I potenti della terra resi vulnerabili dalla pittura di Abdalla Al Omari

La mostra “The Vulnerability Series”, in corso a Dubai sino al 6 luglio, espone i dipinti di un giovane artista siriano che raffigura i principali leader mondiali, da Trump alla Merkel, come se fossero profughi di guerra.

Siamo abituati ad osservarli nella loro postura istituzionale e compassata mentre, in abiti sartoriali e protocollo d’ordinanza, pronunciano discorsi ufficiali o si fanno fotografare in occasione di vertici internazionali dai quali dipenderanno le sorti dei rispettivi paesi se non addirittura di interi angoli di mondo.

 

 

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, François Hollande, Donald Trump, Barack Obama, Bashar al-Assad, Kim Jong-un e tanti altri: nella successione di ritratti realizzati dal giovane pittore siriano Abdalla Al Omari, ed esposti alla Ayyam Gallery di Dubai sino al 6 luglio nell’ambito della mostra “The Vulnerability Series”, non manca nessuno dei principali protagonisti dell’attuale politica planetaria, ovvero dei capi di stato preposti, nel recentissimo passato o ai giorni nostri, a decretare i destini del pianeta.

C’è l’attuale presidente americano nelle vesti di un vagabondo senza fissa dimora che esibisce la foto della sua famiglia scomparsa, mentre in un’altra immagine compare il leader della Corea del Nord trasformato in una sorta di monello che nasconde dietro di sé un missile giocattolo.

Altrove spunta addirittura Putin in versione accattone che chiede l’elemosina, mentre in una delle tele di più ampio formato troviamo perfino un ritratto di gruppo che include tutti i protagonisti immortalati, uno per uno, come senzatetto disposti in fila con gamelle e piatti in attesa della distribuzione di un pasto caldo.

Pertanto le circostanze e le modalità in cui i potenti della terra vengono raffigurati producono un così vistoso effetto di straniamento da aver procurato in breve tempo all’autore e al suo messaggio il più vivido interesse mediatico (un trailer dell’esposizione è disponibile qui).

 

Dalla guerra siriana all’asilo politico in Belgio 

Non è certamente un caso che Abdalla Al Omari sia nato proprio a Damasco, nel 1986, ed abbia vissuto in prima persona il dramma della guerra siriana e del conseguente esodo dal proprio paese d’origine.

Dopo aver mosso in patria i primi passi da pittore e da video-artista, Al Omari ha ottenuto asilo politico in Belgio, a Bruxelles, dove attualmente vive e lavora diffondendo la propria opera attraverso aste ed esposizioni internazionali.

 

Abdalla Al Omari
L’artista siriano accanto ad uno dei dipinti della mostra

 

“Man mano che dipingevo per esorcizzare la mia rabbia, vedevo che essa andava trasformandosi in qualcosa di diverso”, ha raccontato l’artista siriano in un video riguardante proprio l’esposizione in questione.

“Non avvertivo più un banale desiderio di vendetta, ma piuttosto la volontà di disarmare quegli esseri umani, di svelarne la fragilità situandoli al di fuori della loro posizione di potere”.

 

“The Vulnerability Series”: una forma paradossale di empatia 

Dunque l’operazione compiuta da Al Omari attraverso i dipinti del ciclo “The Vulnerability Series” (olio ed acrilico su tela) racchiude in sé, per ammissione dello stesso autore, alcune delle valenze e delle strategie rappresentative tipiche dell’arte contemporanea.

Sebbene i soggetti prescelti siano infatti le icone del potere globale per antonomasia, i ritratti di Al Omari non hanno nulla a che fare con la pur gloriosa tradizione iconografica della caricatura o della satira politica, poiché i tratti e le fattezze di ciascun personaggio restano –al netto di una lieve deformazione fumettistica– sostanzialmente realistiche e neutrali, proprio perché l’artista intende concentrare l’attenzione sul capovolgimento dei contesti e delle situazioni.

 

Abdalla Al Omari
L’allestimento della mostra all’Ayyam Gallery

 

Osservando le tele, il nostro pensiero non può non correre alla celebre scultura di Hitler raffigurato da Cattelan, nell’opera intitolata “Him”, con un corpicino adolescenziale inginocchiato in castigo in un angolino.

Non diversamente da quanto accadeva in quella sede, anche Al Omari in queste sue immagini ci propone una pura e semplice attuazione della tecnica retorica dello straniamento, che consiste nel prendere un oggetto e trasferirlo in un ambito e in una dimensione figurativa totalmente “altra” rispetto a quella originaria, producendo così un contrasto sorprendente, ovvero un eloquente cortocircuito del significato.

E, come puntualmente accade nell’arte contemporanea, i livelli di lettura che ne derivano sono molteplici, stratificati, talvolta contraddittori ed essenzialmente affidati alla sensibilità soggettiva dello spettatore.

Nel caso specifico dei potenti della terra trasformati in profughi, alcune delle indicazioni che possiamo verosimilmente trarne sono: 1) il ribadire l’uguaglianza fondamentale tra tutti gli esseri umani, 2) l’idea che chi comanda sia solo (o soprattutto) molto più fortunato di chi ha perso tutto, essendo le due categorie situate ai due estremi opposti della sorte umana, 3) chi esercita il potere dovrebbe immedesimarsi profondamente e seriamente nel più debole per poi comportarsi di conseguenza.

Articoli correlati
Hollywood Icons in mostra a Roma, ovvero come nasce una stella del cinema

I 161 ritratti provenienti dalla Fondazione John Kobal e inclusi nella mostra romana “Hollywood Icons” visitabile sino al 17 settembre al Palazzo delle Esposizioni, illustrano i segreti della fotografia di scena e il suo ruolo nel meccanismo mediatico di creazione dei divi hollywoodiani dagli anni Venti in poi.