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Dal 13 aprile pubbliche amministrazioni, imprese e privati e comunità energetiche possono tornare a fare richiesta per il Conto termico 3.0.
Dopo circa un mese di stop dovuto al grande numero di richieste pervenute in pochi giorni, a partire dalle ore 12:00 di lunedì 13 aprile è di nuovo possibile fare domanda per il Conto termico 3.0, l’incentivo per l’efficienza energetica di privati, imprese, pubblica amministrazione e Terzo settore. Il Gestore dei servizi energetici (Gse), infatti, ha scremato le oltre 2mila richieste pervenute finora – che, se accolte tutte, avrebbero esaurito i 900 milioni di euro messi a disposizione per quest’anno – e ora può riprendere l’esame di quelle nuove.
Il Conto Termico esiste da più di dieci anni e, nel tempo, è stato aggiornato a più riprese. Alla fine del 2025 è entrata in vigore la versione 3.0 che si pone l’obiettivo di rendere più semplice e programmabile il ricambio tecnologico di sistemi di climatizzazione, produzione di acqua calda e gestione energetica degli edifici, cioè di quelle infrastrutture che ogni giorno producono calore e servizi energetici.
Non parliamo dunque di trasformazioni radicali degli edifici ma di interventi più puntuali, come la sostituzione di una caldaia arrivata a fine vita con una soluzione che consuma meno energia e integra fonti rinnovabili. L’incentivo non copre solo l’acquisto della tecnologia ma l’intero percorso di cambio dell’impianto: rimozione del sistema esistente, installazione delle nuove apparecchiature, adeguamenti tecnici, progettazione e prestazioni professionali.
Più nel dettaglio, il Titolo II riguarda la riduzione dei fabbisogni energetici degli edifici. Sono incentivati interventi come isolamento termico, sostituzione degli infissi, schermature solari o sistemi di controllo e automazione. Azioni che non cambiano la funzione dell’edificio, ma riducono l’energia necessaria per mantenerlo in esercizio.
Il Titolo III, invece, riguarda la sostituzione dei sistemi di produzione del calore con tecnologie più efficienti o alimentate da fonti rinnovabili. Rientrano in questa categoria pompe di calore, sistemi ibridi, generatori a biomassa, solare termico o collegamenti a reti di teleriscaldamento efficiente.
A differenza delle edizioni precedenti, fortemente centrate sulla pubblica amministrazione, il Conto termico 3.0 si rivolge a una platea più ampia di utenti. Restano gli enti pubblici per interventi sugli edifici e sugli impianti, ma sono ammessi anche privati e imprese, anche per uffici, negozi, strutture ricettive, centri commerciali o studi professionali, e gli enti del Terzo settore, purché siano iscritti al Registro unico nazionale (Runts) e vogliano riqualificare immobili che utilizzano per lo svolgimento delle proprie attività. Possono fare richiesta sia i proprietari dell’edificio sia i locatari o i gestori, purché autorizzati, e anche i soggetti che fanno parte di configurazioni di autoconsumo collettivo o comunità energetiche rinnovabili.
A differenza di altri bonus edilizi, l’accesso segue una logica “a sportello”: le domande vengono valutate man mano che arrivano e i contributi sono riconosciuti fino a capienza del fondo. Una delle novità decise dopo la sospensione momentanea è la suddivisione del budget in parti uguali: 450 milioni di euro per la pubblica amministrazione, altrettanti per gli altri soggetti.
Per ora, a fare domanda sono state soprattutto le pubbliche amministrazioni che tipicamente ricorrono alla prenotazione dell’incentivo: ciò significa che “bloccano” le risorse prima di avviare i lavori, per assicurarsi il contributo prima di programmare la spesa o bandire la gara. Visto che le richieste pervenute con questa modalità sono già troppe, resta possibile solo l’accesso diretto: l’intervento viene realizzato, pagato e concluso e, soltanto al termine, si presenta la richiesta di incentivo al Gse.
In entrambi i casi, il Conto termico non è una detrazione fiscale, ma un contributo in conto capitale che il Gse paga direttamente sul conto del beneficiario. L’importo riconosciuto dipende dalla tipologia di intervento, dalle prestazioni dell’impianto e dalla dimensione dell’intervento, con coperture che possono arrivare fino a circa il 65 per cento della spesa ammissibile.
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