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È il colore di rossetti e fard, di yogurt e di succhi ai frutti rossi. Non c’è più nei celebri aperitivi italiani. Il motivo per cui i clienti non hanno più gradito? La natura dell’E120: insetti polverizzati.
Si chiama E120 ed è il nome del colorante alimentare ottenuto dagli insetti. Lo si usa anche in cosmesi e, molto meno, per i tessuti.
L’E120 si ottiene davvero dalle cocciniglie, una famiglia di insetti della stessa sottoclasse delle coccinelle, in particolare dalle femmine di due tipi di cocciniglie americane: Dactylopius coccus e Kermes vermilio. Altri insetti utilizzati sono Porphyrophyra hamelis, Kermes ilicis, Margaroides polonia e Kerria lacca.
La cocciniglia è un colorante ricavato dall’omonimo insetto appartenente alla famiglia della coccoidea, in particolare dalle femmine della specie Dactylopius, Dactylopius coccus e della specie Kermes vermilio. L’acido carminico è la molecola colorata. Le femmine secernono un liquido molto denso e intensamente colorato come involucro per proteggersi dai predatori. Per produrre un chilogrammo di colorante occorrono circa 80-100 mila insetti, secondo le stime Fao. Una volta ottenuta la polvere macinando gli insetti raccolti, la si tratta con acqua calda per estrarre l’acido carminico.
Le cocciniglie vengono allevate in piantagioni di cactus – in Europa li si alleva in Spagna soprattutto. La sostanza rossa è presente soltanto nelle femmine e si trova in maggiore concentrazione in quelle gravide. Le cocciniglie vengono allevate sulle pale dei fichi d’india; gli esemplari femminili vengono raccolti con spatole metalliche poco prima della deposizione delle uova e lasciati morire e seccare al sole, dopodiché vengono macinati per ottenere la polvere poi trattata con acqua calda per estrarre la molecola colorata, l’acido carminico.
Per ottenere 1 chilogrammo di colorante, occorrono 80mila insetti secondo le stime Fao.
Oggi, tutti i più famosi prodotti alimentari in Italia che contenevano E120 sono passati ad altri coloranti, principalmente l’E122 (azorubina) e l’E124, (chiamato anche Cocciniglia A, cioè artificiale, o Ponceau 4R). A differenza della cocciniglia E120, sono coloranti azoici, ottenuti per via sintetica in laboratorio. Prima del loro avvento i prodotti di pasticceria e molte altre bevande rosse come aperitivi, bitter, vermuth e bevande gassate erano colorate con l’E120 che, oggi, potrebbe trovarsi ancora in hamburger, salumi (prodotti che non devono certo preoccuparsi di strizzare l’occhio ai vegetariani), caramelle.
Ma in generale al supermercato, rispetto a vent’anni fa, non si trovano più così facilmente prodotti che contengono il colorante cocciniglia E120.
Stiliamo una lista aggiornata di alcune bevande e dei coloranti rossi che contengono:
Per aggiornarla e completarla – o sincerarsi che il nostro aperitivo preferito non contenga E120 – ognuno può girare le bottigliette dei prodotti e leggere con attenzione l’etichetta degli ingredienti che deve obbligatoriamente riportare le sigle degli additivi usati.
Sono stati descritti casi di allergie al colorante E120 e probabilmente le responsabili sono le proteine degli insetti. Infatti, durante l’estrazione, alcune proteine degli insetti passano nel colorante in percentuali intorno allo 0,5%. Allo scopo di ridurre le allergie, è stato proposto un metodo per ridurre la presenza delle proteine tramite idrolisi enzimatica. Il processo porta alla rimozione delle proteine con PM maggiore di 6000. In letteratura sono anche descritti casi di asma occupazionale in operai addetti alla produzione del colorante. Come molti coloranti, sia l’E120 che i rossi sintetici sono accompagnati in etichetta dall’avvertenza che ne sconsiglia l’assunzione massiccia per i bambini, in vista del possibile rischio di disturbi dell’attenzione.
L’estratto di cocciniglia, ricavato dall’insetto omonimo, è stato usato come colorante da secoli, sia per i vestiti, sia per i cosmetici e per cibi e bevande. Per esempio, il liquore alchèrmes (dall’arabo القرمز, al-qirmiz, che significa cocciniglia e che indica il color cremisi, termine che deriva dalla stessa parola) è un liquore italiano usato per dolci e preparazioni di vario genere, soprattutto per le creme di pasticceria. Tra i suoi ingredienti, oltre ad alcol, zucchero, acqua, cannella, chiodi di garofano, cardamomo, acqua di rose, c’è il colorante rosso, che in origine era appunto cocciniglia, ma attualmente sostituito da sostanze di origine sintetica, E122, E124 o E132. È nell’Ottocento che i chimici scoprirono il modo per produrne le alternative sintetiche.
Negli Stati Uniti l’uso della cocciniglia ha ben poche restrizioni, purché venga etichettato in maniera trasparente come “colorante naturale”. Per alcuni produttori, disporre di un colorante naturale, affidabile e di colore acceso è stata una gran comodità. Ma la sua provenienza da animali, per giunta per nulla cruelty free, lo rende inadatto a vegetariani e vegani, e capace comunque di urtare la comune sensibilità, che progredisce sempre.
Chi è vegetariano o vegano sa certamente quanto è importante leggere le etichette dei prodotti che acquista, non solo dei prodotti alimentari ma anche dei prodotti di cosmesi e di igiene personale che entrano a contatto diretto con la pelle.
Purtroppo il colorante cocciniglia è abbastanza comunemente usato dall’industria cosmetica per dare a rossetti e blush il loro colore. Lo si trova nell’etichetta Inci in vari modi:
Dato che, in media, pare che una donna ingerisca l’equivalente di due rossetti all’anno, la scelta vegan, in questo caso, potrebbe essere adottata volentieri anche da chi vegan non è.
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