Progetto Fuoco 2020. Il futuro delle rinnovabili passa dalle biomasse legnose

Per aumentare la quota di rinnovabili e ridurre allo stesso tempo le emissioni, le risorse forestali e il legno sono i giusti alleati. Da Verona la soluzione per produrre energia e riscaldare gli ambienti in maniera sostenibile.

Fuoco amico. E questa volta con accezione positiva. Sì perché le fiamme accese a Verona durante la 12ma edizione di Progetto Fuoco 2020 provano a mandare in fumo alcuni luoghi comuni su legno e pellet, fornendo soluzioni per migliorare la qualità dell’aria e contrastare i cambiamenti climatici. E sfruttando allo stesso tempo la risorsa forestale italiana che oggi è ampiamente sottoutilizzata, se non in alcuni casi abbandonata. La fiera, tra le più importanti al mondo, ospita 800 espositori, di cui quasi la metà sono aziende straniere provenienti da 40 nazioni diverse.

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La 12ma edizione di Progetto Fuoco 2020, fiera tra le più importanti al mondo, ospita 800 espositori, di cui quasi la metà sono aziende straniere provenienti da 40 nazioni diverse © Rudi Bressa/LifeGate

“Siamo giunti alla dodicesima edizione e ci aspettiamo almeno 70mila visitatori da tutto il mondo”, spiega Raul Barbieri direttore generale di Piemmeti, la società di Veronafiere che organizza l’evento. “Nonostante il settore stia vivendo un equivoco d’immagine, perché collegato all’inquinamento, qui a Verona mostriamo come l’innovazione tecnologica e la ricerca abbiano portato stufe e caldaie a legna a ridurre drasticamente le emissioni e ad aumentare i rendimenti”.

Tra i nove padiglioni fieristici ci sono tutte le migliori offerte e gli ultimi ritrovati tecnologici. Dai sistemi a cogenerazione, che abbinano la biomassa al solare, alle caldaie di ultima generazione pensate per grandi ambienti, come industrie, centri commerciali, hotel e quant’altro. Certo non mancano le offerte per il residenziale, e qui è il design italiano a farla da padrone. Certo si trovano ancora le “vecchie” stufe a legna, solo che ora le si possono controllare attraverso un’app o regolare da telecomando, il tutto collegato con l’impianto di casa. I dati parlano di un settore in salute: sono infatti 14 mila imprese coinvolte nella filiera che va “dal bosco al camino”, per un fatturato complessivo di oltre 4 miliardi di euro e una ricaduta occupazionale di 72 mila impiegati, di cui 43 mila diretti e 29 mila legati all’indotto.

 

Polveri sottili sul banco degli imputati, ecco come ridurle e riscaldare in maniera sostenibile

“Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio turnover tecnologico”, continua Barbieri. “È vero che ci sono ancora 4 milioni di stufe che hanno più di 20 anni. È per questo che dobbiamo favorire la sostituzione dei vecchi impianti a favore delle nuove soluzioni presenti sul mercato”. Uno degli strumenti che può venire in aiuto è il Conto Termico, sistema che incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni. Sostituendo i vecchi impianti si possono avere degli sgravi fino a 5mila euro, a seconda della tipologia di intervento o impianto. Secondo i dati più recenti, con questo sistema di incentivazione è stato possibile sostituire circa 46mila generatori a biomassa obsoleti nel 2018, evitando l’immissione in atmosfera di circa 2.200 tonnellate annue di particolato e di circa 160mila tonnellate annue di CO2 equivalente.

Come si riscalda dunque in maniera sostenibile? “Con apparecchi di nuova generazione. La tecnologia è cambiata in maniera decisa negli ultimi anni. Inoltre il legno e i suoi derivati sono più economici delle fossili e provengono da fonte rinnovabile”, continua Barbieri. “Il pellet ha rendimenti altissimi, praticamente senza fuliggine. Abbassando di molto le emissioni”.

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Con il Conto Termico è stato possibile sostituire circa 46mila generatori a biomassa obsoleti nel 2018, evitando l’immissione in atmosfera di circa 2.200 tonnellate annue di particolato e di circa 160mila tonnellate annue di CO2 equivalente © Rudi Bressa/LifeGate

Il valore delle foreste italiane a Progetto Fuoco

Oggi l’Italia preleva il 18 per cento delle proprie risorse forestali, mentre l’Austria, ad esempio, ne usa l’83 per cento. Inoltre c’è da sottolineare come, in soli 50 anni, la copertura forestale sia più che raddoppiata, passando da circa 5 milioni di ettari a quasi 11 milioni, con una crescita che non accenna ad arrestarsi. Ogni anno sono quasi 53mila gli ettari in più presenti, a fronte degli oltre 322mila ettari in Europa, per un volume complessivo pari a 35,9 milioni di metri cubi.

Un patrimonio che, come spiega Marino Berton, coordinatore di Aiel, (Associazione italiana energie agroforestali), “va gestito in maniera sostenibile e non abbandonato”, attraverso figure tecniche, preparate, in grado di mantenere il bosco in salute. Un solo ettaro di bosco gestito genera in 300 anni un risparmio di CO2 dieci volte maggiore del risparmio conseguibile da una foresta “abbandonata”, grazie al suo uso come materiale da costruzione e come biocombustibile. Inoltre, se guardiamo alle emissioni da combustione, per ogni megawattora di energia primaria prodotta, il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il Gpl 270 kg di CO2 equivalente, il metano 250 kg di CO2 equivalente, il pellet solo 29 kg di CO2 equivalente, la legna da ardere 25 kg di CO2 equivalente (dati Aiel). Foreste e boschi risultano essere oggi degli alleati fondamentali, grazie alla loro biomassa, per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a basse emissioni, accessibile ed economica.

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