L’affluenza ha sfiorato il 60 per cento, e la maggioranza degli italiani boccia la riforma: il No è intorno al 53,7 percento.
Rinnovare invece di costruire strutture nuove, fino ad arrivare a zero consumo di suolo entro il 2050. Ecco cosa dice la legge.
Sette metri quadri al secondo: è la velocità con la quale oggi in Italia si consuma suolo. Tanto da essere arrivati ormai a edificare il 7 per cento del suolo nazionale, con picchi che superano il 50 per cento in alcune città, e il 20 per cento della costa. Troppo cemento perfino per il governo che più di due anni fa aveva presentato alla Camera dei deputati un disegno di legge volto al contenimento del consumo del suolo e al riuso di quello impermeabilizzato. Dopo tanta attesa, l’approvazione in prima lettura del provvedimento (ora bisogna aspettare che se ne occupi il Senato) è arrivato. L’obiettivo è ridurre gradualmente il consumo di suolo, fino ad arrivare a quota zero, cioè neanche un metro quadrato in più, entro il 2050.
I comuni dovranno puntare tutto su ristrutturazioni e rinnovi edilizi piuttosto che su nuove costruzioni. Inoltre si creerà un censimento comunale degli edifici sfitti, non utilizzati o abbandonati e disponibili per riuso o recupero. Il governo si terrebbe poi il compito di effettuare interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate da un punto di vista urbanistico, socio-economico, paesaggistico e ambientale. Il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti ricordava che “l’obiettivo ‘consumo netto zero’ di suolo al 2050 è coerente con gli impegni presi alla Cop 21 di Parigi e con la nostra lotta al dissesto idrogeologico, alla riduzione dello spreco di risorse naturali e all’efficienza energetica”.
Il testo non piace alle associazioni ambientaliste che denunciano come le qualità originarie siano state stravolte da troppe modifiche in Commissione. Il forum Salviamo il paesaggio le ha messe in evidenza tutte in una visione comparata, ma in sintesi si fa notare soprattutto la cancellazione di una norma che avrebbe reso effettivamente più conveniente ristrutturare che costruire ex novo. E poi sono aumentate le deroghe: oltre a scuole, ospedali e miniere, tutto ciò che rientrerà tra le Grandi opere (con tutta la discrezionalità del caso) non sarà considerato come consumo di suolo.
Per questo il forum aveva chiesto a tutti i deputati di fermare un testo “che è ben lontano dalle attese delle migliaia di cittadini preoccupati dalla continua perdita di suoli fertili, che sta distruggendo per sempre una risorsa non rinnovabile e che sta mettendo a rischio un territorio già oggetto di progressivo dissesto idrogeologico”. Il tutto senza contare il caso delle opere non ancora iniziate ma già presenti nei piani urbanistici o per cui siano già state richieste le autorizzazioni. Ora la parola spetta al Senato, che avrà ancora la possibilità di cambiare le carte in tavola.
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