Emmanuel, ti hanno ammazzato perché sei nero. In Italia. Nel terzo millennio

Lettera a Emmanuel, scampato ad un attentato in Nigeria, alle violenze in Libia, alla traversata del Mediterraneo. Ucciso nelle Marche perché nero.

Avevi solo 36 anni, Emmanuel. Eri arrivato dal nord della Nigeria con Chimiary, tua moglie. Sì, d’accordo: in realtà non ancora tua moglie. Un sacerdote, don Vinicio Albanesi, aveva celebrato il vostro matrimonio a gennaio, nella città di Fermo. In attesa del rito civile, riconosciuto dallo stato. Mancava ancora qualche documento: questione di tempo. Ma tanto aspettare, ormai, non ti faceva più paura.

 

Martedì stavi passeggiando. Era pomeriggio. Solita strada, solito caldo estivo, solita mano nella tua mano. Quella della donna che ti ha accompagnato lungo il drammatico percorso della vita. La madre della bambina che ti è stata strappata via quando aveva solo due anni, morta in un attentato del gruppo terroristico Boko Haram. La compagna dell’interminabile viaggio che vi aveva portati in Italia, attraverso la Libia, attraverso le violenze degli scafisti, attraverso un aborto sul gommone provocato dalle percosse mentre raggiungevate la Sicilia.

La tua Chimiary chiamata “scimmia africana”

Quando, l’altro ieri, un uomo l’ha chiamata “scimmia africana”, senza neppure sapere chi foste, quale fosse la vostra storia, quali i vostri pensieri, quali le vostre speranze, chissà cos’hai pensato. Quando l’hai vista strattonata. Per l’ennesima volta. Chissà cos’hai pensato. La reazione ti è stata fatale: il colpo in testa che hai ricevuto ti ha fatto sprofondare in coma. Hai resistito ventiquattro ore.

 

Chimiary invece sta bene. Fisicamente, ha solo qualche graffio. Il pensiero di averti perso, però, non le dà pace. Per il tuo omicidio è stato denunciato a piede libero un uomo. Un quarantenne italiano, ultrà di una squadra di calcio locale, noto per l’odio nei confronti di “quelli come te”. Neri, africani, immigrati.

 

Già. È incredibile. Con tutto quello a cui sei scampato. Con tutto quello che hai passato. Con tutto quello che hai visto. Alla fine a fermarti è stato un balordo qualsiasi. Qui, in Italia. Perché sei nero. Nel terzo millennio.

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