Il crollo di una miniera in Congo ha causato oltre 200 morti. La strage ha acceso i riflettori sullo sfruttamento di manodopera nel paese.
Il distaccamento è avvenuto nel villaggio di Tarasin, dove si trovavano molti sfollati in fuga dalla guerra civile del Darfur.
Una frana ha travolto un villaggio del Darfur, nell’ovest del Sudan, causando oltre mille morti. Il distaccamento è avvenuto sui monti Marra a causa delle forti piogge degli ultimi giorni e a essere colpito è stato il villaggio di Tarasin, dove è morta tutta la popolazione a parte un unico sopravvissuto.
Nella zona avevano trovato rifugio alcune delle milioni di persone sfollate a causa della guerra civile che da anni mette in ginocchio la regione del Darfur. A combattere oggi sono da una parte l’esercito sudanese e dall’altra il gruppo paramilitare delle Rapid Support Forces (Rsf), mentre l’area dove è avvenuta la frana è controllata dai ribelli del Movimento per la Liberazione del Sudan (Mls).
Il villaggio di Tarasin, situato nel cuore dei monti Marra, in Darfur, è stato spazzato via da una frana dopo giorni di piogge intense. Secondo il comunicato del Movimento per la Liberazione del Sudan (Mls), più di mille persone sono morte e soltanto un sopravvissuto è stato ritrovato fra le macerie.
La frana ha completamente raso al suolo l’abitato, impedendo al momento ogni intervento di soccorso in un’area che è irraggiungibile per aiuti esterni anche a causa del conflitto armato in corso tra l’esercito sudanese e le milizie delle Rapid Support Forces (Rsf). Le autorità locali, guidate da Minni Minnawi, hanno parlato di una “tragedia umanitaria” senza precedenti e hanno lanciato un appello urgente all’Onu e alle organizzazioni internazionali affinché intervengano per recuperare i corpi e dare supporto alla popolazione colpita.
Il Darfur è una regione del Sudan occidentale confinante con la Libia, il Ciad, la Repubblica Centrafricana e il Sud Sudan. Il suo nome è associato a una lunga storia, a partire dagli anni Duemila, di attacchi su base etnica che hanno portato al genocidio della popolazione locale.
Il conflitto è scoppiato nel 2003, quando il Movimento per la Liberazione del Sudan (MLS) ha attaccato le forze militari sudanesi, da cui è scaturita una guerra civile. Da una parte gli attacchi dei gruppi di opposizione armata, dall’altra le violenze delle forze governative sudanesi contro i combattenti ma anche contro le popolazioni civili, attraverso l’uso di armi chimiche e la distruzione di interi villaggi. Nel 2023 si è aperta una nuova fase della guerra civile, che vede contrapposte le forze armate sudanesi e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces (Rsf).
Secondo i dati dell’Onu, il conflitto ha causato nel tempo almeno 12 milioni di sfollati su una popolazione di 50 milioni di persone e circa 150mila morti. Alcuni degli sfollati si erano trasferiti proprio nell’area dei monti Marra, dove è avvenuta la frana.
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