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Come potersi fidare del proprio consulente finanziario? Da tempo, anche se non obbligatoria, esiste una certificazione Cfa (Chartered financial analyst), una sorta di bollino etico, rilasciata dal Cfa Institute, un’organizzazione no profit che raccoglie 100 Paesi. Tra questi, l’Italia, dove sono soltanto 460 i professionisti italiani che hanno ottenuto questa sorte di diploma della finanza
Come potersi fidare del proprio consulente finanziario? Da tempo, anche se non obbligatoria, esiste una certificazione Cfa (Chartered financial analyst), una sorta di bollino etico, rilasciata dal Cfa Institute, un’organizzazione no profit che raccoglie 100 Paesi. Tra questi, l’Italia, dove sono soltanto 460 i professionisti italiani che hanno ottenuto questa sorte di diploma della finanza che nei Paesi anglosassoni e in Svizzera è diventato, pur informalmente, la condizione indispensabile per poter esercitare la professione.
La certificazione si rivolge a tutti i professionisti del settore: gestori, analisti finanziari, promotori, consulenti. Per un consulente, per esempio, un comportamento etico significa specificare nero su bianco le commissioni che incassa dalle case di gestione. Per gli analisti invece si tratta di gestire al meglio il rapporto con gli emittenti, che non deve inficiare l’indipendenza e la correttezza dell’analisi.
La certificazione prevede l’adozione di un codice etico, il “code of ethics and standards of professional conduct”. Che cosa significa svolgere con correttezza il proprio lavoro? Come mi devo comportare con i clienti? In che cosa consiste un’informazione finanziaria trasparente? A queste domande dà una risposta il codice etico.
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