Esposizione di Ginevra. 40 auto eco, 20 elettriche.

All’Esposizione di Ginevra , il padiglione verde con le novità

Quest’anno le tecnologie di trazione alternative sono, anche geograficamente, al centro dell’esposizione di Ginevra. “Il salone è sempre più attento all’innovazione, in particolare alla riduzione dell’impatto ambientale – dichiara a Corriere.it Luc Argand, presidente del Salon International de l’Auto et accessoires dal 2005 – tanto che il padiglione verde non è solo più ricco, ma è anche al centro del Salone. Tremila metri quadri con le proposte dei maggiori costruttori, da Citroën a Mini, da Mercedes a Tata. E una ventina di auto elettriche da provare in pista dalle 10 del mattino alle 6 di sera”. Le auto ibride ed elettriche affollano i saloni di tutto il mondo: “Ma qui il verde non è posticcio – conclude Argand, quest’anno al termine del suo mandato – bensì connesso all’identità civile, culturale, della città. Ginevra è pulita, educata, a basso impatto in ogni senso”.   Tra decine di auto a zero emissioni, 40 ecoanteprime mondiali o europee, strategie industriali attente all’ambiente, downsizing, filtri, alleggerimento e modularità dei componenti, riciclo dei materiali, si nota finalmente anche uno sforzo per rendere esteticamente appetibili i veicoli alternativi. Ecco i modelli a basso impatto ambientale più significativi, importanti, rappresentativi. E belli. Opel Ampera Mentre i primi esemplari della sua gemella Chevrolet Volt già cominciano a circolare negli Stati Uniti, General Motors presenta qui a Ginevra la versione europea della sua prima berlina elettrica. La si può ricaricare anche con la normale presa di corrente di casa. Il modello 2012 Opel Ampera esibisce lineamenti più aggressivi rispetto alla sorella americana (anche se sotto il cofano ci sono le stesse tecnologie Voltec). Nonostante il prezzo di 42.900 €, Opel dichiara di avere già raccolto i primi 1.000 ordini. Volkswagen Bulli Si propone idealmente come l’erede del mitico furgoncino Westfalia che negli anni ’60 s’è indelebilmente unito alla cultura hippy. Ma l’iconico pullmino Volkswagen torna in vita con nuove caratteristiche: ora è stiloso, il suo cruscotto è un iPad, l’impianto audio è un Fender made in Usa e le sue batterie agli ioni di litio alimentano una spinta da 113 CV, ricaricandosi in meno di un’ora. Il tempo di una fumatina e di una suonatina di chitarra.   Volvo V60 E’ la prima vera ibrida Volvo, la prima plugin con motore Diesel, ed è – da buona Volvo – station wagon, solida, capiente. Il ritardo con cui gli svedesi arrivano sulla trazione ibrida è clamoroso. Per farsi scusare, offrono innanzitutto – anche qui, da buona Volvo – una sicurezza provata nei crash-test in cui le batterie non vengono nemmeno danneggiate. Poi anche esibendo prestazioni impressionanti, sia ecologiche che su strada. Ecologiche: 49 gr/km di CO2 (la metà della Toyota Prius), consumi di 1,9 litri per 100 km (la metà della Audi A3). Su strada: da 0 a 100 km/h in 6,9 secondi. Interessante la partecipazione in fase progettuale di Vattenfall, colosso energetico impegnato nello sviluppo di energie rinnovabili. Come a dire: se la ricaricate, ricaricatela con elettricità da fonti pulite (magari, la nostra).   Range Rover Range_e Il marchio da sempre connotato per l’amore verso gli spazi verdi, l’off-road e l’esplorazione si sta muovendo anche sulla strada della sostenibilità. Lo fa prima con la piccola Range Rover Evoque, che vanta svariate caratteristiche eco, e ora con l’ammiraglia Range Rover Sport plug-in Diesel hybrid 4WD. Ha un motore 3.0 TDV6 da 240 CV abbinato al motore elettrico da 69 kW (che la può far marciare per 30 km in modalità silenziosa). Le emissioni medie sono di 88 gr/km di CO2, 4 volte meno la cugina convenzionale. Land Rover non ha ancora chiarito se entrerà in produzione, ma di certo è un passo della strategia da 1,3 miliardi di dollari varata nel 2008 per ridurre le emissioni del 25% entro il 2012.   Smart Forspeed Smart continua a dissodare il terreno della mobilità sostenibile e lo fa con vetture spiazzanti e sorprendenti. Questa concept è una roadsterina a due posti secchi: linee non convenzionali, fari a led e uno splendido alloggiamento tondo per l’iPhone al centro del cruscotto. Velocità di punta di 120 km/h, autonomia dichiarata – non granché – di 135 km.   