Investimenti sostenibili

Crowdfunding e rinnovabili, l’accoppiata che piace ai giovani

In Europa cresce il numero di piattaforme di crowdfunding dedicate allo sviluppo delle rinnovabili. Un trampolino verso la finanza sostenibile per i più giovani.

Con il crowdfunding oggi si finanzia di tutto: serie tv, tournées musicali, prototipi di startup… Anche i progetti di impianti di produzione di energie rinnovabili si prestano molto bene a questa forma di finanziamento dal basso. Da un lato infatti soddisfano il bisogno dei cittadini di dare un senso concreto ai loro investimenti. Dall’altro, i promotori di impianti rinnovabili hanno colto che coinvolgere le comunità nel loro finanziamento ne aumenta l’accettabilità e riduce le reazioni di tipo Nimby (not in by backyard). Non solo: grazie al crowdfunding, una nuova generazione di investitori si sta affacciando al mondo delle rinnovabili.

Grazie al crowdfunding, i giovani scoprono la finanza sostenbile

Il profilo di chi finanzia le rinnovabili attraverso il crowdfunding va dai giovanissimi agli over 60, con una prevalenza degli uomini sulle donne (lo testimoniano le statistiche di sei campagne riportate a pagina 58 di questo rapporto). Intervistata dal portale CrowdfundRes, Irene Maffini, consulente indipendente e dottoranda alla Science Policy Research Unit dell’università del Sussex nel Regno Unito, sottolinea:

“Sul lungo termine, i giovani avranno un ruolo nello sviluppo delle piattaforme di crowdfunding. I millennial non si fidano delle banche, vogliono avere il controllo dei loro risparmi e sono abituati a servirsi dei prodotti ‘think-tech’, come l’online banking o il crowdfunding. Certo, ci sono differenze attraverso l’Europa, in funzione della tecnologia e delle piattaforme disponibili e della cultura, intesa come propensione alla spesa online”.

La Germania è uno dei paesi che contano il maggior numero di piattaforme dedicate al finanziamento delle energie rinnovabili in Europa. Foto di Sean Gallup/Getty Images
La Germania è uno dei paesi che contano il maggior numero di piattaforme dedicate al finanziamento delle energie rinnovabili in Europa. Foto di Sean Gallup/Getty Images

Crescono le piattaforme in Europa

In Europa le piattaforme non mancano: in testa per numeri ci sono Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, raggiunti negli ultimi anni dalla Francia. Lanciata nel 2011, la piattaforma inglese Abundance ha raccolto dal 2013 l’equivalente di più di 46 milioni di euro per finanziare 24 progetti, 10 solo nel 2016. Come la maggior parte delle piattaforme specializzate nelle rinnovabili, Abundance non raccoglie doni ma prestiti a medio-lungo termine (15-20 anni) in progetti selezionati. Se i tassi possono essere interessanti (anche dell’8 per cento, esenti da imposte grazie all’Innovative Finance Isa)… il rischio di perdere tutto o parte dell’importo investito è tutt’altro che nullo. Anche in Francia si registra una crescita significativa della di quella che i transalpini chiamano “finanza partecipativa” applicata alle rinnovabili. Akuocoop, Lumo, Lendopolis, Enerfip, Lendosphère sono solo alcuni esempi di piattaforme. Per non parlare del successo di Energie partagée: 74 GWh prodotti con i soldi dei cittadini. La società Solar plaza stima che tra il 2009 e il 2015 ben 300 progetti siano stati finanziati da piattaforme di crowdfunding per un importo complessivo di 165 milioni di euro. Per l’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie, nel 2015 attribuiva il tre per cento della potenza eolica installata e lo 0,7 per cento di quella solare fotovoltaica a progetti finanziati dalla “folla”. E in Italia? Intanto, dati Eurisko, solo il 3% dei nostri concittadini sa cosa si intende per crowdfunding. Quanto al binomio con le rinnovabili, nonostante qualche tentativo sia partito con il favore della Consob (Fundera, Ecomill…), siamo ancora lontani dai successi d’Oltralpe.

Inaugurazione del parco eolico Bégawatt in Bretagne. Foto © Natacha Roullé
Inaugurazione del parco eolico Bégawatt in Bretagna, finanziato da Energie partagé. Foto © Natacha Roullé

Più regole per evitare una bolla

La crescita del fenomeno ha accresciuto l’appetito di progetti da finanziare delle piattaforme di crowdfunding. Può così accadere di ritrovare su alcune piattaforme progetti che non hanno ancora ottenuto tutti i permessi o addirittura l’autorizzazione dell’amministrazione locale sul cui territorio devono sorgere. Un vero rischio per gli investitori, specie per i meno esperti. Il ministro dell’Ambiente francese sta così pensando a una certificazione per le piattaforme di crowdfunding dedicate a progetti a impatto ambientale per garantire agli investitori più trasparenza e la possibilità di valutare la reale efficacia delle iniziative che finanziano. Vanno in questa direzione anche le regole comuni e certe a livello europeo chieste da CrowdFundRES. Perché una bolla speculativa non rompa il bell’idillio che sta nascendo tra crowdfunding, rinnovabili e giovani investitori.

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