L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
Il sindaco ecologista di un comune della Francia, esposto ai cambiamenti climatici, ha presentato un ricorso amministrativo contro “l’inazione” del governo.
“Lo stato non ha fatto abbastanza in materia di lotta ai cambiamenti climatici. E il nostro comune, particolarmente esposto alle conseguenze del fenomeno, ha interesse a far sì che le misure di riduzione dei gas ad effetto serra siano adottate e siano efficaci”. Damien Carême, sindaco ecologista della cittadina di 23mila abitanti della Grande Synthe – situata alla periferia di Dunkerque, in Normandia – ha deciso di depositare un ricorso amministrativo contro il governo della sua nazione, la Francia.
Il procedimento è stato depositato presso il ministro dell’Ecologia François de Rugy, il primo ministro Edouard Philippe e il presidente Emmanuel Macron. A difendere la municipalità transalpina è Corinne Lepage, avvocato esperto di diritto ambientale ed ex ministro.
Climat : lancement d’un recours en justice contre l’Etat pour «inaction» – Libération @CoralieSchaub oublie de Rappeler à l opposé de @franceinfo ,l’action de @DamienCAREME pour #grandesynthe il y a 1 mois @HLAvocats https://t.co/QGTJFtkUtC
— Corinne Lepage (@corinnelepage) 18 dicembre 2018
Come sottolineato dal quotidiano Le Parisien, si tratta della prima volta che un sindaco decide di attaccare lo stato per non aver fatto abbastanza sul clima. In termini tecnici, la procedura prevede che, a partire dal momento della ricezione del ricorso – avvenuta alla fine di novembre – l’esecutivo disponga di due mesi per rispondere: “In caso contrario, si andrà di fronte ad un giudice”, spiega Lepage.
Una scelta inevitabile, secondo il sindaco, dal momento che la cittadina della Grande Synthe “è situata su un territorio soggetto al rischio di inondazioni in caso di crescita del livello del mare. Il governo non sta facendo abbastanza e contribuisce per questo a mettere a rischio il futuro del nostro comune”.
Quatre ONG, dont Oxfam de Cécile Duflot, attaquent ce mardi l’Etat français pour son inaction climatique. Comme Urgenda aux Pays-Bas, le maire de Grande-Synthe, des agriculteurs allemands… Les actions s’enchaînent #Climat #justice https://t.co/DW9BdoNTQd
— Fabrice Pouliquen (@FabPouliquen) 18 dicembre 2018
Ma quella di Damien Carême non è la sola azione giudiziaria lanciata in Francia sul tema della difesa del clima: anche quattro organizzazioni non governative francesi si sono lanciate in una procedura del tutto simile. Oxfam France, Greenpeace Francia, la Fondation pour la nature e l’homme, e l’associazione Notre affaire à tous hanno in questo caso denunciato “l’inerzia l’inerzia dello stato e il non rispetto dei suoi obblighi internazionali, europei e francesi in materia di lotta ai cambiamenti climatici”.
Le emissioni di gas ad effetto serra della Francia, infatti, sono tornate a crescere dal 2016 ad oggi: “Così non rispetteremo gli impegni assunti per il periodo 2015-2018”, spiegano le associazioni. Secondo le stesse proiezioni ufficiali, inoltre, il tetto massimo fissato per le emissioni al 2023 verrà sforato.
Ciò a causa dei ritardi nei lavori di isolamento termico degli edifici e nello sviluppo delle energie rinnovabili, la cui quota è arrivata al 16,3 per cento nel 2017, contro il 19,5 per cento previsto, secondo quanto riferito dal Commissariato generale per lo sviluppo sostenibile. Come se non bastasse, poi, i consumi energetici continuano a salire in alcuni settori, come quello dei trasporti.
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