Nissan Esflow Se la rude e mascolina Nissan 370Z avesse una notte d’amore con la gentile e delicata Leaf, il frutto di questa passione sarebbe probabilmente come la Esflow. Linee svolazzanti e due posti secchi per questa sportiva a trazione elettrica che sperimenta un paio di innovazioni notevoli, per questo settore: la trazione posteriore, e ben due motori elettrici – uno per ognuna delle due ruote motrici.   Giugiaro Go Due le proposte ginevrine dell’Italdesign dopo l’acquisizione da parte di Volkswagen. Una, Tex, deludente compatta che ricorda nelle linee la Honda Civic. L’altra, la ben più interessante (anche se non certo emozionante) Go. Un’elettrica lunga solo quattro metri ma larga come una Passat, con un’inusuale estensione delle aree vetrate. E’ stata disegnata intorno a una piattaforma modulare che incorpora batterie senza rubare spazio all’abitacolo o al bagagliaio. Il telaio può ospitare anche altre tecnologie di trazione, elettrico plug-in, motori a combustione, o anche fuel cell a idrogeno.   Toyota Prius+ Come ampiamente annunciato, la gamma ibrida del primo costruttore mondiale di auto sta crescendo. Ecco la versione sette posti della Toyota Prius. Interessante notare come questo veicolo per famiglie tenti, nonostante le sue dimensioni, a non discostarsi dalle linee caratteristiche della Prius originale. Interessante anche il cx (indice di penetrazione aerodinamica): grazie al design dei fascioni e alla coda tronca raggiunge un notevole 0,29. Nuova anche la collocazione delle batterie che, per massimizzare lo spazio interno, sono nella console centrale tra i sedili. Sarà in vendita dalla prima metà del 2012.   Porsche Semper Vivus Qual è la prima auto ibrida della storia? La Prius? No. Ah, la Insight del 1999? In realtà, il primo ingegnere a firmare un’automobile ibrida faceva, di cognome, Porsche. Proprio lui, Ferdinand Porsche, fondatore della Porsche AG, Stoccarda, papà anche della Volkswagen Maggiolino e delle epiche sportive Auto Union. La casa tedesca gli tributa un giusto riconoscimento impiegando quattro anni per costruire una replica fedele di quel pionieristico progetto. Il concetto, più o meno, è quello odierno: un motore a combustione coadiuvato da motori elettrici. Solo che, a differenza delle odierne Panamera S Hybrid, il solo pacco batterie al piombo pesava 1800 kg e non consentiva all’auto di superare una benché minima pendenza. Porsche celebra così i suoi… primi 111 anni di auto ibride.   Rolls-Royce 102EX Phantom E’ solo un prototipo. Ma l’idea che l’auto più lussuosa della terra vada a elettricità è portentosamente evocativa. Nella 1025EX tutto è di un tenue azzurrino, come a ricordare il cielo pulito: la livrea, l’illuminazione del cruscotto, perfino la vittoria alata in cima al radiatore. Ma ben oltre la sintassi simbolica, è dal 2007 che Rolls-Royce compie acquisizioni industriali nei campi delle componenti elettriche e delle fuel cell a idrogeno. Questo fa capire che siamo entrati nell’era dell’auto elettrica. Perché vi fa il suo ingresso la marca più monumentale dell’automobilismo mondiale. Secondo l’AD Rolls-Royce Torsten Müller-Ötvös, quest’auto è stata creata per aiutare la società a “chiarirsi le idee sulla tecnologia che darà potenza ai motori Rolls-Royce del futuro”. Al posto del motore da 6.75 litri e del cambio automatico a sei marce qui vi sono due motori elettrici da 145 kw l’uno che sospingono i 2.700 kg di questa limousine a 100 km/h in meno di otto secondi. Colossale anche il pacco batterie. Le sue 96 celle individuali sono assemblate in modo da ricalcare la forma dei vani motore e trasmissione. Secondo Rolls-Royce, questa unità da 338 volt e 71 kWh è la più grande batteria mai collocata in un corpo auto su strada. Da notare il metodo di ricarica. C’è sì una presa al posto del tappo serbatoio, ma la tecnologia è a induzione, come i piani cottura. E’ sufficiente il contatto o la vicinanza con un piano magnetico sotto il pianale – senza fili, per fare il pieno di energia.

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