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Un disegno di legge punta a modificare la costituzione colombiana per vietare le colture ogm nel Paese ed è sostenuto da agricoltori e indigeni che vogliono proteggere la biodiversità.
In Colombia, una coalizione di agricoltori, indigeni e ambientalisti si sta battendo contro l’utilizzo di colture ogm, in particolare mais. Mentre la lobby dell’agribusiness afferma che le piante geneticamente modificate offrono rese maggiori e riducono l’uso di pesticidi (vantaggi che numerosi studi sul campo hanno smentito), nelle comunità rurali crescono, da una parte, i dubbi su chi ne tragga realmente vantaggio e, dall’altra, la consapevolezza sulla minaccia per le varietà autoctone.
Come si legge nel sito della Fondazione Slow Food il cui Presidio lavora nel dipartimento di Nariño per promuovere e valorizzare dieci varietà locali di mais, la Colombia possiede un patrimonio genetico e culturale tra i più significativi per quanto riguarda questo cereale. Le comunità indigene hanno conservato e coltivato i mais nativi nei loro sistemi produttivi e questi hanno assunto un ruolo fondamentale per la sicurezza e la sovranità alimentare della popolazione colombiana. Il mais ogm coltivato a fini commerciali, invece, è un pericolo per la biodiversità.
Dall’introduzione del cotone ogm nel 2002 e del mais ogm nel 2007, l’Istituto agricolo colombiano è accusato di aver dato priorità all’agricoltura commerciale rispetto alla sovranità delle sementi locali e di non aver consultato le comunità indigene e contadine sulle decisioni cruciali. La preoccupazione principale è che i semi ogm possano incrociarsi con le varietà autoctone, alterandone le caratteristiche e minacciandone la capacità di preservarle.
Un articolo del Guardian racconta che gli agricoltori di San Lorenzo, all’interno del dipartimento di Nariño, custodiscono i semi selezionati da generazioni: nel 2018 grazie a un’iniziativa congiunta tra comunità locale e autorità municipale, il territorio si è dichiarato libero da ogm. Gli agricoltori di San Lorenzo oggi sostengono un disegno di legge, ora in fase di discussione alla Camera del parlamento colombiano, che vieterebbe i semi ogm nell’intero Paese.
La proposta è stata promossa da una coalizione di organizzazioni rurali, indigene e ambientaliste, guidata da Grupo Semillas, una no-profit colombiana che promuove l’agricoltura sostenibile, e chiede di modificare l’articolo 81 della Costituzione colombiana, vietando l’uso, l’importazione e la vendita di semi geneticamente modificati a livello nazionale. Come dichiarato da Germán Vélez, direttore del Grupo Semillas, la riforma mira a “riconoscere i semi autoctoni come patrimonio collettivo e a fermare l’erosione genetica che minaccia la sovranità alimentare del Paese”.
Il governo sembra appoggiare la riforma inquadrandola come parte di una più ampia strategia per la sovranità alimentare del Paese e già nel 2023 la Corte costituzionale colombiana si è pronunciata a favore di un gruppo di organizzazioni indigene che aveva intentato una causa al governo chiedendo di proteggere i semi tradizionali dalla contaminazione genetica.
A ostacolare il disegno di legge è, invece, l’Associazione colombiana di sementi e biotecnologie (Acosemillas) che già aveva intentato una causa contro il comune di San Lorenzo e che sostiene che le colture ogm possano coesistere con le varietà tradizionali poiché la normativa colombiana prevede protocolli di biosicurezza. Ma una ricerca dell’Università delle Ande ha scoperto che il polline del mais geneticamente modificato può viaggiare fino a 700 metri, più del doppio della distanza di sicurezza di 300 metri richiesta dall’Istituto Agricolo Colombiano.
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