Kesha, costretta per legge a lavorare con chi ha denunciato per violenza sessuale

Una sentenza vieta a Kesha di recedere dal contratto con la Kermosabe Records (Sony), label fondata dal produttore Dr. Luke che nel 2014 è stato accusato dalla pop star di violenze sessuali.

Kesha, nome d’arte di Kesha Rose Sebert, è una popstar statunitense di fama internazionale. Ha raggiunto il successo nel 2009 con il brano TiK ToK e ha due album al suo attivo: il secondo – intitolato Warrior – è uscito nel 2012 e, mentre la cantante era impegnata nel Warrior Tour, alcune delle ultime date della promozione dal vivo del disco sono state annullate a causa del suo ricovero (avvenuto agli inizi del 2014) per gravi disturbi alimentari.

 

Kesha e Dr Luke al 28° ASCAP Pop Music Awards il 27 aprile 2011 a Los Angeles, California.
Kesha e Dr Luke al 28° ASCAP Pop Music Awards il 27 aprile 2011 a Los Angeles, California.

 

Già nel 2013 la cantante aveva denunciato una situazione di profonda insofferenza nei confronti del proprio produttore Dr. Luke, pseudonimo di Łukasz Sebastian Gottwald e uno dei più celebri produttori statunitensi (fra gli altri ha lavorato con Katy Perry, Britney Spears e Nicki Minaj): le accuse nei suoi confronti erano quelle di non lasciarle alcuna libertà artistica, ma soprattutto quelle più gravi che riguardavano forte controllo e abusi psicologici con continui insulti, minacce e ricatti. La fanbase di Kesha si era subito mossa, lanciando anche una petizione online denominata #FreedomForKesha.

 

La denuncia pubblica nei confronti di Dr. Luke

Alla fine del periodo di riabilitazione nel centro di Timberline Knolls, la madre della cantante ha confermato che la figlia aveva cominciato a soffrire di bulimia nervosa a partire dal 2005, anno in cui (appena diciottenne) aveva firmato il contratto che la legava in modo inderogabile al producer. Anche i medici che avevano avuta in cura Kesha si erano esposti affermando che: “Dr. Luke aveva fisicamente e psicologicamente danneggiato la signora Sebert al punto da essere in pericolo di vita’’. Continuare il rapporto lavorativo con lui avrebbe, quindi, messo a repentaglio la vita della ragazza.

 

Nell’ottobre del 2014 Kesha ha deciso di sporgere denuncia pubblica nei confronti del producer, seguita da una richiesta in ingiunzione di rescissione del contratto lavorativo che la lega all’etichetta di Dr. Luke, fornendo dettagli piuttosto sconcertanti circa l’abuso subìto, come l’uso forzato di droghe e alcool a scopo di violenza sessuale. In seguito, Kesha ha chiamato in causa anche la Sony Music Entertainment, che ritiene co-responsabile dell’accaduto in quanto a conoscenza dei fatti.

 

La sentenza: Kesha non può rescindere il contratto

Il 19 febbraio scorso il giudice ha respinto la richiesta di risoluzione del contratto, non esprimendosi ancora sulle accuse di violenze sessuali. Il giudice ha spiegato la decisione, puntualizzando che la concessione di questa richiesta avrebbe messo in discussione le leggi dello Stato che disciplinano i contratti, aggiungendo che “non esistono prove di un danno irreparabile” riguardanti le presunte violenze fisiche.

 

 

Di fronte al verdetto, Kesha è scoppiata in lacrime in tribunale. Il danno irreparabile, a questo punto, contempla senza dubbio l’impossibilità oggettiva di proseguire la sua carriera lavorativa e artistica, costretta ad attenersi a un contratto stipulato più di dieci anni fa e, nel frattempo, mai rinegoziato.  

 

I know I cannot work with Dr. Luke. I physically cannot. I don’t feel safe in any way.

 

Kesha

 

 

#FreeKesha

 

La sentenza è stata duramente criticata e molte cantanti hanno espresso solidarietà per Kesha: Lady Gaga, Lorde e Ariana Grande hanno sostenuto su Twitter la nuova petizione lanciata online #Freekesha; Taylor Swift ha anche donato 250.000 dollari come contributo per le azioni legali. Il mondo dello star system statunitense si sta nettamente schierando.

 

Le repliche di Dr. Luke

Due giorni dopo la sentenza, il producer ha rilasciato alcune dichiarazioni via Twitter, in cui afferma di essere estraneo a tutte le accuse mosse dalla cantante e, anzi, di essere vittima di un piano diffamatorio ben congegnato per ottenere guadagni pù cospicui dalla famiglia Sebert. Da parte sua, Sony ha fatto notare che lo stesso Dr. Luke avrebbe proposto a Kesha di lavorare a un nuovo disco senza di lui (mentre la cantante ha riferito di minacce da parte di Sony di non promuovere un suo nuovo lavoro senza la collaborazione Dr. Luke).

 

La faccenda è alquanto spinosa e non è ancora terminata. Una cosa certa è che la carriera di Kesha negli ultimi anni ha subìto un grave tracollo e ora si trova in una fase di stallo: persino Jim Urie, ex presidente della Universal Music Group Distribution, ha testimoniato a favore della Kesha, affermando: “Se Kesha non riprenderà immediatamente le registrazioni di un nuovo lavoro e se la sua nuova musica non verrà promossa, commercializzata e distribuita da una major, la sua carriera è di fatto finita.”

Articoli correlati