Due italiani uccisi in Zimbabwe, forse scambiati per bracconieri

Padre e figlio, Claudio e Massimiliano Chiarelli sono i due italiani uccisi in Zimbabwe. Si pensa a causa di un errore avvenuto durante un’operazione antibracconaggio.

Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio originari di Padova, sono stati uccisi nella riserva di caccia di Mana Pools, in Zimbabwe. La notizia è stata confermata dall’ambasciata italiana di Harare, la capitale del paese dell’Africa meridionale, secondo cui i due sarebbero rimasti vittima di un tragico incidente durante un’operazione anti-bracconaggio.

 

Secondo le prime ricostruzioni in circolazione sulla vicenda, padre e figlio stavano partecipando ad un sopralluogo contro i cacciatori di frodo e sarebbero stati uccisi dagli stessi ranger che avevano chiesto il loro aiuto. Sull’accaduto tuttavia, precisano fonti della Farnesina, sono ancora in corso accertamenti e “le circostanze dell’incidente risultano ancora da chiarire”.

 

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Una foto scattata nel parco nazionale di Mana Pools in Zimbabwe

 

Claudio Chiarelli, di 50 anni, viveva nel paese africano ormai da decenni e assieme al figlio Massimiliano, poco più che ventenne, accompagnava per professione i turisti nei safari.

 

Il parco nazionale di Mana Pools, patrimonio dell’Unesco, è una delle riserve protette più famose del continente africano, considerata un punto d’osservazione privilegiato per la selvaggina. Il nome Mana Pools, le quattro piscine (Mana significa quattro in lingua Shona), si riferisce ai quattro piccoli laghi formati dal fiume Zambesi a metà del suo corso.

 

Nello Zimbabwe il fenomeno del bracconaggio ha raggiunto le dimensioni di una vera e propria emergenza nazionale. Solo lo scorso anno nelle riserve naturali del paese sono stati uccisi oltre 100 elefanti. Emblematico il caso di Cecil, il leone simbolo del parco di Hwange ucciso da un dentista americano che postò la foto del suo ‘trofeo’ sui social network, provocando un’ondata di sdegno sul web.

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