Il rapporto annuale dell’Organizzazione meteorologica mondiale traccia un quadro inquietante sullo stato del clima della Terra.
Le Nazioni Unite hanno valutato le nuove promesse di riduzione delle emissioni di CO2: si va verso un riscaldamento globale di 2,7 gradi.
Le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, depositate presso le Nazioni Unite dai governi di tutto il mondo, sono ancora drammaticamente insufficienti. A sei settimane dall’inizio della ventiseiesima Conferenza mondiale sul clima (Cop 26), che si terrà a Glasgow nella prima metà di novembre, dall’Onu arriva l’ennesimo allarme sulle Ndc, Nationally determined contributions. Gli impegni, appunto, assunti da 191 stati al fine di centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015.
Quest’ultima ha infatti indicato che la crescita della temperatura media globale non dovrà superare i 2 gradi centigradi, di qui alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. E rimanendo “il più possibile vicini agli 1,5 gradi”. Per riuscirci, occorre abbattere in modo drastico e immediato le emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti. Ebbene, i calcoli effettuati sulla base delle Ndc inviate finora indicano che il mondo viaggia al contrario verso un riscaldamento globale di +2,7 gradi.
Il rapporto che valuta le promesse avanzate finora è stato pubblicato venerdì 17 settembre. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha parlato di “direzione catastrofica”: “Il fallimento al quale andiamo incontro non rispettando gli obiettivi climatici si misurerà in termini di numero di morti e di mezzi di sussistenza distrutti”. Di qui l’ennesimo appello lanciato dal diplomatico portoghese ai governi.
A confermare lo scarso impegno da parte di questi ultimi, d’altra parte, sono anche i tempi di consegna delle Ndc. L’Accordo di Parigi prevedeva che esse fossero inviate all’Onu entro la fine del 2020. A tale data, meno della metà delle nazioni di tutto il mondo l’aveva fatto, mentre al 30 luglio 2021 si è arrivati soltanto a quota 113 (ove questi paesi rappresentano soltanto il 49 per cento delle emissioni mondiali).
È per questo che non possono bastare alcuni impegni “puntuali”, come quelli di Stati Uniti e Unione europea, che hanno affermato di voler ridurre le loro emissioni di metano del 30 per cento entro i prossimi dieci anni. Patricia Espinosa, segretaria dell’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha confermato che “le cifre sui gas ad effetto serra continuano a muoversi nella direzione sbagliata”.
Basti pensare che se si prendono in considerazione le Ndc di tutti i paesi che hanno firmato l’Accordo di Parigi, le emissioni sono previste in aumento del 16 per cento di qui al 2030, rispetto al 2010. Al contrario, per rimanere al di sotto degli 1,5 gradi occorrerebbe ridurle del 40 per cento, e del 25 per cento se ci si volesse “accontentare” dell’obiettivo dei 2 gradi.
Di qui il calcolo degli esperti dell’Onu e la previsione di un aumento di 2,7 gradi di qui alla fine del secolo. Per questo, secondo Patricia Espinosa, “la Cop 26 dovrà essere un successo”.
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