Il testo approvato prevede che verrà mantenuto il riconoscimento delle nazioni che spariranno per via dell’innalzamento del livello dei mari.
Il sindaco ecologista di un comune della Francia, esposto ai cambiamenti climatici, ha presentato un ricorso amministrativo contro “l’inazione” del governo.
“Lo stato non ha fatto abbastanza in materia di lotta ai cambiamenti climatici. E il nostro comune, particolarmente esposto alle conseguenze del fenomeno, ha interesse a far sì che le misure di riduzione dei gas ad effetto serra siano adottate e siano efficaci”. Damien Carême, sindaco ecologista della cittadina di 23mila abitanti della Grande Synthe – situata alla periferia di Dunkerque, in Normandia – ha deciso di depositare un ricorso amministrativo contro il governo della sua nazione, la Francia.
Il procedimento è stato depositato presso il ministro dell’Ecologia François de Rugy, il primo ministro Edouard Philippe e il presidente Emmanuel Macron. A difendere la municipalità transalpina è Corinne Lepage, avvocato esperto di diritto ambientale ed ex ministro.
Climat : lancement d’un recours en justice contre l’Etat pour «inaction» – Libération @CoralieSchaub oublie de Rappeler à l opposé de @franceinfo ,l’action de @DamienCAREME pour #grandesynthe il y a 1 mois @HLAvocats https://t.co/QGTJFtkUtC
— Corinne Lepage (@corinnelepage) 18 dicembre 2018
Come sottolineato dal quotidiano Le Parisien, si tratta della prima volta che un sindaco decide di attaccare lo stato per non aver fatto abbastanza sul clima. In termini tecnici, la procedura prevede che, a partire dal momento della ricezione del ricorso – avvenuta alla fine di novembre – l’esecutivo disponga di due mesi per rispondere: “In caso contrario, si andrà di fronte ad un giudice”, spiega Lepage.
Una scelta inevitabile, secondo il sindaco, dal momento che la cittadina della Grande Synthe “è situata su un territorio soggetto al rischio di inondazioni in caso di crescita del livello del mare. Il governo non sta facendo abbastanza e contribuisce per questo a mettere a rischio il futuro del nostro comune”.
Quatre ONG, dont Oxfam de Cécile Duflot, attaquent ce mardi l’Etat français pour son inaction climatique. Comme Urgenda aux Pays-Bas, le maire de Grande-Synthe, des agriculteurs allemands… Les actions s’enchaînent #Climat #justice https://t.co/DW9BdoNTQd
— Fabrice Pouliquen (@FabPouliquen) 18 dicembre 2018
Ma quella di Damien Carême non è la sola azione giudiziaria lanciata in Francia sul tema della difesa del clima: anche quattro organizzazioni non governative francesi si sono lanciate in una procedura del tutto simile. Oxfam France, Greenpeace Francia, la Fondation pour la nature e l’homme, e l’associazione Notre affaire à tous hanno in questo caso denunciato “l’inerzia l’inerzia dello stato e il non rispetto dei suoi obblighi internazionali, europei e francesi in materia di lotta ai cambiamenti climatici”.
Le emissioni di gas ad effetto serra della Francia, infatti, sono tornate a crescere dal 2016 ad oggi: “Così non rispetteremo gli impegni assunti per il periodo 2015-2018”, spiegano le associazioni. Secondo le stesse proiezioni ufficiali, inoltre, il tetto massimo fissato per le emissioni al 2023 verrà sforato.
Ciò a causa dei ritardi nei lavori di isolamento termico degli edifici e nello sviluppo delle energie rinnovabili, la cui quota è arrivata al 16,3 per cento nel 2017, contro il 19,5 per cento previsto, secondo quanto riferito dal Commissariato generale per lo sviluppo sostenibile. Come se non bastasse, poi, i consumi energetici continuano a salire in alcuni settori, come quello dei trasporti.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il testo approvato prevede che verrà mantenuto il riconoscimento delle nazioni che spariranno per via dell’innalzamento del livello dei mari.
Un rapporto della rete di Ong Climate action network propone alcuni cambiamenti concreti per rilanciare le Conferenze mondiali sul clima.
Alcune nazioni già vivono gli impatti di El Niño, altre si stanno attrezzando in attesa che arrivino. E in Europa le previsioni restano molto incerte.
Il servizio Copernicus ha rivelato di dati relativi allo scorso mese di agosto: raggiunto il record assoluto di caldo a livello mondiale.
Uno studio dell’Organizzazione meteorologica mondiale ha valutato l’impatto sanitario dei fumi dei mega-incendi, alimentati dalla crisi climatica.
Un nuovo rapporto dell’Unep ammette che l’obiettivo degli 1,5 gradi sul clima è fuori portata, ma indica un percorso per limitare i danni.
Dopo l’estate torrida c’è da aspettarsi temperature alte anche fino a novembre. E il calore del Mediterraneo potrebbe incidere sugli eventi estremi.
I negoziati sulla desertificazione alla Cop17 sono stati particolarmente difficili, con gli Stati Uniti che hanno bloccato numerose decisioni.
Nuovo record di temperatura negli oceani di tutto il mondo: un gruppo di governi chiede una tabella di marcia, in vista della Cop31.
