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Le scansioni 3D della foresta pluviale creano una gemella digitale utile per sviluppare interventi mirati di riforestazione assistita.
Costa Rica, Parco Nazionale Piedras Blancas, regione meridionale di Puntarenas: qui, in mezzo a una folta vegetazione si trova la stazione di La Gamba, una struttura di ricerca gestita dall’Università di Vienna con la collaborazione dell’Istituto internazionale per l’analisi dei sistemi applicati austriaco che, attraverso l’utilizzo delle più aggiornate tecnologie digitali fornite dalla società svedese Hexagon, punta a costruire un modello 3D della foresta. In pratica, una perfetta gemella digitale, che consenta agli scienziati di conoscere e comprendere l’area nel minimo dettaglio, per poi procedere con azioni di tutela e riforestazione in modo mirato ed efficace.
Questo utilizzo della tecnologia 3D non è una novità assoluta. I gemelli digitali sono già sfruttati per piattaforme petrolifere e siti industriali, ovvero strutture immobili, le cui scansioni consentono di operare con maggiore sicurezza. Creare una gemella digitale di una foresta – mai uguale a se stessa, costantemente in crescita e in movimento – è un’attività più complessa, eppure importante per i ricercatori, per le comunità e persino per le imprese che decidono di finanziare le attività di ripristino, monitoraggio a lungo termine e tutela della flora e della fauna.
Tra le iniziative già intraprese c’è per esempio quella che ha riunito l’agenzia spaziale nazionale del Brasile, l’Università di San Paolo e la rete di Ong di MapBiomas per monitorare periodicamente i cambiamenti nel paesaggio amazzonico brasiliano.
Il centro di ricerca ha utilizzato la metodologia Green cubes di Hexagon, che prevede in primis l’impiego di scanner Lidar ad alta risoluzione posizionati su un aereo per ottenere scansioni dall’alto. Con questo sistema si ottengono modelli 3D della struttura della foresta con una precisione di 3 cm. Il tutto viene poi perfezionato grazie alle scansioni da terra, alle trappole acustiche per la registrazione dei suoni, alle fototrappole e ai campioni di terreno che forniscono informazioni su vermi, funghi e batteri presenti. Le scansioni ripetute consentono poi di “misurare” la crescita della foresta, la sua salute e la ricchezza della sua biodiversità.
La creazione di una gemella di Piedras Blancas ha in particolare l’obiettivo di preservare la ricchissima biodiversità dell’area. Il parco, creato nel 1991 e ampio 14mila ettari, ospita più di 200 specie di alberi oltre ad animali le cui popolazioni sono in diminuzione (anche se non sono ancora a rischio estinzione), come i giaguari, gli ocelotti e i caimani dagli occhiali.
In particolare, l’Università di Vienna opera in un’area acquistata nel 2010 dalla Ong Regenwald der Österreicher – letteralmente, La foresta degli austriaci – ampia 4mila ettari e donata poi alle autorità costaricensi. Tra i terreni acquistati c’è anche un’area “cuscinetto”, che ha l’obiettivo di proteggere il parco dal disboscamento per le piantagioni di banane e di palma da olio. Obiettivo della stazione di ricerca, che opera nel parco da trent’anni, è quello di sviluppare il Corridoio biologico La Gamba (Cobiga), un percorso verde per la migrazione delle specie: sarà formato da 100 diverse specie di alberi coltivate in un vivaio locale e collegherà la catena montuosa del Fila Cal a nord, il parco e le foreste di pianura.
I benefici della nascita di una gemella digitale, per una foresta, sono quindi tantissimi. Si va dagli interventi mirati di tutela, a quelli di riforestazione assistita, dall’acquisizione di dati ambientali per comprendere come le piante si adattano ai cambiamenti climatici, all’analisi dei movimenti di eventuali gruppi criminali, che possono essere così bloccati sul nascere.
Eppure i ricercatori hanno anche qualche preoccupazione. Le stesse tecnologie 3D possono essere utilizzate dagli stessi criminali per creare delle “gemelle cattive” e ampliare le proprie operazioni. Oppure si teme che nascano “disuguaglianze digitali” tra i privati che posseggono le tecnologie e le comunità locali, che rischiano di non avervi accesso. Per gli scienziati di La Gamba la soluzione è chiara: procedere con l’alfabetizzazione digitale delle comunità che dipendono dalla foresta ed evitare così involontarie ingiustizie sociali.
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