Diritti umani

Ecco la mappa della corsa alle risorse naturali del pianeta

Grandi multinazionali, istituti finanziari, investitori privati. Tutti ne vogliono un pezzetto e a soffrirne sono le comunità locali che perdono in risorse e tutela ambientale.

È la prima mappa interattiva che raccoglie tutte le aree del pianeta dove esiste una corsa all’approvvigionamento delle risorse naturali, da parte di investitori privati e pubblici. A realizzarla l’ong Mani Tese, in collaborazione con Les Amis de la Terre, Cee Bankwatch, Re:Common, CeVi e Cicma e al lavoro dei web designer Maxime Vedel e Rudy Mencé.

mappa

Una guida via web che presenta al navigatore tutte le aree del pianeta dove le comunità locali sono in lotta per i diritti umani, per la tutela ambientale e per la conservazione delle risorse naturali. Ci sono miniere, latifondi, svendita dei terreni agricoli, deforestazione. In particolare sono cinque le risorse prese in esame: terra, foreste, acqua, miniere ed energia, ognuna delle quali è segnalata con icona ad hoc. Ogni area presenta la descrizione dettagliata con storie e materiali multimediali da scaricare e da approfondire.

C’è l’esempio del drammatico land grabbing in Madagascar, dovuto da una parte alla scarsa o assente politica del Paese, uno tra i più poveri dell’Africa, dall’altra alla presenza di associazioni o società che spostano i diritti di utilizzo della terra dalle comunità locali a privati. Ci sono dentro in molti, dal Canada al Giappone, dall’Italia alla Norvegia. C’è poi uno dei progetti più contestati, ovvero la diga Maheshwar, nella regione del Nimar, Stato del Madhya Pradesh, oggi già in costruzione. Un progetto da 400 MW che prevede di sommergere intere comunità locali che a questo fiume sono devote da millenni. 

Come si legge dalle pagine rilasciate dall’associazione: “Mani Tese e i suoi partner nel progetto Grabbing development chiedono all’Unione europea e ai suoi Stati membri di agire con urgenza per ridare piena sovranità ai popoli e alle comunità locali sulle proprie risorse naturali, promuovere un modello economico e sociale rispettoso dei diritti umani e dei limiti imposti dalla natura e rendere le imprese europee pienamente responsabili, e quindi sanzionabili, per le violazioni perpetrate nei paesi più svantaggiati”.

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