Etiopia, un Boeing è precipitato con 157 persone. A bordo sogni per un futuro migliore

Il Boeing 737 si è schiantato poco dopo il decollo da Addis Abeba. Alcune persone si recavano alla conferenza annuale dell’Unep, a Nairobi.


Un Boeing 737 della compagnia Ethiopian Airlines è precipitato nella mattinata di domenica 10 marzo, poco dopo il decollo dall’aeroporto di Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. L’aereo era diretto a Nairobi in Kenya e trasportava 157 persone, tra le quali otto di nazionalità italiana. Nessuno è sopravvissuto all’impatto.

I passeggeri sul Boeing erano di 35 nazionalità

Secondo quanto comunicato dalla stessa compagnia etiope, i passeggeri erano di 35 nazionalità. Si erano imbarcati in particolare – assieme agli italiani – 32 keniani, diciotto canadesi, nove etiopi, otto cinesi, sette britannici, sei egiziani, cinque tedeschi e quattro indiani. Tra gli inglese, secondo le informazioni diffuse dal ministero degli Esteri di Londra, figura anche Joanna Toole, 36 anni, militante ambientalista che ha lavorato presso la Fao.

Almeno una decina tra le persone che risultano morte nello schianto lavoravano per le Nazioni Unite. L’incidente è sopraggiunto infatti alla vigilia dell’apertura, a Nairobi, della conferenza annuale del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), che si terrà nella capitale keniana fino al 15 marzo. Secondo informazioni diffuse da fonti interne alle stesse Nazioni Unite, a perdere la vita sarebbero stati in particolare “alcuni interpreti”, che si stavano recando sul posto.

Tra le vittime italiane attivisti di ong e l’assessore alla Cultura della Regione Siciliana

Tra gli otto italiani c’è, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, “l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale. Inoltre si trovavano sul Boeing tre componenti della ong bergamasca Africa Tremila: il presidente Carlo Spini (75 anni, medico, originario di Sansepolcro, in provincia di Arezzo), sua moglie, l’infermiera Gabriella Vigiani e il tesoriere Matteo Ravasio”.

“I nostri tre volontari stavano raggiungendo la località di Juba, dove abbiamo costruito un ospedale”, ha spiegato all’Huffington Post Roberto Spagnolo, presidente onorario di Africa Tremila. “La loro meta – ha aggiunto il quotidiano – era un ospedale che la onlus sta realizzando in Sudan del Sud, dove avrebbero dovuto consegnare delle attrezzature mediche”.

L’Ansa cita poi anche Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e della rete di associazioni Link 2007 (network che racchiude  Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l’Africa Cuamm, Ccm, Elis, World Friendss, Ciai e Amref). “Il Cisp ha annunciato in serata di ieri la scomparsa del suo presidente ‘con immenso dolore la perdita di Paolo Dieci, uno dei suoi fondatori, uno dei suoi più appassionati soci e più competenti cooperanti, il suo presidente. Il nostro meraviglioso amico. Il mondo della cooperazione internazionale perde uno dei suoi più brillanti esponenti e la società civile italiana tutta perde un prezioso punto di riferimento’”, ha riportato il portale Info-Cooperazione

Erano poi a bordo Virginia Chimenti, Rosemary MumbiMaria Pilar Buzzetti, che lavoravano per il World Food Programme (Virginia era stata anche attiva con l’associazione Twins International, a sostegno dei bambini che vivono nelle baraccopoli in Africa). Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto “profondamente rattristato”, confermando la perdita di parte dello staff dell’organizzazione internazionale.

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Ignote ancora le cause dell’incidente accaduto in Etiopia. Si tratta del secondo Boeing 737 “Max” precipitato nel giro di pochi mesi © Stephen Brashear/Getty Images

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio “profondo dolore” per i cooperanti deceduti, affermando che “il Paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano. Nel rendere omaggio alla loro memoria rivolgo sentimenti di partecipazione e cordoglio ai familiari delle vittime e alle istituzioni che hanno visto il loro impegno”.

Morto anche Max Thabiso Edkins, militante ecologista. Ignote le cause dello schianto

Tra gli stranieri, figurano un dirigente della federazione calcistica keniana, Hussein Swale e l’intera famiglia di un deputato slovacco, Anton Hrnko, che ha perso la moglie Blanka, e i figli Martin e Michala. Le famiglie delle vittime sono state alloggiate in un hotel nei pressi dell’aeroporto internazionale. Il primo ministro Abiy Ahmed ha rivolto le proprie “condoglianze a chi ha perso dei cari”, mentre quello del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha espresso il proprio cordoglio.

Le cause dell’incidente non sono state ancora chiarite. Si sa che il velivolo – partito alle 8:38 (le 6:38 in Italia) con il codice ET302 – è sparito dai radar sei minuti dopo aver spiccato il volo. Quindi si è schiantato con violenza al suolo, tanto da disintegrarsi nell’impatto. L’agenzia Afp ha riferito di un testimone secondo il quale il Boeing sarebbe “arrivato a terra già avvolto dalle fiamme”.

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Il cockpit di un Boeing 737 “Max” © Icelandair/The Brooklyn Brothers via Getty Images

La catastrofe di Addis Abeba ha portato infine via Max Thabiso Edkins. Nato nel Lesotho e cresciuto tra Germania e Sudafrica, era un esperto di cambiamenti climatici, bioconservazione, scienze naturali ed ecologia. Lavorava dal mese di gennaio del 2013 per il programma Connect4Climate della Banca mondiale. In passato aveva coordinato il ClimateConscious Programme. 

Ad ottobre, in Indonesia, un altro 737 “Max” è precipitato con 189 persone a bordo

A pilotare l’apparecchio era Yared Getachew, che aveva al suo attivo ottomila ore di volo. Si sa anche che il velivolo aveva subito una manutenzione il 4 febbraio e che le condizioni meteorologiche al momento dell’incidente erano buone. Tewolde GebreMariam, amministratore delegato della Ethiopian Airlines ha parlato di “difficoltà” incontrate dopo il decollo e del fatto che Getachew “aveva chiesto ed ottenuto il permesso di riatterrare ad Addis Abeba”.

L’Agenzia etiope per l’aviazione civile ha aperto un’inchiesta, alla quale parteciperanno anche alcuni membri delle autorità di controllo statunitensi (dal momento che la Boeing è americana). È la seconda volta in pochi mesi che un 737 modello “Max” precipita poco dopo il decollo. Alla fine di ottobre del 2018, infatti, un mezzo della compagnia low cost indonesiana Lion Air si è inabissato nel mare di Java, con 189 persone a bordo. L’analisi delle scatole nere aveva indicato problemi agli indicatori di velocità.

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