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Ha incarnato l’opposizione contro l’orrore delle fattorie della bile, la sua tragica storia è diventata un film, Oliver è morto, ma non la speranza.
Trent’anni. Trent’anni in una gabbia della dimensione di una bara con un catetere fisso infilzato nell’addome per spremere la bile dalla cistifellea. È la storia di Oliver, esemplare di orso nero asiatico (Ursus thibetanus) liberato in Cina e diventato il simbolo della lotta contro l’orrore delle cosiddette fattorie della bile.
Gli orsi neri, chiamati anche orsi della luna per via del collare bianco che gli disegna una mezza luna sul petto, vengono intrappolati e torturati a vita per l’estrazione dei succhi gastrici che vengono poi utilizzati nella (inutile) medicina tradizionale asiatica. Mercoledì scorso Oliver è morto nella riserva naturale di Animals Asia a Chengdu, nella quale ha trascorso gli ultimi quattro anni. Il suo corpo non era più in grado di reggere il peso degli anni e delle torture subite, i veterinari del centro hanno quindi deciso di ricorrere all’eutanasia per evitargli ulteriori sofferenze.
La storia del suo avventuroso salvataggio del 2010 è raccontata nel film Le gabbie della vergona, diretto da Martin Guinness. La vita di quest’orso, così come quella di tanti suoi simili, è stata un inferno, ma grazie all’associazione Animals Asia è riuscito a trascorrere serenamente gli ultimi anni della sua vita, mangiando frutta e bighellonando tra i prati della riserva. “Nel 2010 abbiamo trovato Oliver davvero malconcio – ha dichiarato la fondatrice di Animals Asia, Jill Robinson – il suo corpo era ormai deforme a causa degli anni trascorsi in una piccola gabbia, e avevamo paura che non sarebbe sopravvissuto al viaggio di 1.500 km verso casa”.
La commovente storia di Oliver ha contribuito a diffondere un orrore tanto grande quanto ancora poco conosciuto in Occidente. “Lui ha raccolto così tante persone insieme e da quel momento è entrato nel cuore della gente – ha affermato Jill Robinson. – Nonostante fosse ormai vecchio, non si è mai arreso e il suo indomito spirito ha motivato tutti noi. La sua storia è stata raccontata in tutto il mondo, contribuendo a mostrare con forza quale orrore si nasconde dietro le fattorie della bile. Il nostro orso malconcio è diventato un esempio, il suo temperamento stoico e la natura gentile ci daranno la forza per liberare sempre più orsi”.
Oliver è morto ma continuerà ad incarnare la sofferenza di migliaia di orsi ancora intrappolati e la causa che simboleggiava potrà salvare tanti suoi fratelli dalla tortura.
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