Narges Mohammadi è stata condannata a sette anni di carcere per il suo attivismo contro il regime dell’Iran. Prosegue intanto la repressione nel paese dopo le proteste di inizio anno.
Le elezioni in Repubblica Democratica del Congo hanno un vincitore. Il suo nome, come annunciato dalla commissione elettorale, è Felix Tshisekedi, il candidato dell’opposizione. Ma che il paese abbia finalmente un nuovo presidente è ancora tutto da vedere. Col fiato sospeso per i risultati Dopo le presidenziali del 30 dicembre scorso, il più grande paese
Le elezioni in Repubblica Democratica del Congo hanno un vincitore. Il suo nome, come annunciato dalla commissione elettorale, è Felix Tshisekedi, il candidato dell’opposizione. Ma che il paese abbia finalmente un nuovo presidente è ancora tutto da vedere.
Dopo le presidenziali del 30 dicembre scorso, il più grande paese dell’Africa subshariana, abitato da oltre 80 milioni di persone, era in attesa dei risultati col fiato sospeso. Gli exit poll davano in vantaggio Martin Fayulu, espressione della coalizione di opposizione Lamaku (Svegliatevi), mentre gli osservatori denunciavano gravi e diffuse irregolarità nel voto. Il regime del presidente Joseph Kabila aveva reagito bloccando l’accesso a Internet in tutto il paese.
BREAKING: DR of Congo’s Felix Tshisekedi @fatshi13 wins the presidential election, @cenirdc says #ElectionsRDC https://t.co/K0uD16vEmC pic.twitter.com/S0OHMLZztD
— TicToc by Bloomberg (@tictoc) 10 gennaio 2019
La vittoria di Tshisekedi – arrivato primo con 7 milioni di voti, seguito da Fayulu che ne ha ottenuti 6,3 milioni, e da Emmanuel Ramazani Shadary, terzo con 4,3 milioni – arriva al culmine di due anni di ritardi e incertezze. È dal 2016 che – concluso il secondo e ultimo mandato del presidente uscente – il paese attendeva di andare alle urne. La domanda che tutti si ponevano era: l’establishment – saldamente nelle mani di Kabila per 18 anni – accetterà una sconfitta del proprio candidato Shadary? O invece, dopo aver più volte rinviato il voto e perseguito ogni forma di dissenso, deciderà di mettere a ferro e fuoco il paese piuttosto che rinunciarvi?
Domande che, ad oggi, sono ancora senza risposta. Dopo l’annuncio dei risultati, più volte rinviati, da parte della Commissione, la Conferenza episcopale del Congo (Cenco), che gode di credibilità e seguito nel paese africano, ha dichiarato che i dati ufficiali differiscono da quelli rilevati dai suoi 40.000 osservatori. Secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, alla Chiesa risulterebbe vincitore l’oppositore Martin Fayulu. I vescovi, come già l’Unione Africana e altri attori regionali, stanno rinnovano di ora in ora gli appelli perché le contestazioni al risultato si manifestino nei modi e nelle sedi prestabilite dalla legge elettorale. Che la tensione stia salendo è provato dagli scontri tra i sostenitori dei diversi schieramenti, registrati nelle ultime ore in varie zone del paese.
#RDC: Les élections ont été lourdement entachées d’irrégularités généralisées, manœuvres visant à éliminer des électeurs, interférences par acteurs armés, affrontements suite aux allégations de fraud et restrictions aux observateurs+à l’information @hrw_fr https://t.co/OoKLNb2x98 pic.twitter.com/nxLFpDMOnJ
— Ida Sawyer (@ida_sawyer) 5 gennaio 2019
In molti sospettano che i ritardi nell’annuncio dei risultati, siano serviti a consentire una trattativa dell’ultim’ora che avrebbe portato ad un accordo tra Tshisekedi e Kabila per scalzare il vero vincitore delle urne, Martin Fayulu. Uno scenario che – se confermato – provocherebbe una sollevazione dei sostenitori di Lamaku, dalle conseguenze imprevedibili. Fayulu si è già detto “vittima di un golpe ai danni del popolo congolese” e ha annunciato ricorso alla Corte costituzionale, che a sua volta avrà una settimana per proclamare i risultati definitivi.
L’insediamento del nuovo presidente è previsto per il prossimo 18 gennaio, giorno in cui i congolesi sperano di assistere al primo trasferimento di potere pacifico nel paese dal 1960, anno della sua indipendenza dal Belgio. Fino ad allora però, non sono da escludersi altri colpi di scena.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Narges Mohammadi è stata condannata a sette anni di carcere per il suo attivismo contro il regime dell’Iran. Prosegue intanto la repressione nel paese dopo le proteste di inizio anno.
Il presidente Donald Trump ha dato sempre più poteri all’Ice. Questo si è tradotto in retate anti-immigrazione molto violente e al di fuori della cornice legale.
Il presidente Donald Trump ha lanciato un grande piano di investimenti per impossessarsi del petrolio del Venezuela. Ma le aziende del settore non sono convinte.
Da fine dicembre in Iran sono esplose profonde proteste. La miccia è stata la crisi economica ma ora i manifestanti chiedono la fine del regime, che ha risposto con la violenza.
Il Belgio è uno dei paesi più esposti ai cambiamenti climatici. Le dune-diga sono una soluzione per fermare l’innalzamento dei mari.
Un nuovo progetto idroelettrico sul fiume Chhujung rischia di stravolgere la vita degli indigeni Bhote-Lhomi Singsa del Nepal. Che si stanno battendo per fermarlo.
Il progetto era fortemente contestato da associazioni ambientaliste e comitati cittadini. Alla fine il Guggenheim di Bilbao ha fatto un passo indietro.
I trattori hanno invaso la capitale europea per protestare contro l’accordo commerciale tra l’Ue e il Mercosur. La ratifica è stata rinviata a gennaio.
La misura è valida per tutta la Spagna e comprende autobus e treni a media percorrenza e suburbani. Sono esclusi per ora i trasporti pubblici locali.