alla fine di settembre i calcoli effettuati sulla base dei documenti inviati finora indicano che il mondo viaggia verso un riscaldamento globale di +2,7 gradi (a patto che quelle promesse siano totalmente rispettate). 

Il mondo è dunque lontanissimo dall’obiettivo degli 1,5 gradi indicato dall’Accordo di Parigi. E una nuova analisi pubblicata il 25 ottobre spiega che, sulla base delle nuove Ndc presentate da alcuni dei paesi che hanno ratificato l’Accordo, la previsione è di un aumento del 16 per cento delle emissioni di qui al 2030. 

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