Dubai, la corporate governance e la legge islamica

Dubai ha annunciato un centro per sviluppare standard di governance aziendale basata su valori islamici. Rilascerà certificati “Sharia compliance”.

Il corano in mano per andare a fare affari a Dubai. Secondo quanto annunciato dalla rivista economica online Gulf Business specializzata sull’economia che ruota attorno alla regione del golfo Persico, il governo dell’emirato arabo ha annunciato che istituirà un centro per sviluppare standard di governance aziendale basata su valori islamici. L’Emirato arabo prosegue pertanto nella missione di divenire un hub strategico per la finanza islamica.

 

Gli standard non saranno di carattere obbligatorio, ma il centro – che sarà inaugurato entro la fine di quest’anno – rilascerà certificati “Sharia compliance” atti a considerare conformi aziende e banche (non i singoli prodotti) alla legge islamica, in termini di trasparenza e di comunicazione aziendale. Il discorso sulla governance nella finanza islamica differisce dal modello abituale che prevede sistemi duali, accentrati.

 

Nella finanza islamica la religione supervisiona l’economia, un po’ come Consob o enti simili dovrebbero fare nei confronti di società quotate e non. Secondo i principi della finanza islamica, le esigenze di garantire un comportamento corretto e trasparente sono meno sentite in quanto il rispetto dei canoni di equità e di giustizia sociale sono un precetto.

Articoli correlati
Gli Emirati Arabi Uniti crescono a ritmi vertiginosi, ma a pagarne il prezzo sono i lavoratori immigrati

Dietro allo scintillante skyline di Dubai, ci sono i disperati che lo costruiscono. Milioni di persone, provenienti dall’Asia e dall’Africa, che si indebitano per il viaggio della speranza e finiscono in una rete di sfruttamento da cui non riescono ad uscire. Nei cantieri di Expo 2020 si attuano politiche da manuale, ma fuori è tutta un’altra storia.