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Arctic Ice spedisce ghiaccio dalla Groenlandia a Dubai. Un’idea per soddisfare i capricci degli ultra-ricchi mentre imperversa la crisi climatica.
Immaginate di essere in un locale e di ordinare un cocktail con ghiaccio. Immaginate che, pagando un sovrapprezzo, potete avere del ghiaccio della Groenlandia. Bene, questa malsana idea è già realtà, al momento, nei locali di Dubai.
La notizia era già apparsa a gennaio e tutti speravano in una boutade. E invece a due mesi da quell’annuncio, la startup che ha avuto questa controversa idea, la Arctic Ice, ha spedito il suo primo container di circa 22 tonnellate di ghiaccio della Groenlandia in Medioriente, per essere venduto negli sfarzosi bar e ristoranti dell’emirato.
Fondata nel 2022 da due groenlandesi, Arctic Ice ha un modello di business a dir poco “controverso”. L’azienda setaccia il fiordo vicino alla capitale del Paese, Nuuk, alla ricerca di iceberg che si sono staccati naturalmente dalla calotta glaciale: “Cerchiamo il ghiaccio più limpido e quindi anche più antico e puro”, ha dichiarato Malik V. Rasmussen, uno dei co-fondatori di Arctic Ice. Una volta individuato l’iceberg, questo viene sollevato su una nave con una gru, tagliato in pezzi più piccoli e imballato.
Di ogni iceberg viene prelevato un campione che poi viene analizzato in laboratorio per verificare l’assenza di microrganismi o batteri. Se “pulito”, il ghiaccio viene spedito dalla Groenlandia a Dubai con navi refrigerate.
È quasi impossibile non vedere in questo prodotto uno spreco colossale: trasportare ghiaccio per migliaia di chilometri su navi alimentate a combustibili fossili perché finisca nei cocktail delle persone più abbienti.
Poche persone probabilmente dedicano del tempo a considerare la provenienza del ghiaccio nella loro bibita o nel proprio cocktail, eppure si tratta di un grande business. Un tempo il ghiaccio veniva estratto da fonti naturali come i ghiacciai, ma le cose sono cambiate con l’avvento di macchine in grado di fabbricare ghiaccio a cubetti per bar e ristoranti o nei sacchetti che si ripongono in freezer. Il mercato dei cubetti, dei blocchi e del ghiaccio tritato valeva più di 5 miliardi di dollari nel 2022.
Sebbene sia molto difficile distinguere il gusto del ghiaccio naturale da quello “industriale” – cosa che fa propendere per la tesi che l’idea di Arctic Ice non sia altro che un espediente per guadagnare un sacco di soldi rispondendo ai capricci di gente molto ricca – negli ultimi decenni sono stati fatti diversi tentativi per riportare in commercio il ghiaccio naturale, ma con scarso successo. Nel 2015, un’azienda ha cercato di vendere cubetti di ghiaccio ricavati dal ghiacciaio Svartisen, nel nord della Norvegia, ma il suo progetto è fallito a causa dell’opposizione locale.
I fondatori di Arctic Ice, invece, sperano che rivolgendosi ai mercati giusti la loro idea possa funzionare. Per ora, però, hanno dovuto affrontare un sacco di polemiche sui social: Rasmussen ha raccontato alla Cnn di essere scioccato dal livello di violenza verbale ricevuta dopo la pubblicazione dei post. Ai commenti, i membri della startup rispondono che le loro operazioni sono progettate per “ridurre al minimo l’impatto ambientale”, di voler eliminare dall’atmosfera il triplo delle emissioni di CO2 prodotte e di avere in programma la sostituzione delle navi a combustibile fossile con navi ibride o a batteria.
Affermazioni a dir poco realistiche e che sanno molto di greenwashing. Come l’annuncio fatto alla fine del video di presentazione su Instagram, dove si promette un approfondimento riguardo alla compatibilità del proprio business con la lotta al riscaldamento globale. Fino a oggi quel video è ancora assente, lasciando un’enorme lacuna di informazioni. Questa assenza potrebbe essere, in realtà, il dettaglio più rivelatore di tutti.
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