Coccodrillo marino in Australia (Photo by Ben Tweedie/Corbis via Getty Images)
In Australia i coccodrilli marini hanno rischiato di scomparire per sempre a causa della caccia spietata, ora, dopo decenni di protezione, sono tornati in gran numero.
Coccodrillo marino in Australia (Photo by Ben Tweedie/Corbis via Getty Images)
I coccodrilli marini (Crocodylus porosus) sono i più grandi rettili del pianeta e possono raggiungere i sette metri di lunghezza. Questi enormi predatori sono presenti nelle antichissime pitture rupestri degli aborigeni australiani, che li chiamano pukpuk, e hanno un ruolo importante nella loro cosmologia. Per millenni i coccodrilli sono stati al vertice della catena alimentare in Australia, fino alla fine del Settecento, quando il continente fu invaso da una moltitudine di glabri e pallidi primati.
I coccodrilli marini (Crocodylus porosus), occupano un’area molto vasta, dalle acque salmastre e dolci dell’India orientale, all’Asia sudorientale e nord Australia (Photo by Auscape/UIG via Getty Images)
Lo sterminio dei coccodrilli
Circa cinquanta anni fa i coccodrilli di mare che popolavano le coste settentrionali dell’Australia hanno rischiato di scomparire per sempre. Migliaia di esemplari sono infatti stati sterminati nel corso del XX secolo a causa della caccia spietata da parte dei coloni, sia per il valore commerciale della pelle dei rettili (quella di questa specie è considerata la più pregiata tra tutte le pelli di coccodrillo), che per rendere più sicuri i corsi d’acqua e per vera e propria ostilità contro questi animali a causa della loro reputazione di mangia-uomini.
La rinascita dei signori dell’acqua
Per fortuna prima che la situazione diventasse irreparabile, nel 1971 il coccodrillo marino è stato dichiarato specie protetta in Australia. Grazie a decenni di protezione il numero dei coccodrilli è aumentato esponenzialmente nelle regioni dell’Australia settentrionale e oggi si stima che la popolazione comprenda circa 200mila esemplari, contro i soli 3mila censiti nel 1971. È in corso un’indagine approfondita del governo per stabilirne l’effettivo numero e sarà completata nei prossimi 3-5 anni.
I coccodrilli marini sono eccellenti nuotatori e spesso sono stati avvistati in mare aperto , dove possono entrare in contatto con grandi carnivori marini, come squali bianchi e squali tigre (Photo by Reinhard Dirscherl/ullstein bild via Getty Images)
Uomini o coccodrilli, chi comanda?
Il grande ritorno dei coccodrilli australiani ha ricordato agli esseri umani che in determinati ambienti la loro supremazia conta ben poco e il vertice della catena alimentare è saldamente in mano ai rettili. La crescita del numero di questi animali ha inevitabilmente aumentato gli attacchi dei coccodrilli all’uomo. Da quando ne è stata vietata la caccia sono stati registrati 29 attacchi mortali. Un numero esiguo se paragonato, ad esempio, alle vittime provocate dagli incidenti stradali, però la morte ad opera di un coccodrillo racchiude un orrore intrinseco e atavico.
C’è chi vuole riaprire la caccia
Cavalcando questa paura c’è chi ha proposto di revocare la protezione dei coccodrilli e di riaprire la caccia, per riconsentire all’uomo di tornare ad essere il predatore più temuto del continente australiano. In Queensland si è discussa questa possibilità, poi accantonata anche grazie all’opposizione di Terri Irwin, moglie del defunto Steve Irwin, naturalista e divulgatore meglio noto come Crocodile Hunter. Non è però d’accordo con questa decisione Bob Katter, deputato del Queensland. “Non mi importa se lei è la madre di San Gabriele, ci stanno mangiando e facendo a pezzi”, ha dichiarato.
Per evitare gli attacchi mortali da parte dei coccodrilli è necessario che gli uomini adottino delle contromisure (Photo by: Auscape/UIG via Getty Images)
No, non è colpa dei coccodrilli
Chiaramente non ha nessun senso odiare un animale selvatico o prendersela con un predatore quando si entra nel suo habitat. Le parole più convincenti in difesa dei coccodrilli sono arrivate in un incontro pubblico proprio da un uomo, Steve Doble, che ha perso il proprio figlio a causa dell’attacco di un coccodrillo. “Vorrei che la gente capisse che se abbiamo perso i nostri cari è stato a causa di un errore umano – ha dichiarato Doble. – Dobbiamo smetterla di incolpare la fauna selvatica. Siamo creature terrestri, se non entriamo nell’acqua dove vivono i coccodrilli non possono farci alcun male”. Per proteggere le persone e i coccodrilli il governo sta effettuando progetti di educazione nelle comunità (e soprattutto tra i turisti) per promuovere comportamenti sicuri.
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