Mosha, l’elefantessa colpita da una mina antiuomo, ora ha la sua nuova gamba artificiale
Mosha riceve la sua gamba artificiale nella clinica di Lampang, in Thailandia
Mosha aveva sette mesi quando, camminando, le è esplosa una gamba. L’aveva appoggiata su una mina antiuomo vicino al confine tra la Thailandia e il Myanmar. Era più di dieci anni fa. Questa settimana ha ricevuto una nuova – la nona – gamba artificiale, donatale dalla clinica veterinaria Friends of the Asian Elephant Foundation della
Mosha riceve la sua gamba artificiale nella clinica di Lampang, in Thailandia
Mosha aveva sette mesi quando, camminando, le è esplosa una gamba. L’aveva appoggiata su una mina antiuomo vicino al confine tra la Thailandia e il Myanmar. Era più di dieci anni fa.
Questa settimana ha ricevuto una nuova – la nona – gamba artificiale, donatale dalla clinica veterinaria Friends of the Asian Elephant Foundation della Thailandia del nord.
Mosha ha ricevuto la sua gamba artificiale.
Oltre a Mosha ci sono circa quindici elefanti feriti dalle mine nelle regioni di confine birmane, teatro di guerra e scontri per decenni. Lei fu però la prima a ricevere una protesi, installatale in questa clinica vicino a Lampang.
Mosha pesava circa 600 kg quando ebbe l’incidente. Ora pesa quasi due tonnellate, e crescendo, ovviamente, ha avuto bisogno di diversi aggiornamenti, adattamenti e nuove gambe artificiali.
Un’altra paziente pachiderma, Motala, perse una gamba anteriore sempre per colpa di una mina nella stessa regione, nel 1999. Ora ha più di cinquant’anni, ed è stata la protagonista del documentario “The Eyes of Thailand”, film del 2012 che documentava le diverse fasi che sono state necessarie per dotarla di una nuova gamba.
Alle operazioni di protesizzazione hanno partecipato diversi specialisti, tra cui l’ortopedico (umano) Therdchai Jivacate, il quale ha spiegato che, senza gambe artificiali, gli elefanti sarebbero destinati a morte certa.
Quando Mosha ha ricevuto la sua ultima gamba artificiale, l’ortopedico ha detto alla Reuters: “Il modo in cui prima camminava con la vecchia gamba era squilibrato, la sua spina dorsale rischiava di soffrirne. Se si fossero danneggiate le cartilagini, avrebbe smesso del tutto di camminare, e sarebbe certamente morta”.
Il numero degli elefanti in Thailandia
Il Thai Elephant Conservation Center stima che ci siano tra 2.000 e 3.000 elefanti che vivono allo stato libero in Thailandia, e circa 2.700 addomesticati.
Non stupisca il dispiego di risorse e le cure che sono stati dati a Mosha, così come ad altri elefanti. Il rapporto tra la Thailandia e gli elefanti risale a secoli addietro: erano impiegati per lavori pesanti, per trasporti su brevi tratti, per spostare i tronchi nelle operazioni di disboscamento (che ormai da tempo non si fanno più). Il loro addestramento è frutto di un’antica tradizione e il lavoro del conduttore, il mahout, viene ancora tramandato di generazione in generazione. Ma soprattutto, sono animali tradizionalmente amati, o perlomeno rispettati, e festeggiati con festival e ricorrenze annuali.
Il numero delle mine antiuomo
Circa 64.000 incidenti a causa di mine antiuomo sono stati registrati nelle regioni di confine tra Thailandia, Myanmar e Cambogia, dal 1979. Secondo la fondazione Halo, organizzazione globale dedicata alla rimozione di questi ordigni, in queste aree ci sono circa 25.000 persone che hanno subito amputazioni causate dalle mine, e c’è il maggior tasso di amputazioni pro capite nel mondo.
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